Ankara, 8 luglio 2026; a cura di Giuseppe Morabito – È significativo che la prima dichiarazione del presidente statunitense Donald Trump, una volta giunto ad Ankara, sia che «ha partecipato al vertice soltanto perché organizzato da Erdoğan». Non è stato un bell’inizio. Tuttavia, nella dichiarazione finale congiunta dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi aderenti all’Alleanza Nord Atlantica si rileva come la difesa collettiva permanga un «impegno incrollabile» derivante dall’articolo 5 del Trattato, dunque, teoricamente un attacco contro un paese membro è un attacco a tutti. Per quanto riguarda il 5% del prodotto interno lordo da destinare a spese per la Difesa, è stato confermato che tutti dovranno presentare «piani chiari, concreti e credibili» per conseguire questo risultato entro il 2035.
IMPEGNI DI SPESA PER ARMAMENTI E MILIARDI ALL’UCRAINA
Attualmente la NATO stima che 258 miliardi siano stati spesi soltanto nel biennio 2025-2026, mentre ad avviso del segretario generale Mark Rutte si prospetta una maggiore responsabilità europea a seguito della dichiarazione secondo cui «gli alleati europei e il Canada, lavorando con gli Stati Uniti d’America, si assumono una maggiore responsabilità per la difesa dell’Alleanza». Riguardo all’Ucraina e al confermato sostegno da parte della NATO a Kiev, si è convenuto un impegno di spesa pari a settanta miliardi nel corso di quest’anno in equipaggiamenti, assistenza e addestramento, e «almeno lo stesso livello» nel 2027. I fondi proverranno in parte da impegni bilaterali già assunti, oltre a un prestito di sessanta miliardi nel biennio 2026-2027 che verrà erogato dall’Unione europea. La parola «prestito» appare un eufemismo, ma tant’è.
PATRIOT SU LICENZA COSTRUITI DA KIEV?
Gli Stati Uniti d’America non contribuiranno a questo fondo, e c’era da aspettarselo, e il presidente ucraino che ha partecipato all’evento avrebbe ottenuto dalla Casa Bianca la concessione di fabbricare missili Patriot su licenza. Una impresa in ogni caso non semplice e si prospettano tempi non brevi. Apparentemente non sono stati fatti passi in avanti sull’ingresso dell’Ucraina nella NATO, infatti la dichiarazione congiunta si limita a «riaffermare il supporto» a Kiev. Quindi, il focus del vertice è stato concentrato sull’industria della difesa, un modo per accontentare Washington con i contratti annunciati dal valore di decine di miliardi, commesse all’industria bellica americana. Al riguardo, è risultato interessante il proposito espresso da Canada, Turchia, Danimarca e altri, di produrre munizionamento standard di artiglieria per la NATO in calibro 155 mm.
L’ATTIVISMO TURCO E I PROGETTI IN CAMPO MILITARE
La Turchia ha chiesto di togliere le restrizioni al commercio dei materiali della Difesa tra gli alleati della NATO, poiché Ankara intende partecipare alle iniziative dell’Unione europea e allo scopo ha annunciato lo stanziamento di ventiquattro miliardi per il suo progetto relativo al sistema di difesa aerea “Cupola d’Acciaio”. Inoltre, ha chiesto la rimozione delle sanzioni americane per rientrare nel programma del velivolo di superiorità aerea di quinta generazione F-35. A questo punto il problema è quello se fidarsi o meno di Erdoğan. Si tratterebbe di un grosso sforzo di fiducia, atteso il passato di accordi commerciali nel campo della difesa con la Russia (si pensi ai sistemi missilistici S-400).
CONCRETA UTILITÀ DI UN SUMMIT
Tutti concordi invece sull’Iran, con i leader degli Stati NATO che hanno convenuto come «Teheran non dovrà mai dotarsi di un’arma nucleare», chiedendo contestualmente il rispetto del principio della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. In definitiva, questo vertice è servito a Donald Trump per favorire la stipulazione di contratti a beneficio dell’industria bellica americana e, al segretario generale Rutte, per dimostrare che l’Europa si sta riarmando, mentre l’Ucraina ottiene soldi ma non garanzie di adesione, aspetto che rientrerebbe nella logica attuale dell’Alleanza. Per quanto concerne l’Italia, la Presidente Meloni si è congratulata con Erdoğan per «gli eccellenti risultati del vertice, che hanno riaffermato l’unità dell’Alleanza atlantica e l’impegno comune alla difesa collettiva e alla sicurezza dello spazio transatlantico, incluso il fianco Sud».
LE PAROLE DELLA PRESIDENTE GIORGIA MELONI
Per Roma il messaggio più importante che esce dal vertice è quello che conferma come la NATO sia «un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi (…) ancora più forte, solida e maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo». L’Italia si è detta determinata a «rispettare gli impegni», ma «in modo sostenibile, stabilendo tempi, modi e le priorità in base al contesto». Riguardo alle spese in percentuale al Pil, la Presidente Meloni ha ribadito che «il punto non è quanto investiamo in Difesa e Sicurezza, ma anche in cosa investiamo quando spendiamo in Difesa e Sicurezza». Affrontando poi il tema relativo alla tecnologia militare e alla dipendenza dalle forniture di paesi terzi, ella ha inteso chiarire che «se aumentiamo le risorse che investiamo senza porci il problema politico di come garantiamo il controllo delle filiere fondamentali della difesa, rischiamo di pagare per finanziare la nostra dipendenza».



