7 novembre 2025 – L’attacco recato alla petroliera Hellas Aphrodite, nave di proprietà della società armatrice Latsco Marine Management, condotto da uomini armati giovedì scorso al largo delle coste della Somalia, ha riacceso le preoccupazioni relative a una recrudescenza della pirateria navale nella regione del Corno d’Africa e del Mar Rosso. L’episodio, infatti, si è verificato a seguito di diversi incidenti simili registrati negli ultimi mesi. La petroliera, in rotta da Sikka (India) a Durban (Sudafrica), è stata attaccata a un migliaio di chilometri dalla costa somala da criminali che da bordo di una piccola imbarcazione hanno aperto il fuoco con armi leggere e lanciarazzi prima di salire a bordo della nave.
ATTACCO ALLA HELLAS APHRODITE
La società armatrice della Hellas Aphrodite ha successivamente reso noto che i ventiquattro membri dell’equipaggio non hanno riportato conseguenze dall’aggressione, tuttavia, pur confermando di avere mantenuto il contatto con la petroliera, non ha rilasciato ulteriori informazioni sulla vicenda per motivi di sicurezza. La forza navale dell’Unione europea che incrocia in quelle acque ha confermato l’attacco dei pirati e si è detta pronta a intervenire in caso di emergenza. L’azione criminale ai danni della Hellas Aphrodite segue una serie di episodi preoccupanti, tra i quali figura il tentativo di abbordaggio della MV Stolt Sagaland, verificatosi tre giorni prima e sventato dall’intervento di un team di contractors della sicurezza privata.
EPISODI ALLARMANTI AL LARGO DELLA SOMALIA
Una escalation che alimenta i timori che al largo delle coste della Somalia la pirateria navale possa ritornare ad assumere le dimensioni del critico periodo intercorso tra il 2005 e il 2012. In seguito, seppure attenuatosi, il fenomeno non si era del tutto arrestato, infatti, nel 2014 i pirati avevano dirottato la nave portarinfuse MV Ruen e nel 2017 sequestrato la petroliera Aris 13. Attualmente il livello di allerta permane critico e le forze navali schierate nella regione (non soltanto quelle delle task force multinazionali) operano in un ambiente il cui livello di rischio d’attacco viene indicato a oltre il 95%, in particolare a ridosso della orientale somala.
PIRATI NEL CORNO D’AFRICA
I pirati risultano essere meglio equipaggiati rispetto al passato, essi ricorrono all’utilizzo di pescherecci quali navi madre, battelli che gli consentono di sferrare attacchi anche in alto mare. Alla fine dello scorso mese, allo scopo di potenziare le proprie capacità, un gruppo di pirati, ritenuto con ogni probabilità quello responsabile dei recenti attacchi, avrebbe anche dirottato un dhow (o dau) somalo. Si tratta di una tradizionale barca a vela araba dotata di una o più vele latine, essa è tipica delle coste della Penisola arabica e dell’India, ma il suo impiego è frequente anche tra i popoli swahili dell’Africa orientale. Un grosso dau è in grado di imbarcare anche trenta persone, dunque la consistenza di un formidabile nucleo d’attacco per la pirateria.
A084 – PIRATERIA MARITTIMA, ECOMAFIE E TERRORISMO: il problema e le possibili soluzioni; intervista con il generale FABIO MINI, esperto di strategia, ORA ZERO, trasmissione del 30 aprile 2009, a cura di Gianluca Scagnetti. Due grandi poli di concentrazione della pirateria navale: Corno d’Africa e coste di Malesia e Indonesia (non casualmente i due punti di massima estensione dello tsunami, che ha distrutto le microeconomie locali);
Il fenomeno della pirateria navale e le regioni da esso interessato; come agiscono le organizzazioni criminali, gli attacchi «veri» e quelli «civetta»: le “mediazioni” tra società armatrici e organizzazioni criminali dedite alle pirateria marittima e i casi di pirateria non denunciati, col pagamento di un riscatto “preventivo” la pirateria si trasforma in racket; il 70% delle azioni avvengono all’interno dei porti; le armi a disposizione dei criminali e la loro sempre maggiore potenze di fuoco; i collegamenti col terrorismo; le contromisure assunte dagli armatori e il ricorso a forze di sicurezza private (contractors); accordi tra ecomafie e warlord somali: i rifiuti tossici sotterrati in Somalia al costo di 30 dollari alla tonnellata; lo strategico Stretto di Malacca e gli altri fondamentali “colli di bottiglia”; i vari livelli di affidabilità delle diverse compagnie di contractors; spostamento del baricentro delle attività jihadiste nell’Estremo Oriente e le forme di terrorismo strettamente connesse al fenomeno della pirateria marittima; la “flotta fantasma” di al-Qaeda segnalata nel Mar Mediterraneo; Mumbay e Lahore, l’azione delle Small Unit Precision Attack (piccole squadre per l’attacco terroristico di precisione).
A275 – SICUREZZA, PIRATERIA MARITTIMA: CONTRASTO DEL FENOMENO, QUEGLI INDEFINITI «CONTRACTORS» ITALIANI. Le guardie particolari giurate prestano servizio armato a bordo della navi battenti bandiera italiana, le loro funzioni sono quelle di anti-pirateria navale, tuttavia, il quadro legislativo che norma questa particolare attività limiterebbe il loro impiego, riducendo al contempo il fatturato delle imprese nazionali del settore a tutto vantaggio di quelle estere; insidertrend.it ha approfondito questo argomento con SIMONLUCA CARDINALE, manager della Septu Group.
La pirateria marittima è un problema particolarmente sentito nelle acque dell’Estremo Oriente, dell’Asia sudorientale e dell’Africa occidentale, in particolare lungo le coste della Nigeria, oggi meno nel Golfo di Aden e in Somalia. Se, rispetto al recente passato, il meccanismo di funzionamento è rimasto grossomodo il medesimo – attacchi alle navi in transito od ormeggiate e, in alcuni casi, minacce preventive agli armatori risolte attraverso l’interposizione di compiacenti broker che a Londra trovano un accordo con gli assicuratori, evitando così grane a tutti – a essere mutate sono le aree di azione dei pirati, poiché alcuni luoghi fino a qualche anno fa infestati di criminali, oggi non lo sono più. Il recente blocco delle attività imposto in conseguenza del diffondersi sul territorio nazionale dell’epidemia di Covid-19 ha però, di fatto, sospeso anche questi corsi di abilitazione. Da qui l’interrogazione parlamentare presentata alla Camera dei Deputati avente a oggetto la richiesta al Governo di un intervento nelle more di questo periodo di blocco.