LIBIA, tensioni e idrocarburi. Dopo gli attacchi con i droni il settore energetico è in allarme

Domenica scorsa le autorità di Tripoli avevano annunciato l'arresto di cinque persone tra (cittadini libici e stranieri) di cui si sospetta il coinvolgimento in diversi attacchi contro installazioni strategiche effettuati con velivoli a pilotaggio remoto nella Libia occidentale. Sulla vicenda è intervenuto, tra gli altri, il presidente di Federpetroli Italia, Michele Marsiglia, che ha confermato lo stato di apprensione per la situazione: «dal Paese nordafricano derivano molte opportunità, tuttavia attualmente è instabile a cuasa delle azioni del generale Omar Mraj»

Milano, 8 settembre 2026 – «Conosco la Libia e le grandi potenzialità per quanto concernono petrolio e gas, ancora inesplorate ma certe. Per noi rappresenta una salvezza in questa delicata situazione energetica, poiché possiamo avere grandi quantità di gas e petrolio che arriverebbero in Sicilia attraverso il gasdotto e via nave». Così esordisce Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, intervenuto a seguito della diffusione della notizia che nel Paese nordafricano i ribelli iniziano a prendere di mira le raffinerie.

ATTACCHI ALLE RAFFINERIE

«Attendiamo un supporto istituzionale italiano che ci accompagni nella partecipazione alle gare nell’Oïl & Gas e negli investimenti – ha quindi egli aggiunto -, ma purtroppo la situazione è delicata. Abbiamo appreso che i membri della cellula arrestata per gli attacchi ai siti petroliferi sarebbe legata al generale Omar Mraj, comandante della Brigata Tariq Bin Ziyad, e sarebbero stati computi allo scopo di destabilizzare l’opinione pubblica libica interrompendo le forniture di benzina ed elettricità. Attualmente, le forze dell’Est del Paese si sono spostate verso Sirte sotto la guida di Saddam Haftar. Le elezioni sono vicine e, al pari di quanto si verificò nel caso del giovane Saif Gheddafi, la Libia in queste situazioni diviene un luogo ancora più pericoloso».

ALLA LUCE UNA «VASTA COSPIRAZIONE»

Domenica scorsa le autorità di Tripoli (Governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e presieduto da Abdelhamid Dbeibah) avevano annunciato l’arresto di cinque persone tra cittadini libici e stranieri, delle quali si sospetta il coinvolgimento in diversi attacchi effettuati con droni contro installazioni strategiche nella parte occidentale del Paese nordafricano, in particolare a danno dei depositi di petrolio a Tripoli e Zawiya della centrale elettrica di quest’ultima città. L’operazione è stata condotta dai servizi di sicurezza e di intelligence del Ministero della Difesa, dicastero che successivamente reso nota la scoperta di una «vasta cospirazione» preordinata al fine di colpire le risorse nazionali e sabotare le infrastrutture sensibili. Nei piani anche attentati a funzionari politici, della sicurezza e a militari. Il giorno 11 agosto la raffineria di Zawiya, secondo impianto del genere per dimensioni in Libia, era stata attaccata con dei droni che avevano provocato diversi incendi nel sito, poi, nei giorni seguenti venivano registrati altri attacchi.

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