VATICANO, progresso e riflessioni. Spazio e umanità: Balestrero, «una nuova frontiera del bene comune»

In occasione della partenza della missione NASA Artemis II, il primo aprile 2026 la fondazione Caritas in Veritate ha pubblicato un video di riflessioni e prospettive riguardo all’esplorazione dello Spazio e ai principi che dovrebbero sottendere al rapporto tra l’essere umano con esso. Al riguardo si è espresso anche l’arcivescovo Ettore Balestrero mediante una intervista concessa a Fabio Colagrande ed Eugenio Murrali di “Vatican News”, nella quale il prelato ha sottolineato come quella dimensione debba «restare un bene comune, con norme giuridiche chiare e senso di responsabilità verso tutta l'umanità e le generazioni future»

Featured Video Play Icon

Città del Vaticano, 1 aprile 2026; pubblicato dall’agenzia “Vatican News”, https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-04/spazio-umanita-bivio-nuova-frontiera-intervista-balestrero.html Oggi è il giorno dell’avvio della missione NASA Artemis II, con il lancio dal Kennedy Space Center in Florida.

LA MISSIONE ARTEMIS DELLA NASA

Si tratta della seconda fase del programma lunare Artemis, la prima con astronauti a bordo. Essa consta di un equipaggio formato da quattro persone, che supereranno l’orbita terrestre allo scopo di effettuare un ampio sorvolo della Luna. Si tratta della fase intermedia che precede Artemis III, missione il cui scopo sarà quello di riportare l’essere umano a calpestare il suolo lunare, cinquantatré anni dopo Apollo 17, nel 1972. Lo Spazio è divenuto oggetto di discussioni sempre più frequenti in seno alle Nazioni Unite, mentre il numero di satelliti lanciati in orbita negli ultimi anni ha registrato un incremento esponenziale, a testimonianza di quanto il tema della dimensione siderale abbia ormai assunto una costanza nelle discussioni di natura geopolitica e relative alla sicurezza e alle relazioni internazionali.

NUOVE FRONTIERE DELL’UMANITÀ

Al fine di indagare il senso delle missioni nello Spazio, la Fondazione Caritas in Veritate, presieduta dall’arcivescovo Ettore Balestrero, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ha realizzato e diffuso un video che segue la pubblicazione del febbraio scorso, “Outer Space and Humanity at the Crossroads: A New Frontier of the Common Good” (Lo Spazio e l’umanità a un bivio: una nuova frontiera del bene comune), audiovisivo che riprende e sintetizza la riflessione sul perché dell’esplorazione dell’Universo, ponendo in dialogo scienza, teologia e diritto internazionale, afferendo inoltre alla sfera dei principi che dovrebbero regolare il rapporto tra Spazio ed esseri umani, ovviamente sulla base dell’ottica dei credenti. L’agenzia di stampa “Vatican News” ha reso note tali riflessioni affidandosi alle parole dell’arcivescovo Ettore Balestrero, che insidertrend.it ha ritenuto utile amplificare mediante il proprio sito web.

RIFLESSIONI SULLO SPAZIO COME BENE COMUNE

Eccellenza, perché è così urgente una riflessione sulle scelte politiche e normative per lo Spazio?

La Missione della Santa Sede a Ginevra e la Fondazione Caritas in Veritate, che lavora in collaborazione con essa, si occupano dello Spazio, che è opera di Dio e obbedisce alle sue leggi. Per andare in cielo, un concetto soprannaturale, l’uomo deve comportarsi bene anche nello Spazio, che invece è un concetto geografico, dell’ordine fisico e biologico. Lo Spazio non è terra di nessuno, non è un campo di conquista senza leggi, dove vige il principio “primo arrivato, primo servito”. Da qui il titolo della pubblicazione Spazio e umanità a un bivio e anche il contenuto del video che abbiamo realizzato. L’umanità sta già prendendo decisioni circa lo Spazio, decisioni morali che avranno un impatto a lungo termine e possono quindi costruire o distruggere l’umanità. Per questo la Chiesa non può non interessarsene.

