INFRASTRUTTURE, sistema portuale e imprese. A Roma l’assemblea pubblica di Uniport 2026

Ad avviso del presidente Pasquale Legora De Feo «i fini della competitività occorrono più infrastrutture, semplificazione e certezza delle regole». Egli ha rivolto un invito al Governo: «La resilienza dei traffici va trasformata in crescita. Occorrono tempi certi per infrastrutture e dragaggi, integrazione tra porti e ferrovia, maggiore coinvolgimento delle imprese nelle decisioni e una revisione dell’ETS»

Roma, 6 ottobre 2026 – «Il sistema portuale italiano sta dimostrando ancora una volta resilienza, tuttavia, per trasformare questa capacità di tenuta in crescita stabile e competitività abbiamo bisogno di una governance che abbia al centro una solida struttura del Ministero di settore ed un efficace coordinamento con tutte le altre Amministrazioni nazionali coinvolte, sia nella fase di gestione delle attività amministrative, che in quelle dei controlli; una governance che coinvolga le rappresentanze economiche, terminalisti e armatori in primis, riconoscendogli un ruolo non più soltanto propositivo, ma partecipativo».

 PRESENTE E FUTURO DEL SISTEMA PORTUALE ITALIANO

È questo il messaggio lanciato dal presidente di Uniport, Pasquale Legora De Feo, svolgendo la sua relazione che ha aperto stamani nella Capitale l’assemblea pubblica dell’Unione nazionale imprese portuali, evento che ha visto riuniti, al cospetto delle imprese rappresentate e degli stakeholder del settore, i rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Istituzioni e del mondo associativo e imprenditoriale, che si sono confrontati sul futuro della portualità italiana partendo dalla discussione sulla riforma della governance, sulle infrastrutture e sull’integrazione logistica, giungendo ad affrontare i temi del lavoro e della formazione. Il presidente di Uniport ha rammentato come, malgrado un quadro internazionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, dalla crisi nel Golfo Persico e dalle pressioni sul commercio internazionale, il Mediterraneo continui ad affermare la propria centralità. Dopo un inizio d’anno più debole, i traffici marittimi nei porti italiani hanno evidenziato nel primo semestre segnali di ripresa: Il settore delle crociere si avvia verso nuovi record di passeggeri movimentati nei terminal italiani superando quota 15 milioni e anche il settore ro-pax è in «buona salute»: nel segmento container si spera a fine anno di confermare la crescita che nel 2025 ha portato a raggiungere i 12,8 milioni di teus (TEUS, o TEU, unità di misura standard dei container nel trasporto marittimo; n.d.r.).

LA RESILIENZA VA TRASFORMATA IN CRESCITA

«Questa resilienza deve essere sfruttata al meglio –– ha sottolineato Legora De Feo –, poiché per continuare a crescere non bastano la capacità imprenditoriale e gli investimenti privati, abbiamo bisogno di un sistema pubblico in grado di accompagnare lo sviluppo con efficienza, rapidità e certezza delle regole». Per quanto concerne la riforma della governance, Uniport chiede meno architetture istituzionali e più efficienza. Infatti, è alla riforma dell’ordinamento portuale che il presidente Legora De Feo ha dedicato una parte rilevante della sua relazione. «Condividiamo quanto da sempre sostenuto dal viceministro Rixi in merito alla necessità di dotare il nostro paese di una struttura centrale che consenta la realizzazione delle infrastrutture strategiche in tempi certi, faciliti il reperimento delle risorse necessarie anche attraverso la compartecipazione di investitori privati e sostenga, non sostituisca, le Autorità di sistema portuale, che resteranno le amministrazioni deputate alla gestione e allo sviluppo del demanio portuale nazionale. Confidiamo quindi che l’iter di approvazione del disegno di legge recepisca tali principi e obiettivi». Altrettanto forte è stato il richiamo sulla necessità di accelerare la realizzazione delle infrastrutture. «Abbiamo bisogno di dare tempi certi e rapidità di esecuzione alle grandi opere portuali, alla manutenzione ordinaria e agli interventi di dragaggio», ha evidenziato Legora De Feo, richiamando in particolare la diga di Genova, le darsene di Levante a Napoli ed Europa di Livorno, e il Molo VIII di Trieste, osservando che «si tratta di opere concepite molti anni fa, il cui completamento consentirebbe ai porti interessati di avviare processi di trasformazione a beneficio dell’intera comunità portuale e retroportuale».

