N’Djamena, 30 ottobre 2026 – Due caccia francesi Mirage 2000 e un aereo da trasporto CASA effettueranno una breve sosta tecnica in Ciad nel quadro della ripresa della cooperazione militare tra Parigi e N’Djamena. Nel corso della missione africana dell’Armée de l’Air verranno effettuate delle attività addestrative congiunte con l’aeronautica militare dello Stato africano allo scopo di rafforzarne le capacità operative. La notizia è stata resa nota da un portavoce dello stato maggiore della Difesa francese.
I MILITARI FRANCESI TORNANO UFFICIALMENTE DI NUOVO IN CIAD
Si tratta della prima missione ufficiale compiuta da militari francesi in Ciad dal gennaio 2025, cioè quando Parigi pose formalmente termine alla perdurante presenza permanente di proprie forze armate in Ciad, decisione seguita a due mesi di distanza dalla denuncia unilaterale dell’accordo bilaterale di difesa da parte delle autorità di N’Djamena. L’iniziativa di questi giorni ha luogo nel quadro del progressivo riavvicinamento diplomatico tra i due Stati. «Si è assistito a una ripresa della cooperazione con il Ciad, nel rispetto della sua sovranità», ha dichiarato al riguardo il portavoce della Difesa francese, aggiungendo, riferendosi egli all’Africa subsahariana e centrale, che Parigi «intende contribuire alla stabilità regionale».
ESERCITAZIONE “GEX” IN COSTA D’AVORIO E GABON
Il dispiegamento avverrà nell’ambito dell’esercitazione GEX, pianificata per uno svolgimento nei territori e negli spazi aerei di Costa d’Avorio e Gabon dall’8 al 30 novembre. Il riavvicinamento tra Parigi e ‘Ndjamena aveva preso avvio lo scorso mese di gennaio in occasione della visita ufficiale del presidente ciadiano Mahamat Idriss Déby Itno all’Eliseo, dove ha incontrato Emmanuel Macron. Recentemente, il giorno 13 ottobre, a Parigi è stata poi firmata di una dichiarazione d’intenti volta a ricostituire, su nuove basi, il rapporto di cooperazione nel campo della difesa concentrando le attività sul rafforzamento dell’addestramento comune, delle competenze militari delle forze ciadiane, dell’industria armiera e della tecnologia.
GUERRIGLIA NEL TIBESTI
Intanto, nella regione nordoccidentale del Tibesti proseguono i combattimenti tra l’esercito ciadiano e le milizie locali. L’ultimo bollettino riferisce di settantadue militari rimasti feriti in violenti scontri, trasferiti successivamente nell’ospedale militare della capitale. Nel sottosuolo del Tibesti, regione situata al confine con Libia e Niger, vi è una notevole presenza di riserve auree, ricchezza che è all’origine di frequenti scontri armati originati dal controllo del loro sfruttamento. Sin dall’indipendenza del Paese africano dalla potenza coloniale francese, avvenuta nel 1960, quest’area ha attratto schiere di minatori d’oro non autorizzati provenienti dallo stesso Ciad, oltreché da Sudan e da altri paesi africani.
SCONTRI ARMATI PER IL CONTROLLO DELLE MINIERE D’ORO
In particolare, la situazione permane tesa a Miski, località distante duecento chilometri dalla città di Bardai, capoluogo della provincia, zon controllata da diversi anni da un comitato locale di autodifesa, che controlla la zona da diversi anni, anche sulla base del dettato di un accordo raggiunto nel 2025 con N’Djamena. Lo scorso 14 ottobre, a seguito di un attentato la cui responsaabilità è stata poi attribuita a questo comitato, hanno perso la vita due membri della Brigata mineraria, forza di sicurezza dipendente dal Ministero delle Miniere, mentre altre nove persone sono rimaste ferite. L’accordo del 2025 ha tra l’altro stabilito un’amnistia per i membri delle forze di sicurezza e del locale comitato di autodifesa coinvolti negli scontri del 2019 e del 2020, oltre alla revoca delle licenze minerarie e alla sospensione delle attività estrattive nella zona in attesa degli studi di mappatura.



