ENERGIA, guerra nel Golfo e rotte dell’Oil&Gas. I sauditi dirottano i flussi a Yanbu, sul Mar Rosso

Il maggiore esportatore mondiale di petrolio cerca di mantenere costanti le proprie forniture sui mercati a fronte del riempimento dei serbatoi di stoccaggio nella regione e del blocco degli Stretti di Hormuz, resi impraticabili alla navigazione mercantile dal conflitto in corso con l'Iran. Dall’inizio del mese di marzo già cinque superpetroliere hanno caricato petrolio nel porto situato sulla costa occidentale della Penisola arabica

Riyadh, 6 marzo 2026 – L’Arabia Saudita sta dirottando i propri flussi petroliferi (milioni di barili di greggio) al porto di Yanbu, sulla costa occidentale della Penisola arabica sul Mar Rosso. Si tratta di un tentativo esperito dal maggiore esportatore mondiale di petrolio di mantenere costanti le proprie forniture al mercato globale a fronte del riempimento dei serbatoi di stoccaggio nella regione e del blocco dello Stretto di Hormuz, reso impraticabile alla navigazione mercantile dal conflitto in corso con l’Iran. Dall’inizio del mese di marzo già cinque superpetroliere hanno caricato petrolio a Yanbu, con il volume delle esportazioni che ha registrato una triplicazione rispetto alla media rilevata in febbraio (due milioni e mezzo di barili al giorno a fronte dei 786.000 del mese scorso). Solitamente, per la maggior parte del greggio da loro estratto, i sauditi ricorrono ai terminali del gigantesco complesso di Ras Tanura, nel Golfo Persico, recentemente oggetto degli attacchi iraniani.

EFFETTI DEL BLOCCO IRANIANO DEGLI STRETTI DI HORMUZ

L’ampia capacità di stoccaggio espressa dai sauditi consente loro di resistere a un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, in ogni caso, la possibilità di utilizzare alternativamente il porto di Yanbu per le spedizioni dei carichi di materie prime energetiche e prodotti raffinati offre a Riyadh un ulteriore margine di sicurezza, incrementando le sue capacità di resistenza a uno shock del settore energetico. E infatti, Saudi Aramco, compagnia energetica del Regno degli al-Saud, ha reso recentemente noto che trasferirà ingenti volumi delle proprie esportazioni dalle sue principali aree di produzione orientali ai porti del Mar Rosso attraverso gli  oleodotti, condotte che si ritiene siano in grado di fare fluire buona parte della produzione quotidiana di greggio saudita, stimata in sette milioni di barili. Le quotazioni dei future sul Brent sono aumentati del 15% dalla chiusura di venerdì, con i prezzi che hanno superato gli ottanta dollari al barile per la prima volta in più di un anno.

MERCATI, PREZZI E SATURAZIONE DEGLI STOCCAGGI DI MPE

Questa settimana in Europa sono aumentati ulteriormente anche i prezzi del gas naturale, a seguito della decisione assunta dal Qatar (importante esportatore di GNL), di ridurre temporaneamente la propria produzione. Produzione che è stata interrotta in parte anche dall’Iraq, a causa della saturazione della proprie capacità di stoccaggio. Ma entro un paio di settimane anche altri produttori, tra i quali il Kuwait, potrebbero trovarsi ad affrontare una situazione simile. Con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso, i serbatoi delle raffinerie e dei giacimenti petroliferi del Golfo Persico stanno raggiungendo la saturazione, tuttavia il numero di navi petroliere e gasiere al momento disponibili a caricare i prodotti dell’estrazione stanno rapidamente diminuendo.

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