VATICAN NEWS – In che modo?

ETTORE BALESTRERO – Guardare lo Spazio dal punto di vista etico ci sprona a chiederci: “È giusto perseguire tutto quello che possiamo realizzare tecnologicamente? Come lo dobbiamo fare? Che tipo di realtà e di ordine vogliamo costruire?” Ecco, la prospettiva etica e multilaterale è quella proposta dal documento della Fondazione Caritas in Veritate e dal suo video.

Quali azioni in particolare sono necessarie?

Lo Spazio deve restare un bene comune, con norme giuridiche chiare che, dove sia necessario, siano aggiornate con un senso di responsabilità verso tutta l’umanità e verso le generazioni future. Quando abbiamo presentato la pubblicazione alle Nazioni Unite a Ginevra, la testimonianza di un astronauta, reduce da quasi un anno a bordo della Stazione spaziale internazionale (Michael Scott Hopkins n.d.r.), ha molto colpito la platea. Lui ha descritto il cosiddetto overview effect.

In cosa consiste?

È il cambio di prospettiva che tutti gli astronauti provano nello Spazio, perché la Terra appare piccola, fragile, senza confini né divisioni, simbolo di una comune appartenenza e di responsabilità collettiva. Ed è un’immagine che purtroppo stride con la realtà delle guerre, degli abusi, delle violenze che emergono quando, invece, si torna a mettere a fuoco il pianeta da vicino. Lo ha ricordato, con parole che rimangono sempre attuali, Papa Benedetto XVI, quando tenne un dialogo proprio con gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Lui disse loro a un certo punto: «Credo che per voi sia evidente che viviamo tutti insieme su una sola Terra e che è assurdo combattersi e uccidersi fra noi».

Quindi anche lo Spazio è una casa comune e ha delle regole da rispettare. Quale contributo specifico può offrire la dottrina sociale della Chiesa per orientare lo sviluppo dello Spazio verso il bene comune?

Il messaggio centrale della Chiesa è che noi non dobbiamo trasformare lo Spazio in una giungla. Esso offre all’umanità una sorta di seconda chance, ci invita cioè a evitare molti errori che abbiamo compiuto sulla Terra. Lo Spazio va esplorato con responsabilità, con solidarietà e nel rispetto della sussidiarietà per il bene delle generazioni presenti e di quelle future.

Come?

Bisogna evitare che diventi un teatro di una competizione selvaggia e ancora peggio di conflitti. Il primo passo pratico che la Santa Sede invita a compiere è quello di rispettare il Trattato sullo Spazio extra-atmosferico, sottoscritto da circa centoventi Stati, comprese tutte le principali nazioni con capacità spaziale. Questo trattato è in vigore da quasi sessant’anni (1967) e stabilisce chiaramente che l’esplorazione e l’utilizzo dello Spazio devono essere a beneficio e nell’interesse di tutti i Paesi. Il trattato definisce lo Spazio una “provincia comune dell’umanità”. La Santa Sede invita a rafforzare la legislazione vigente, non a discostarsene, per evitare che dei Paesi siano lasciati indietro e per preservare la cura del creato, per esempio attraverso progetti congiunti per la rimozione dei detriti spaziali.

C’è il rischio di una militarizzazione anche dello Spazio?

Certamente. Il diritto internazionale vigente vieta di collocare armi nucleari o di distruzione di massa in orbita, sui corpi celesti o nello Spazio. È l’articolo 4 del Trattato del 1967. Però non vieta esplicitamente le armi convenzionali o, per esempio, gli attacchi cibernetici, né vieta di bloccare i segnali radio, cosa che sta già succedendo, purtroppo. È importante distinguere fra l’uso dello Spazio come supporto alle operazioni militari che si effettuano in Terra, per esempio attraverso l’uso dei satelliti, che è già una realtà, e la dislocazione fisica di armi e il loro impiego diretto nello Spazio.

Anche quest’ultima è una possibilità concreta?

