New York, 1 novembre 2026 – Con il voto espresso in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso 30 ottobre per la controversia internazionale in atto sul Sahara occidentale si apre una nuova fase. Al Palazzo di vetro undici dei quindici Stati membri hanno sostenuto il progetto di risoluzione presentato dagli Stati Uniti d’America, incentrato esso sul piano di autonomia del Marocco come «unica base negoziale» ai fini di una soluzione politica della controversia sul territorio nordafricano. Non è stato possibile adottare quel testo, nonostante fosse sostenuto da un’ampia maggioranza del Consiglio, a causa del veto posto dalla Federazione Russa, mentre Repubblica Popolare Cinese, Pakistan e Somalia si sono astenuti. La proposta alternativa di Mosca prevedeva un semplice rinnovo senza apporto di modifiche del mandato conferito alla missione Minurso (Missione delle Nazioni Unite per lo svolgimento del referendum nel Sahara Occidentale, che scadeva il 31 ottobre 2026), ma è stata respinta, poiché ha ricevuto soltanto tre voti favorevoli (quelli della stessa Federazione Russa e di Repubblica Popolare Cinese e Somalia), mentre gli Stati Uniti d’America hanno votato contro, undici invece le astensioni.
Nella lettura del doppio voto all’Onu fatta in seguito a Rabat viene sottolineato comunque il «significativo consolidamento del consenso internazionale sull’iniziativa di autonomia avanzata dal Marocco nel 2007», già posta al centro del processo politico dalla Risoluzione n.2797 del 31 ottobre 2025. Dal canto suo, l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, aveva espresso un profondo rammarico per il veto russo, sottolineando che il Consiglio di Sicurezza aveva in questo modo «perduto una importante occasione per passare dalla gestione del conflitto alla sua soluzione definitiva». Il diplomatico americano aveva poi ribadito come Washington non aveva comunque intenzione di sostenere il mantenimento dello status quo e neppure la prosecuzione della Minurso nella sua configurazione attuale, ricordando il fallimento, riconosciuto da tempo dalle stesse Nazioni Unite, del progetto referendario. Waltz aveva inoltre riaffermato la determinazione degli Stati Uniti d’America a proseguire negli sforzi diplomatici, in collaborazione con l’inviato personale del segretario generale dell’Onu, Staffan de Mistura, al fine di pervenire a una soluzione politica concreta, sulla base dei progressi compiuti nei negoziati e dell’iniziativa marocchina di autonomia, posti quindi come base esclusiva dei futuri negoziati. Egli ha infine richiamato l’attenzione sulla situazione umanitaria nei campi sahrawi di Tindouf, in Algeria, sottolineando l’urgenza di porre fine a decenni di immobilismo diplomatico.
Il testo contemplava inoltre una trasformazione della missione dell’Onu attraverso la soppressione del riferimento al referendum nella denominazione della Minurso, un ampliamento delle consultazioni a una pluralità di rappresentanti delle popolazioni sahrawi oltre alle parti negoziali tradizionali e un rafforzamento delle disposizioni umanitarie relative alle popolazioni dei campi di Tindouf, inclusa la registrazione dei rifugiati entro sei mesi e la «promozione di soluzioni durature». In un comunicato diffuso dal Gabinetto reale, il sovrano marocchino Mohammed VI ha reso noto di avere accolto con soddisfazione il mancato rinnovo del mandato della Minurso, definendolo «un’evoluzione importante e un passo significativo verso la chiusura definitiva del dossier del Sahara marocchino presso le Nazioni Unite», poiché «il mancato rinnovo dovrebbe comportare nei prossimi giorni la cessazione della presenza della missione Onu nelle province meridionali del Regno, dopo trentacinque anni di attività e aprire la strada alla conclusione dell’esame periodico della questione da parte del Consiglio di Sicurezza». Una posizione per altro in linea con la strategia diplomatica di Rabat, tesa al superamento deei meccanismi frutto del processo referendario del 1991 e alla concentrazione degli sforzi negoziali sul piano internazionale sul perseguimento di una soluzione di natura politica che si fondi sull’autonomia sotto sovranità marocchina. Rabat ha altresì ribadito il proprio interesse al mantenimento del cessate il fuoco, nel rispetto della propria integrità territoriale e della sicurezza delle popolazioni, confermando la volontà di proseguire la dinamica diplomatica su scala bilaterale e regionale. Per il Marocco il veto russo non costituirebbe dunque un ostacolo all’adozione formale del testo, poiché non interrompe la dinamica internazionale in atto a favore dell’autonomia. Al contrario della mancata proroga della missione Minurso, che nella valutazione di Rabat segna la fine di una fase storica della gestione della controversia.



