Magdeburgo, 7 settembre 2026 – Grande festa nel Sachsen-Anhalt, dove sventolano le bandiere azzurre (il colore di AfD) e i tricolori nazionali tedeschi, questo mentre a poco più di centocinquanta chilometri di distanza, nella capitale Berlino si consuma un ulteriore atto del dramma che vede protagonista la CDU, i cristiano democratici che furono di Helmut Kohl e della pupilla di quest’ultimo, Angela Merkel, anziana ex leader del partito che ancora ne controlla i gangli vitali, incluse le sue appendici finanziarie e propagandistiche. Un partito dilaniato da una lotta intestina, con una fazione pronta a scaricare l’attuale ex manager del fondo BlackRock divenuto cancelliere, per allearsi con l’AfD. Il lancio di agenzia è di poco fa: Sven Schulze, candidato di punta della CDU ha pubblicamente annunciato «le conseguenze» di questo cataclisma politico, ammonendo (e qui risiedono i timori di una ulteriore stretta liberticida in Germania) che questa sera presenterà al comitato esecutivo nazionale della CDU una proposta sui prossimi passi da intraprendere, poiché, come per altro afferma lo stesso cancelliere Friedrich Merz, «il Paese ha bisogno di riforme fondamentali».
ACHTUNG: BANDITI!
Perché inquietanti? È presto detto. Alla luce di un’apparente normalità, in un paese dove, per esempio, criminalità e atti di violenza estrema vengono flemmatizzati da buona parte della stampa per evitare di ingenerare eccessivo allarme sociale (tradotto in termini politici: ulteriori consensi all’AfD), certe pratiche amministrative e poliziesche assumono contorni tutt’altro che democratici, funzionali all’ostracismo di uno scomodo partito di opposizione (sia pure discutibile quanto si vuole dal punto di vista dei programmi e della demagogia), che però pone in discussione i vertici del potere sia tedesco che europeo e le scelte assunte da questi ultimi, dunque di quell’establishment supportato da buona parte del sistema mediatico mainstream che del politicamente corretto ha fatto il suo principio informatore. Ora, con sempre meno argomenti a disposizione e, spesso in contraddizione con sé stesso, questo establishment si vede costretto a giocarsi le residuali quanto improponibili carte, ricorrendo alla negazione degli avversari che vengono etichettati nella migliore delle ipotesi come «rosso bruni».
DEMONIZZAZIONE E OSTRACISMO NON HANNO DATO FRUTTI
Temendone la concorrenza politica, a scioglierla ci aveva provato con le sue sconvenienti esternazioni addirittura il Presidente della Repubblica Federale Tedesca Frank-Walter Steinmeier (socialdemocratico), azzardando l’incostituzionalità di AfD in quanto a suo avviso «filo-nazista». In questi ultimi anni in Germania allo scopo di ostracizzare l’AfD attraverso la restrizione dei suoi spazi di libertà (quelli sì garantiti dalla Grundgesetz) sono state violate norme di legge, regolamenti parlamantari e amministrativi. All’AfD, ad esempio, a differenza di tutti gli altri partiti politici tedeschi non sono stati erogati i finanziamenti pubblici che gli sarebbero dovuti spettare, questo perché a ogni inizio legislatura veniva varata con l’accordo di tutte le forze politiche cosiddette «costituzionali» una legge sul finanziamento delle fondazioni che sostengono i partiti – la Fondazione Konrad Adenauer (KAS) per la CDU, la Fondazione Friedrich Ebert (FES) per il SPD, la Fondazione Heinrich Böll (HBS) per i Verdi, la Fondazione Friedrich Naumann per la Libertà (FNF) per i Liberali (FDP), la Fondazione Hanns Seidel (HSS) per i Cristiano Sociali bavaresi (CSU) e la Fondazione Rosa Luxemburg (RLS) Die Linke –, una legge fatta su misura allo scopo di escludere la Fondazione Desiderius Erasmus (DES), riferimento dell’AfD, basata sul continuo cambiamento dei requisiti previsti.