Alcuni Stati si stanno avvicinando anche alla messa in orbita di armamenti e tutto ciò accresce l’instabilità internazionale, indebolisce la fiducia reciproca e trasforma lo Spazio da “provincia dell’umanità”, come lo definisce il Trattato, a un ulteriore teatro di conflitto. Dobbiamo sapere però, ed è essenziale, che se un conflitto coinvolgesse direttamente lo Spazio, probabilmente non risparmierebbe nessuno sulla Terra. Qui a Ginevra si dice che una guerra nello Spazio non potrebbe mai essere vinta e non dovrebbe essere mai combattuta. Per esempio, non si vede come si potrebbe rispettare il principio di distinzione che è uno dei fulcri del diritto internazionale umanitario. Quindi ci sono molte voci, compresa quella della Santa Sede, che chiedono di rafforzare norme, trasparenza e anche cooperazione multilaterale, proprio per preservare l’uso pacifico dello Spazio.

In che modo invece la competizione spaziale può trasformarsi in un meccanismo positivo per il bene di tutti? Come lo Spazio può essere al servizio della dignità umana sulla terra?

Occorre equilibrare la competizione con la cooperazione. La competizione senza cooperazione comporta instabilità, scontri irrazionali, violenza e anche conflitti. La competizione, orientata invece a scopi pacifici e incanalata in forme di cooperazione, stimola la ricerca e deve però tradursi in beni condivisi, in standard comuni e anche in partenariati internazionali.

Con quali effetti?

L’equilibrio fra la competizione e la cooperazione aiuta a evitare che l’uso commerciale dello Spazio sia fine a sé stesso e che si aggravino le disuguaglianze esistenti. Un sano equilibrio fra competizione e cooperazione aiuta lo Spazio a servire direttamente la dignità umana e il bene comune, per esempio nei momenti di crisi, con comunicazioni di emergenza, dati satellitari per l’assistenza umanitaria o il monitoraggio per la protezione dei luoghi di culto. In altre circostanze, invece, migliorando le previsioni meteorologiche, l’agricoltura, la sanità, i trasporti e raggiungendo anche i Paesi e le comunità che altrimenti resterebbero esclusi.

Come in questo ambito della ricerca spaziale scienza e fede possono camminare insieme?

Scienza e Fede possono camminare insieme e rafforzarsi vicendevolmente in quanto la scienza cerca verità scientifiche, la fede la Verità soprannaturale, la Verità su Dio e di Dio, che illumina il cammino dell’uomo. Fede e scienza non si confondono e nemmeno si contraddicono. La scienza spiega il come, la fede illumina e orienta il perché ultimo dell’agire umano e nell’ambito spaziale questo significa usare la competenza tecnica e scientifica per il bene comune, evitando che il progresso diventi dominio o distruzione.

Che ruolo può avere la Santa Sede?

La Santa Sede può e deve svolgere un ruolo nei dibattiti, anzitutto intergovernativi, in corso sullo Spazio, deve illuminare le coscienze e ovviamente parlare a tutto il mondo, anche a quello commerciale e a quello industriale. A livello internazionale, con la missione a Ginevra e le altre a New York e a Vienna, proponiamo una cornice etica centrata sulla dignità umana e collaboriamo al dialogo multilaterale e alla pace, richiamando un senso di responsabilità condivisa centrato sullo Spazio come bene comune. Inoltre, la Fondazione Caritas in Veritate, collaborando con la Missione a Ginevra, propone eventi a Ginevra, a Bruxelles, a Vienna e a New York e cura pubblicazioni e video come quelli che abbiamo diffuso in questi giorni. Non dobbiamo poi dimenticare che la Santa Sede dispone di uno dei più antichi osservatori astronomici esistenti, la Specola Vaticana, stabilita nella sua forma attuale addirittura da Papa Leone XIII nel 1891, anche per confermare che la Chiesa, come ha detto il motu proprio che istituì la Specola, non si oppone alla scienza vera, solida e che anzi la incoraggia e la promuove con tutto l’impegno possibile.

Condividi: