SALUTE, prevenzione. Vaccinazione dei bambini: ad avviso degli assistenti sanitari «vanno colmati i divari per proteggere tutti»

In Italia il livello di protezione vaccinale varia da un territorio all’altro, poiché vi sono zone nelle quali la maggioranza dei bambini è stata vaccinata e altre dove invece la copertura resta bassa. Al fine di colmare questo divario e rendere la prevenzione un diritto eguale per tutti la Commissione di Albo nazionale degli Assistenti sanitari della FNO TSRM e PSTRP ha indica tre possibili soluzioni: informare meglio le famiglie, recepire i dubbi e potenziare i servizi territoriali con personale specializzato

Roma, 11 settembre 2026 – I dati relativi al 2025 forniti dal Ministero della Salute sui nati nell’anno 2023 evidenziano un paese a più velocità sulle vaccinazioni, con differenze significative tra i territori. Lo sostiene la Commissione di Albo nazionale degli Assistenti sanitari (FNO TSRM e PSTRP).

OBIETTIVO L’IMMUNITÀ DI GREGGE

Sono tredici le Regioni e le Province autonome che non raggiungono la soglia del 95% nella vaccinazione esavalente, percentuale di copertura ritenuta necessaria a garantire l’immunità di gregge. Le  situazioni più critiche si registrano in Sicilia (85,88%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (87,39%). «Questo significa che – ha commentato al riguardo Daniela Addis, presidente della Commissione di Albo -, a seconda del territorio in cui vive, un bambino ha più o meno probabilità di essere protetto da malattie infettive pericolose». Ad avviso degli Assistenti sanitari per rafforzare la copertura vaccinale le politiche di prevenzione dovrebbero perseguire tre direttrici specifiche.

TRE DIRETTRICI SPECIFICHE

In primo luogo andrebbe contrastata la disinformazione, promuovendo e rafforzando la Vaccine Literacy, ponendo così le famiglie nelle condizioni di cercare, comprendere e valutare criticamente le informazioni sulle vaccinazioni e di riconoscere le fonti sanitarie affidabili. Per questo, si rende necessario approntare percorsi strutturati di alfabetizzazione sanitaria e digitale sul territorio, intercettando i bisogni informativi delle diverse fasce di popolazione, con una presenza costante e competente dei servizi sanitari, sia nelle attività quotidiane, che sul web. La seconda priorità è quella della valorizzazione del colloquio pre-vaccinale, che non può venire considerato un passaggio meramente burocratico, poiché è un momento nel quale si costruisce fiducia, si ascoltano le preoccupazioni e si mettono le famiglie nelle condizioni di compiere una scelta informata.

COLLOQUIO PRE-VACCINALE CON PERSONALE COMPETETNTE

Il colloquio pre-vaccinale è anche un’occasione di educazione alla salute e di intercettazione dei bisogni. Per questo deve avere tempi, spazi e riconoscimento professionale adeguati. La terza direttrice concerne una condizione indispensabile per rendere attuabili le prime due: la disponibilità di personale competente e adeguato ai bisogni della popolazione. Gli ambulatori dei Dipartimenti di prevenzione devono poter contare su risorse professionali commisurate ai bisogni della popolazione e ai carichi di lavoro. Il potenziamento degli organici con Assistenti sanitari può contribuire ad aumentare la capacità dei servizi di informare, intercettare i bisogni, accompagnare le persone e garantire una maggiore capillarità delle attività di prevenzione e vaccinazione.

FIDUCIA NEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

«La prevenzione non può essere un diritto diverso a seconda del territorio in cui si vive – conclude la Addis -, le tre direttrici proposte sono investimenti concreti per l’equità e per la salute pubblica. “Informare, ascoltare e rafforzare i servizi devono diventare elementi strutturali delle politiche di prevenzione vaccinale. Una strategia necessaria per ridurre i divari territoriali, consolidare la fiducia nel Servizio Sanitario nazionale e tutelare la salute collettiva».

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