Gerusalemme, 1 novembre 2026 – Si ritiene che Lista Unita e Ra’am – formazioni politiche arabe che potrebbero divenire determinanti alla formazione di una maggioranza alla Knesset che sostenga un nuovo governo dell’opposizione al Likud e agli altri partiti della destra ultranazionalista e religiosa – potrebbero indicare in Gadi Eisenkot il candidato primo ministro israeliano nel corso delle consultazioni che si svolgeranno con il Presidente della Repubblica israeliano Isaac Herzog, che dovrebbero avere inizio la prossima settimana. L’ipotesi è stata ventilata da un esponente della Lista Unita. Nel frattempo, Herzog ha annunciato che mercoledì prossimo riceverà i risultati ufficiali delle elezioni dal presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Noam Solberg. A questo punto potrà dare inizio al ciclo di consultazioni con i leader dei partiti politici israeliani al fine designare un candidato che formi e guidi il governo del Paese. Al riguardo, egli ha auspicato che le forze politiche trovino «soluzioni creative al fine di evitare altre elezioni». Il parlamentare Ahmad Tibi, leader di Lista Unita, ha reso noto che il suo partito non entrerà a far parte di un eventuale nuovo governo presieduto da Eisenkot, tuttavia è pronto a sostenerlo dall’esterno in cambio di impegni da assumere riguardo ad aspetti relativi alla popolazione araba. «Non faremo parte del governo – ha egli dichiarato nel corso di una intervista rilasciata a una emittente televisiva -, perché obiettivo della Lista Unita è rendere più semplice e non più difficile il processo di formazione della coalizione». Il partito sostiene inoltre la sostituzione del presidente della Knesset, Amir Ohana, e voterà contro eventuali mozioni di sfiducia costruttiva presentate dal Likud contro un possibile nuovo esecutivo. Tibi ha infine dichiarato che il suo partito non presenterà iniziative legislative per sciogliere la Knesset e che il sostegno esterno sarà legato a specifici accordi, tra cui misure per contrastare la criminalità nella società araba e il riconoscimento dei villaggi beduini».
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