Mosca, 6 febbraio 2026 – Ha tutta l’aria di essere una di quelle che gergalmente vengono definite «operazioni bagnate», l’attentato compiuto a colpi di arma da fuoco questa mattina in un condominio della capitale della Federazione Russa a danno del generale Vadim Alekseev, elemento di notevole levatura dell’intelligence, poiché indicato quale «numero due» del GRU, Glavnoe Razvedivatelnoye Upravlenie, i servizi segreti militari.
MOKROYE DELO
Le autorità locali hanno in seguito riferito che l’alto ufficiale è stato in seguito ricoverato d’urgenza in ospedale. Quello perpetrato dal killer la cui identità allo stato attuale permane ancora sconosciuta è dunque l’ultimo tentativo di assassinio di un’importante figura dell’apparato militare russo, dato che i precedenti in materia non mancano di certo, visti i non pochi alti ufficiali russi sono stati uccisi da quando il Cremlino ha sferrato il suo attacco militare su vasta scala contro l’Ucraina nel febbraio 2022. Di alcune di queste azioni in precedenza Kiev ne ha anche rivendicato la paternità. Alekseev ricopre attualmente la carica di primo vice capo di stato maggiore dell’Armata russa, in passato egli è stato responsabile le operazioni di intelligence durante l’intervento russo in Siria in sostegno del regime di Bashar al-Assad. Inoltre, negoziò con Yevgeny Prigozhin quando nel 2023 quest’ultimo tentò di marciare su Mosca a capo della sua organizzazione paramilitare, la Wagner.
FIGURE CHIAVE RUSSE VITTIME DI ATTENTATI
Al momento sono in corso le attività investigative del caso per identificare la persona o le persone coinvolte nella commissione del reato», ha reso noto mediante un comunicato diffuso dalla portavoce del Comitato investigativo Svetlana Petrenko. Il mese scorso un tribunale della Federazione aveva condannato alla pena detentiva dell’ergastolo un cittadino uzbeko giudicato colpevole dell’omicidio, perpetrato sempre a Mosca ma nel 2024, del generale Igor Kirillov, ufficiale a capo delle Forze di difesa radiologica, chimica e biologica dell’Armata russa. In quel caso i killer ricorsero a uno scooter imbottito di esplosivo. Si trattò di un attentato del quale in seguito gli ucraini ammisero di avere organizzato. Mosca ha puntato immediatamente il dito contro gli ucraini, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha infatti accusato Kiev di aver organizzato «l’attentato terroristico allo scopo di mandare a monte il processo negoziale», trattative che sono in questi giorni in corso ad Abu Dhabi, mentre dal canto suo, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, si è limitato a dichiarare che «i servizi di sicurezza stanno facendo il loro lavoro indagando sull’attentato».
I NEGOZIATI PROSEGUONO
In effetti, nel frattempo ad Abu Dhabi i negoziati tra russi e ucraini mediati dagli Stati Uniti d’America per tentare di porre fine alla guerra proseguono. Una trattativa riguardo che oggi lo stesso Cremlino ha definito «difficile seppure costruttivi», assicurando che essa continuerà. Un secondo round di colloqui tra le parti in conflitto si è concluso giovedì senza progressi sulle questioni chiave, tuttavia, i belligeranti si sono scambiate decine di soldati che in quegli stessi giorni erano stati fatti prigionieri. «Per due giorni c’è stato un lavoro costruttivo e molto difficile – ha dichiarato alla stampa Peskov a seguito della conclusione dei negoziati negli Emirati Arabi Uniti -, ma continueranno». Anche gli ucraini ha confermato che i negoziati sono destinati a proseguire. Kiev, Mosca e Washington hanno reso noto che è stato compiuto qualche progresso, però in merito non hanno fornito dettagli, sottolineando esclusivamente che c’è ancora molto lavoro da fare.



