ESTERI, Falkland/Malvinas. Fantasmi dalle caligini del passato: è di nuovo tensione tra Argentina e Regno Unito

Javier Milei ha annunciato sanzioni contro aziende e persone coinvolte nello sfruttamento delle risorse energetiche attorno alle isole contese, ma Londra ribadisce che la propria posizione è «incrollabile». Sullo sfondo si staglia il progetto petrolifero Sea Lion, mentre Buenos Aires rafforza la propria presenza nella Terra del Fuoco. Tutto questo accade in una fase di marcata instabilità mondiale e alla luce delle dichiarazioni rese dal presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, riguardo alla crescente importanza strategica dell’Atlantico del Sud e dell’Antartide. Nel podcast “5 minuti” il giornalista Alessandro Conte approfondisce l’argomento cercando di analizzare, seppur brevemente, le cause che hanno riportato questo arcipelago gelido e scarsamente popolato al centro della geopolitica

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Port Stanley, 9 settembre 2026 – Il vento gelido che soffia ha il pregio di spazzare via la nebbia, tuttavia, dalle caligini del passato oltre alle ossa dei militari morti sul campo di una guerra allora forse inaspettata si materializzano anche i fantasmi di nuove tensioni.

LA STORIA SI RIPETE?

Già, poiché quarantadue anni fa su quelle terre sperdute dell’Atlantico meridionale si combatté aspramente un conflitto, che ad avviso della giunta militare golpista al potere in Argentina avrebbe dovutto spegnere il fuoco delle proteste (duramente represse, era la terribile era della Escuela di Mechanica dell’Armada) con l’acqua santa di una guerra patriottica. Tra gli artifici del blitz delle forze da sbarco che sbaragliarono, colta di sorpresa, la piccola guarnigione di Royal Marines di Sua Maestà Elisabetta II posta a presidio delle Isole Falkland, figurò il generale Leopoldo Galtieri, «uomo degli americani» e astro nascente di un junta usurata che però aveva i giorni contati. Chissà se venne indotto dalla cerchia dei consiglieri di Ronald Reagan a superare la linea rossa, o magari a Washington lo si lasciò fare per far maturare gli eventi a Buenos Aires, fatto sta che, come del resto la storia recente aveva insegnato (si pensi ad esempio ai colonnelli/generali greci caduti a seguito delle vicende di Cipro alla metà degli anni Settanta), alla fine e al prezzo di tanti morti, sorattutto tra i giovani militari di leva sudamericani, l’Argentina la guerra la perse.

BRITANNIA RULE OK!

La premier britannica Margaret Thatcher non ebbe tentennamenti e inviò nel più breve tempo possibile una task force alle Falkland. Il corpo di spedizione di Londra – a seguito di una serie di sanguinose battaglie (Goose Green e Mount Kent fra tutte), oltreché dalle unità della Royal Navy colpite dai missili francesi Exocet lanciati dai velivoli Super Etendard in linea con l’aviazione militare argentina – sconfisse gli argentini e innalzò nuovamente la Union Jack sul pennone di Port Stanley. Una guerra crudele, come tutte le guerre, contrassegnata anche da crimini. Una guerra moderna, nel corso della quale vennero provati sul campo ssistemi d’arma sofisticati in uno scontro tra eserciti, marine e aviazioni equipaggiati con armi prodotte prevalentemente in Occidente (anche in Italia). oggi, a più di quarant’anni da allora la controversia non è ancora stata risolta e il fuoco, se si vuole, cova sotto le ceneri. Un fuoco che, ad avviso dell’autore del podcast del quale proponiamo l’ascolto, potrebbe tornare a riaccendersi a cusa delle materie prime energetiche, del petrolio.

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