New York, 28 aprile 2026 – La questione relativa al Sahara Occidentale sarebbe entrata in una fase potenzialmente decisiva, poiché le Nazioni Unite stanno accelerando sul percorso negoziale puntando a definire un’intesa di principio entro il prossimo autunno, cioè quando il Consiglio di Sicurezza verrà investito della decisione sul rinnovo del mandato alla MINURSO, missione Onu nel territorio oggetto di pluridecennale contenzioso.
DEFINIRE UN’INTESA DI PRINCIPIO
Lo ha riferito l’agenzia giornalistica “Nova”, riprendendo gli esiti delle recenti consultazioni che hanno avuto luogo al Palazzo di vetro, dai quali, ad avviso degli analisti, emergerebbe un cambio di passo dopo decenni di stallo. Per il prossimo 30 aprile è attesa una comunicazione della Presidenza del Consiglio di Sicurezza, che potrebbe assumere la sostanza di un concreto segnale politico (seppure non vincolante) a sostegno della nuova fase negoziale. Negli ultimi mesi aveva presso avvio un ciclo di contatti diretti tra le parti (Marocco, Fronte Polisario, Algeria e Mauritania) che ha in seguito condotto alla ripresa di negoziati a livello interministeriale, una novità da sette anni. Si tratta di un processo favorito dalla Risoluzione 2797 adottata lo scorso 31 ottobre, che ha introdotto un quadro negoziale esplicitamente ancorato alla proposta di autonomia marocchina del 2007 quale base di discussione, pur non escludendo la possibilità di eventuali integrazioni e/o adattamenti condivisi.
LAVORARE ALL’ONU PRIMA CHE SCADA IL MANDATO ALLA MINURSO
Tale risoluzione non rappresenta un semplice rinnovo tecnico del mandato, bensì un mutamento sostanziale dell’approccio alla controversia, qualcosa che è dunque destinata a orientare i negoziati. L’effetto immediato di essa è stato quello di imprimere una spinta politica al processo, associata al coinvolgimento diretto degli Stati Uniti d’America, che hanno affiancato le Nazioni Unite nella facilitazione dei colloqui. Infatti, nel corso dei negoziati che hanno avuto luogo dall’inizio dell’anno sono stati affrontati dettagliatamente i possibili contorni di una soluzione sul piano politico che includa i meccanismi di governance del territorio attualmente conteso e le modalità adeguate a una conciliazione del principio di autodeterminazione con un assetto istituzionale stabile. Malgrado le parti non siano ancora pervenute a un accordo il livello di interlocuzione raggiunto è tuttavia senza precedenti, almeno per quanto concerne gli ultimi anni, sia per il suo formato (che vede la partecipazione diretta dei ministri degli Affari esteri), che per il clima aperto e costruttivo che si è andato instaurando tra le parti.
IL MAROCCO RIVEDE E AMPLIA IL PIANO DI AUTONOMIA PROPOSTO
Rabat ha presentato una versione significativamente ampliata del proprio piano di autonomia, articolata in un documento di quaranta pagine che supera la proposta risalente al 2007. Un passo considerato rilevante da diversi osservatori, anche alla luce delle richieste avanzate recentemente dall’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura, relative a un ulteriore sviluppo e chiarimento della proposta marocchina. Contestualmente, il Fronte Polisario ha contribuito al negoziato con delle proprie proposte e osservazioni, esse vertono in modo particolare sulle garanzie di sicurezza e sui meccanismi di attuazione di un eventuale accordo. Permane però centrale il ruolo dell’Algeria, la cui partecipazione ai negoziati ha certamente rappresentato un’evoluzione significativa rispetto a un passato caratterizzato da un atteggiamento attendista, quando non di sostanziale chiusura. Nei prossimi mesi all’Onu si dovrebbe dunque proseguire con una serie di consultazioni bilaterali finalizzate ad avvicinare le posizioni delle diverse parti. Al fine di conseguire questo risultato è stato instaurato uno stretto coordinamento con gli Stati Uniti d’America, nell’auspicio che prima del mese di ottobre venga convocato un nuovo tavolo negoziale multilaterale.
INEDITO SLANCIO NEGOZIALE
L’obiettivo perseguito è la definizione di un accordo quadro in grado di delineare i principi di una soluzione politica della questione. Esso dovrà includere anche un meccanismo di attuazione applicato durante la fase di transizione, in coerenza con il principio di autodeterminazione. Negli ultimi mesi si è andato definendo un inedito slancio negoziale caratterizzato dalla percezione che si tratti di una opportunità rara della quale i progressi conseguiti possono effettivamente concretizzarsi. A questo punto il fattore tempo è determinante, poiché la scadenza del mandato conferito alla MINURSO (ottobre 2026) influenzerà l’esito del processo negoziale in corso, configurandosi come il vero punto di verifica della credibilità del percorso avviato. Va in ogni caso rilevato che tra pochissimi giorni, il 30 di aprile, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu potrebbe tornare a esprimersi sul dossier mediante una dichiarazione della Presidenza (attualmente ricoperta dal Regno del Bahrein), attesa quale segnale politico a sostegno del percorso negoziale in corso. Ma sarà la scadenza autunnale a costituire il vero banco di prova del negoziato, quando il Consiglio verrà chiamato a valutare il futuro della missione MINURSO e la credibilità del processo politico nel suo complesso.



