DIFESA, strategie NATO. Dopo Ankara le nuove responsabilità per l’Italia e gli europei

Per “Avanti! online” Roberto Pagano ha intervistato Alessandro Politi, direttore della NATO Defense College Foundation, che si è espresso riguardo al recente vertice che ha avuto luogo in Turchia. Semantica e guerra del caso ucraino

Roma, 20 luglio 2026; a cura di Roberto Pagano, pubblicato su “Avanti! – quotidiano socialista online”, https://avantionline.it/politi-ndcf-dopo-ankara-nuove-responsabilita-per-roma-e-alleati-nato-europei/ – Direttore Politi, il recentissimo vertice della NATO di Ankara era iniziato non sotto i migliori auspici, con i ripetuti attacchi del presidente Donald Trump agli alleati europei e, invece, concluso con sue dichiarazioni affettuose. Ma quel che ci interessa, è la sostanza, il comunicato finale dell’Alleanza Atlantica. Quindi quali i risultati?

Alessandro Politi

 

 

Direi che bisogna distinguere tra due livelli. Il livello pubblico, dove credo che ormai i dirigenti politici europei e del Canada sappiano bene quel che accade. E poi il livello degli appuntamenti di lavoro, quelli a porte chiuse. Qui, in genere, vi è molta meno conflittualità perché non c’è un palcoscenico per i media e le opinioni pubbliche e dove fare dichiarazioni spettacolari. Se guardiamo il comunicato, di sei paragrafi e di cui l’ultimo è di ringraziamento alla Turchia, i primi tre paragrafi sono assolutamente ortodossi. Innanzitutto, una riconferma dell’articolo 5 del legame transatlantico e con tutti gli elementi politici molto corretti. Poi ci sono degli aspetti che attirano l’attenzione.

Quali i più rilevanti?

Sono sostanzialmente tre. La prima cosa rilevante è affermare che l’Ucraina contribuisca alla sicurezza euroatlantica. È interessante che venga scritto «euroatlantica» e non «atlantica», perché Kiev non è un alleato ma un partner ed è altrettanto interessante che si dica che l’Ucraina «contribuisca». Questa è una affermazione politica, dove però bisogna tener presente che, per ora, sono gli alleati atlantici nell’insieme che contribuiscono, chi più chi meno, alla difesa ucraina con armi, munizioni e denaro. Poi, gli ucraini possono offrire la loro expertise in materia di droni, ma senza questo aiuto (da quattro anni a questa parte) del Gruppo di Ramstein e degli europei, per quel paese la sua difesa, per quanto valorosa, eroica ed anche inventiva, sarebbe stata molto più difficile.

Il secondo aspetto?

La seconda cosa è che si dice che l’Europa continuerà a contribuire all’Ucraina anche nel 2027. Ciò sorprende alquanto, poiché questa è una dichiarazione finale non dell’Unione europea, ma della NATO.

Il terzo punto significativo, invece, è sull’Iran?

Il terzo punto è dove si dice che l’Iran non dovrà mai avere la bomba atomica. Sappiamo tutti che è una questione molto cara agli americani e che lo hanno voluto nella dichiarazione. Ma, in realtà, il Trattato del Nord Atlantico non contempla assolutamente quell’area. L’unica volta che si è parlato di Iran, ma non in una dichiarazione finale della NATO, è stato quando il presidente Barack Obama, schierando dei sistemi antimissile in Polonia e in Romania, ha detto che questi sistemi servivano per difendere l’Europa dai missili a raggio intermedio di Teheran. Qualcosa a cui sicuramente i russi non hanno creduto. E ancora oggi, nonostante ci siano cartine di missili iraniani che potrebbero colpire una parte dell’Europa, ciò non è assolutamente comprovato, perché sono dei missili che ancora non sono stati sviluppati a fondo e sperimentati per la loro effettiva gittata.

leggi l’intera intervista su “Avanti! on line” al seguente link: https://avantionline.it/politi-ndcf-dopo-ankara-nuove-responsabilita-per-roma-e-alleati-nato-europei/

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