INFRASTRUTTURE E INTERMODALITÀ: TEMPI CERTI PER LE OPERE

A Uniport si dicono convinti che la questione infrastrutturale non possa venire affrontata per singoli segmenti, poiché programmazione portuale e logistica dovrebbero procedere insieme in una logica di sistema integrato. «Siamo convinti che il coinvolgimento dei capitali privati contribuirà a dare nuovo impulso all’infrastrutturazione e all’efficienza del sistema trasformando il nostro paese – ha ribadito il presidente -, inoltre, va rivisto il sistema ETS per evitare penalizzazioni a porti e imprese europee». E proprio un capitolo specifico della relazione è stato dedicato alla dimensione europea e alla Direttiva ETS, rispetto alla quale Uniport sostiene la necessità di un intervento correttivo, evidenziando come l’attuale regime rischia di produrre effetti distorsivi sia sui collegamenti marittimi con le grandi isole italiane, che sulle attività di transhipment, favorendo lo spostamento di traffici e investimenti verso porti di paesi terzi. Allo specifico riguardo, Legora ha dichiarato di avere trasmesso in questi giorni, (congiuntamente alle altre associazioni degli operatori del settore marittimo portuale e ad Assoporti) agli eurodeputati italiani relatori ombra della revisione dell’ETS marittimo al Parlamento europeo una lettera per richiedere deroghe mirate che escludano i collegamenti marittimi Ro-Ro/Pax con le isole maggiori dall’ETS, oltreché per neutralizzare il costo ETS come driver del ricollocamento delle attività di trasbordo contenitori fuori Europa». Riguardo al capitolo relativo al lavoro portuale, il presidente di Uniport ha espresso alcune preoccupazioni ingenerate da alcuni emendamenti al disegno di legge sulla riforma portuale, che ad avviso degli imprenditore del settore, altererebbero l’attuale assetto del lavoro portuale e gli equilibri raggiunti.

LAVORO E PENSIONAMENTI ANTICIPATI: IL RICAMBIO GENERAZIONALE

«Siamo contrari a proposte che in nome della tutela del lavoro mirano al rafforzamento di uno soltanto dei pilastri che lo sorreggono – ha rimarcato Legora De Feo -, mentre siamo invece favorevoli agli emendamenti ampiamente condivisi dalle associazioni del settore, che mirano, finalmente, a rendere attuabile la norma che agevola il pensionamento dei lavoratori portuali e il riconoscimento di alcune attività come lavoro usurante, a prescindere dalla tipologia di impresa nella quale sono impiegati». Dopo la relazione del presidente di Uniport, nel corso della mattinata i lavori sono proseguiti con due tavole rotonde incentrate rispettivamente sul tema della portualità e della formazione. Alla prima hanno partecipato Salvatore Deidda (presidente della IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati), Roberto Petri (presidente di Assoporti), Donato Liguori (direttore generale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), Graziano Delrio (esponente del Partito Democratico e già ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) e Simona Petrucci (presidente dell’Intergruppo parlamentare per l’Economia del mare). Alla discussione sulla formazione, materia alla quale le imprese terminalistiche guardano con attenzione, considerate anche le sfide poste dal ricambio generazione e dalle nuove tecnologie, sono intervenuti Claudia Sabatano (dirigente scolastico e presidente della Rete nazionale Officine Futuro – CNO), Pietro Cum (CEOI di ELIS), Paolo Palumbo (CEO di Stampa Consulting) e Daniela Appice (capo ufficio sostegno alla ricollocazione del personale congedato del Ministero della Difesa).

 

Pasquale Legora De Feo

 

 

INTERVENTI ISTITUZIONALI E CONCLUSIONI

Ha aperto gli interventi istituzionali il ministro dell’Industria e del Made in Italy Adolfo Urso, che in modalità da remoto ha osservato come il Governo meloni abbia scelto di considerare il mare una componente strutturale della crescita, «considerato che il settore attiva un indotto superiore al 10% del prodotto interno lordo e colloca l’Italia al terzo posto in Europa per valore aggiunto e occupazione». Egli a quindi aggiunto che «nel documento di politica industriale Made in Italy 2030, la Blue Economy viene valorizzata come una delle nuove filiere strategiche che, per crescere, ha bisogno delle imprese e di porti moderni, quindi di procedure digitali, intermodalità, transizione energetica». Il presidente della IX Commissione Trasporti della Camera dei deputati, Salvatore Deidda, ha dal canto suo sottolineato che «il processo di riforma portuale in corso è e rimane aperto», aggiungendo che «abbiamo voluto sentire gli operatori per recepire cosa è necessario migliorare e correggere. Un’apertura testimoniata dai tanti emendamenti presentati anche da parlamentari della maggioranza. Prevediamo che l’iter alla Camera si concluderà con la discussione in aula agli inizi di novembre». Deidda ha quindi richiamato tutte le rappresentanze degli operatori a fare fronte comune per chiedere la modifica all’ETS marittimo, evidenziando che l’attuale sistema, oltre che oneroso per le imprese, finisce per scaricare i costi sui consumatori. Dal confronto di oggi è emersa l’esigenza di una stretta collaborazione tra istituzioni e imprese al fine di accompagnare la trasformazione della portualità italiana e cogliere le opportunità legate alla posizione strategica del Mediterraneo. «Il porto che immaginiamo – ha concluso al riguardo il presidente di Uniport, Legora De Feo – è un polo produttivo pienamente integrato nel tessuto sociale ed economico, capace di creare sviluppo e occupazione e di dialogare in modo armonico con il territorio. Per arrivare a questo risultato servono investimenti, competenze e capacità imprenditoriale, ma anche istituzioni efficienti, regole certe e una visione strategica di lungo periodo».

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