Cernobbio (CO), 4 settembre 2026 – Ad avviso di Gian Maria Gros-Pietro, intervenuto oggi a margine del Forum Teha di Cernobbio, «la rivoluzione tecnologica impone aggregazioni, perché solo i grandi reggeranno la sfida». Egli, illustrando lo scenario strategico all’interno del quale si muovono attualmente gli istituti di credito, ha quindi al riguardo argomentato: «Noi stiamo vivendo una nuova rivoluzione tecnologica, che è quella digitale, nella sua accezione più avanzata che è l’intelligenza artificiale e gli investimenti richiesti da questa transizione sono enormi, specialmente sul fronte del personale, area in cui il gruppo ha assunto più di cinquemila giovani negli ultimi anni. Le economie di scala sono enormi e, se tu sei grande puoi fare l’investimento, ma se non sei grande, se non hai abbastanza clienti, non lo puoi sostenere. Questo elemento dimensionale costituisce la vera radice del movimento che sta avvenendo in tutta l’industria finanziaria mondiale.
Gian Maria Gros-Pietro
RIFLESSI POSITIVI DELLE AGGREGAZIONI
«La nostra iniziativa – ha proseguito Gros-Pietro facendo riferimento all’offerta del primo gruppo bancario italiano, da lui presieduto, su Mps – ha il significato di mettere a disposizione di nuova attività bancaria, già esistente, ma che verrebbe a far parte del nostro gruppo, con tutti i riflessi positivi che abbiamo visto nelle precedenti aggregazioni. L’ultima, Ubi: gli azionisti di Ubi sono contentissimi di essere entrati nel nostro gruppo, ma lo sono anche i dipendenti dell’istituto e i loro più alti dirigenti, che hanno trovato posti nella nuova struttura». Egli ha quindi inteso rassicura riguardo ai timori nutriti dagli Enti locali toscani, che ritengono che con l’opas di Ca’ de Sass, Mps possa perdere margini di autonomia, oltre al marchio e alla sede. «Questo non succederà – ha dichiarato Gros-Pietro -, se guardiamo alla nostra storia recente e andiamo a vedere l’atteggiamento degli azionisti che erano soci di banche esterne al gruppo, adesso sono tutti contentissimi di far parte di Intesa Sanpaolo: i soci entrati in questi anni nel capitale di Intesa Sanpaolo, percepiscono dividendi migliori e, soprattutto, hanno una visione molto più positiva del loro futuro».

LA POLITICA E GLI EXTRAPROFITTI: «OCCORRE EQUILIBRIO, NON BANCHE DEBOLI»
Affrontando poi il tema relativo alla eventuale tassazione degli extraprofitti bancari, Gros-Pietro ha inteso sottolineare come si parli «sia di tassazione sia di accordi», aggiungendo che «Intesa Sanpaolo ne ha già fatti più di uno in questa direzione. Un grande operatore finanziario deve mostrarsi sensibile ai bisogni esterni, richiamando tuttavia la necessaria reciprocità tra sistema creditizio e tessuto economico nazionale, poiché se il Paese non va bene non andranno bene neanche le banche, tuttavia vale anche il contrario». Un’ammonizione che ha preluso alla logica conclusione: «Se le banche si indeboliscono troppo al Paese poi viene a mancare un sostegno propulsivo importante».



