POLITICA, campo largo. Formazione coalizione, Campo largo, Bettini: «Necessario equilibrio; Renzi è importante»

Una delle eminenze grigie del Partito Democratico si è espresso oggi al riguardo rivolgendosi alle due maggiori forze dell’opposizione: «Conte e Schlein devono trovare equilibrio. Schlein ha tutte le carte in regola e ha risollevato il Pd, ha fatto una operazione gigantesca; Conte ha già governato, lo ha fatto bene, ha salvato anche il Paese (…) e no alle armi all'Ucraina per una guerra infinita»

Roma, 2 novembre 2026 – Nel turbinio di dichiarazioni dei leader delle diverse formazioni partitiche dell’opposizione (e delle loro interne correnti) che dovrebbero addivenire a un programma comune in vista delle prossime elezioni politiche, dopo le recenti prese di posizione di Giuseppe Conte, che a una chiara dichiarazione di opposizione a un ingresso di Matteo Renzi (Italia Viva) nel fronte anti-Meloni ha tuttavia associato una intenzione di «fornire garanzie» (espressione che i retroscenisti leggono tra le righe con un occhio all’elezione del prossimo inquilino del Quirinale), oggi è stata la volta di Goffredo Bettini, dirigente del Partito Democratico di formazione comunista e grande alchimista del centrosinistra, che ha definito il ruolo di Matteo Renzi «importante» ai fini di un eventuale successo del campo largo nelle urne.

CONTE E SCHLEIN DEVONO TROVARE UN EQUILIBRIO

«Contano le elezioni e non le primarie – ha dichiarato Bettini -, Elly Schlein e Giuseppe Conte devono trovare un equilibrio. È importante che Matteo Renzi sia nel campo largo. E no alle armi all’Ucraina per una guerra infinita». Questi i termini della questione, a suo avviso, ribaditi nel corso del suo intervento alla trasmissione “Un Giorno da Pecora” mandata in onda da Rai Radio 1. «Schlein e Conte devono trovare un equilibrio, perchè ognuno ha la sua comunità e quindi ognuno tira un po’ per portare tutta la sua comunità a votare, ma non alle primarie, a cui non darei un’importanza ossessiva, ma alle elezioni politiche. Per noi è una prova talmente importante, perchè oggi ci troviamo davanti al fatto che se vince la Meloni non è un governo di destra, è un regime. Si prendono tutto, compreso anche il Presidente della Repubblica. E per la prima volta avremo un Presidente della Repubblica non radicato dentro la grande cultura della Costituzione italiana».

NOCIVA ESASPERAZIONE DEL CONFRONTO PER LA LEADERSHIP A SINISTRA

Egli evidentemente teme che le elezioni primarie per la ledership nel campo largo scivolino inesorabilmente lungo il rovinoso crepaccio del duello tra segreterie e apparati da un  lato e vertice pentastellato dall’altro. «Schlein ha tutte le carte in regola e ha risollevato il Pd – ha inteso precisare Bettini -, ha fatto una operazione gigantesca; Conte ha già governato. Lo ha fatto bene, ha salvato anche il Paese sulle questioni economiche e della pandemia. Ma la mia posizione è molto semplice: io sono direttore di “Rinascita” e dentro Rinascita c’è chi voterà Schlein e chi Conte. E sono anche un dirigente del Pd e credo che esasperare la conta sia soltanto un danno e quindi io non contribuisco a creare questo clima. A me interessa molto di più battere la Meloni che chi vince le primarie. È più difficile per quelli dei 5 Stelle votare Schlein, sono un pochino più settari».

LE FONTI DI DIVISIONE: LA GUERRA «INFINITA» DELL’UCRAINA E MATTEO RENZI

«La politica estera è un elemento potenzialmente divisivo nella coalizione – ha sottolineato -, in particolare bisognerà trovare un’intesa sul tema Ucraina. La cosiddetta guerra infinita e la vittoria sulla Russia ci portano dritti dritti alla bomba atomica. Noi dobbiamo spingere perchè ci sia un cambio della politica in Europa e se c’è questo cambiamento, durante la trattativa, noi dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina con armi difensive, ma se dobbiamo mandare le armi per una guerra infinita, io dico di no». Infine, tornando sull’argomento principe, cioè le primarie, ha concluso: «Io penso che i candidati non possano essere solo due. Abbiamo fatto tutta una campagna per dire bisogna allargare, non mi sembrerebbe coerente» e, rispondendo a una domande su Renzi, «Renzi per me è importante che sia nella coalizione, ha fatto una scelta di campo, ma Renzi non rappresenta tutte le forze del centro. Conte non si fida? È caduto un governo (…) ma a me hanno insegnato che in politica non conta il pensiero che sta dietro, conta quello che si vede. La sua dichiarazione è stata talmente netta che io mi fido».

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