Padova, 2 ottobre 2026 – Attenzionato dunque il price cap applicato dall’Eni e dalle altre compagnie petrolifere: i militari della Guardia di Finanza di concerto con l’Antitrust stanno verificando in maniera capillare la corretta pubblicazione dei prezzi esposti, la comunicazione giornaliera al Ministero dell’Industria e del Made in Italy Mimit del prezzo applicato e la tolleranza di erogazione sugli erogatori delle pompe di benzina di rete ordinaria e autostradale.
Michele Marsiglia
LA SEGNALAZIONE DI FEDERPETROLI ITALIA
«Sono giunte diverse segnalazioni di non correte procedure e verifica del prodotto al fine di alcune rilevazioni di prodotto adulterato e non conforma alla vendita – ha polemizzato Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa AdnKronos -, il price cap con gli extraprofitti non c’entra niente, è solo cattiva informazione di chi è contro l’energia nazionale. È un peccato che il price cap, o meglio, lo sconto su diesel e benzina lanciato da Eni e da altre compagnie petrolifere nazionali ed estere, stia diventando solo motivo di polemica da parte di tanti. Questo “sconto” è una manovra di solidarietà, tutti siamo consumatori ed utilizzatori di carburante. Solo cattiva informazione da chi è contro l’Energia nazionale e preferisce un’Italia sempre più in ginocchio. Non è questo il momento di polemizzare contro le fonti fossili, questo è interesse nazionale, dunque non ha colore politico».

ORGANIZZAZIONE OCCULTA ATTIVA NEL SETTORE DEGLI IDROCARBURI
Intanto a Venezia le Fiamme gialle hanno scoperto un’organizzazione occulta messa in piedi da una società estera attiva nel settore degli idrocarburi, il cui amministratore (perssona AIRE risultata residente negli Emirati Arabi Uniti) è stato ritenuto responsabile (al momento, ovviamente, si tratta esclusivamente di una ipotesi di reato) di omessa presentazione delle prescritte dichiarazioni fiscali. I militari, su disposizione del Giudice per le indagini preliminari e dietro richiesta della locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di 4,7 milioni di euro nei confronti della citata società e del suo rappresentante legale. Nell’ambito di una verifica fiscale nei confronti di una società con sede legale all’estero è infatti emersa l’esistenza di una stabile organizzazione occulta sul territorio nazionale. Inizialmente, la società si era formalmente accreditata presso il fisco italiano in virtù della nomina di un rappresentante fiscale, figura idonea esclusivamente all’adempimento degli obblighi dell’Imposta sul valore aggiunto (Iva), poiché, di norma, l’azienda in Italia avrebbe dovuto esclusivamente stoccare il prodotto per poi trasferirlo e rivenderlo all’estero in ambito europeo, quindi in sospensione d’imposta.
INTEGRATI GLI ESTREMI CHE CONFIGURANO IL REATO
Ma, a seguito di approfondimenti, è stato invece rilevato come in realtà l’azienda, di fatto, operasse stabilmente in Italia, commercializzando direttamente carburanti e prodotti petroliferi nei confronti di primari clienti italiani, utilizzando impropriamente la partita Iva estera, originariamente destinata solo a operazioni non imponibili in sospensione d’accisa, e utilizzando locali aziendali in comodato d’uso gratuito, ove operava personale dipendente e commerciale stabilmente impiegato per la gestione di contratti, ordini e pratiche logistiche. L’operatività in Italia era inoltre supportata dall’esistenza di un conto corrente bancario utilizzato in via esclusiva per incassare i corrispettivi delle vendite effettuate nei confronti della clientela italiana. La presenza di questa struttura operativa occulta configura, ai sensi della normativa nazionale e convenzionale internazionale, una vera e propria stabile organizzazione i cui redditi, derivanti dalle vendite di idrocarburi sul territorio italiano, completamente sottratti al fisco con il pretesto della transnazionalità, avfrebbero dovuto essere tassati in questo paese.