COMPRESSIONI DELLE LIBERTÀ DEMOCRATICHE
Ma non basta: non è stato votato, come invece prevedrebbe il Regolamento del Bundestag, il rappresentante di AfD presso l’Ufficio di Presidenza del Parlamento federale, inoltre sono stati violati i regolamenti amministrativi riducendo gli spazi fisici degli uffici del gruppo parlamentare di AfD in termini di superficie e cubature corrispondenti alla consistenza numerica dei parlamentari eletti. Finora nessun tribunale della repubblica federale tedesca ha sentenziato che l’AfD sia un partito neonazista (una sola sentenza, in verità affatto debole nella sostanza, ha accostato uno dei suoi esponenti della Turingia al nazismo, ma in via del tutto personale), lo sostengono esclusivamente gli avversari di quel partito politico e le strutture amministrative della sicurezza dipendenti dal Ministero Federale dell’Interno a Berlino, quindi dalla maggioranza politica al governo del Paese (a quel tempo alla guida del dicastero era la socialdemocratica Nancy Faeser, attualmente vi è il cristiano-sociale Alexander Dobrindt). Si tratta di una demonizzazione e di un ostracismo, viatico di una possibile deriva autoritaria e liberticida in quanto espressione di una compressione delle libertà, che tuttavia alla prova dei fatti si è rivelata oltremodo controproducente. Contro l’establishment sconfitto nelle urne nel Sachsen-Anhalt depongono a sfavore le condizioni del Paese (tutto) e, nel caso di specie, quelle dell’Est, che a oltre trent’anni dalla dissoluzione della DDR, malgrado i film allegorici che hanno salutato definitivamente Lenin con finali speranzosi da commedia americana, la situazione economica permane strutturalmente peggiore rispetto a quella dell’Occidente.
GERMANIA PALLIDA MADRE: I DANNEGGIATI DALLA GLOBALIZZAZIONE
Nessuna delle più grandi aziende tedesche quotate nel Dax (principale indice azionario della Borsa di Francoforte e include i quaranta titoli a maggiore capitalizzazione e liquidità quotati nel segmento Prime Standard del mercato tedesco) ha la propria sede in quello che in precedenza era il territorio della Repubblica Democratica Tedesca. I salari dei lavoratori dell’Est sono mediamente più bassi di quelli dell’Ovest, lo spopolamento e la fuga di cervelli verso l’Occidente hanno ridotto la popolazione delle province rurali, mentre molti tedeschi dei Länder orientali si sentono ancora «tedeschi di serie B», in quanto colonizzati economicamente e culturalmente dalle élite occidentali. In questo clima di risentimento e profonda crisi industriale e occupazionale il messaggio dell’AfD risuona dunque potente, non soltanto contro l’immigrazione di massa e islamica e le politiche ecologiste imposte da un’élite scollegata dalla realtà, ma come autentico baluardo difensivo degli interessi dell’Est. L’AfD è stata in grado di rendere queste frustrazioni in una risorsa politica ed elettorale, sintetizzandole in un nazionalismo identitario libero dai tabù storici propri dell’Occidente.
GERMANIA ANNO ZERO: AfD al 44%
L’AfD ha vinto le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt con il 43,8%, si tratta del migliore risultato finora conseguito da questo partito in un’elezione svoltasi in un Land. Non ha raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi, tuttavia, potrebbe ottenere questo risultato grazie all’eventuale sostegno esterno del Bündnis Sahra Wagenknecht, oppure, chissà, dagli effetti centrifughi della guerra intestina in atto nella CDU (del presidente uscente del Land, Sven Schulze), che in queste elezioni regionali ha visto dimezzati i propri consensi nelle urne rispetto a cinque anni fa, attestandosi al 17,2 per cento. Per il blocco avversario dell’AfD diviene tutto più difficile, poiché se optasse per una nuova chiamata alle urne dei cittadini in Sassonia-Anhalt dovrebbe prima sciogliere il parlamento locale, ma pre farlo avrebbe bisogno di una maggioranza qualificata che non ha, pari ai due terzi degli attuali eletti, con il rischio, però, di ingenerare un moto di rifiuto nell’opinione pubblica sia locale che nazionale, aspetto che con ogni probabilità premierebbe l’AfD in termini politici, incrementandone i consensi, questo con un occhio alle prossime consultazioni elettorali, tra le quali quelle nella capitale Berlino. Ipotesi residuale quanto impraticabile sarebbe poi quella relativa a una coalizione di tutti gli altri cinque partiti, assai problematica in termini di indirizzo politico e che verrebbe costituita soltanto per escludere l’AfD. Una strategia scarsamente funzionale, anche alla luce della debolezza di un Governo centrale tenuto in vita da azzardati patteggiamenti, scambi e collocazioni in posti chiave quali la Corte costituzione, una tartassata e vacillante aggregazione di interessi contrapposti.



