Roma, 24 ottobre 2025; a cura di Giuseppe Morabito, ufficiale dell’Esercito italiano in congedo e attualmente membro del Direttorio della NATO Defense College Foundation – Tutti gli ostaggi, tranne uno, facevano parte delle 251 persone sequestrate nel corso dell’attacco terroristico compiuto da Hamas nel sud di Israele il giorno 7 ottobre 2023, durante il quale sono vennero uccise più di 1.200 persone. È noto che in seguito lo Stato ebraico rispose al massacro con una campagna militare nella striscia di Gaza, a seguito della quale le stime elaborate dal Ministero della Salute del Territorio palestinese indicano in 60.000 le vittime che avrebbero perso la vita. Ma si tratta di un organismo controllato direttamente da Hamas, quindi dall’attendibilità che va messa in discussione. Comunque sia, si tratta in ogni caso di un bilancio pesante.
DOVE SONO LE DONNE?
Dai social media si apprende inoltre che nessuna donna è sopravvissuta alla prigionia, una notizia confermata dopo il rilascio degli ultimi ostaggi da parte dei terroristi, considerazione che tuttavia non tiene conto del fatto che alcune persone di sesso femminile, unitamente a dei bambini, erano state rilasciate sulla base di precedenti accordi intercorsi negli ultimi due anni tra le autorità dello Stato ebraico e Hamas relativi allo scambio di ostaggi a fronte della liberazione di duemila detenuti palestinesi astretti nelle carceri israeliane. Nulla si conosceva, però, riguardo al trattamento subito dalle donne sequestrate dagli islamisti radicali e mai più tornate vive in Israele. Una risposta che potrebbe ricavarsi soltanto dalle autopsie effettuate sui loro corpi qualora venissero restituiti dai terroristi di Hamas e degli alleati di questi ultimi.
VIOLENZE DI HAMAS SUGLI OSTAGGI
Nessuna donna sarebbe sopravvissuta agli orrori delle prigioni nelle gallerie di Hamas. Il cadavere dell’ultima donna tenuta in ostaggio nella striscia di Gaza è stato restituito ai suoi familiari in Israele a seguito della sua identificazione effettuata da esperti forensi. Numerose fonti fanno riferimento alle violenze sessuali subite dalle donne per mano dei terroristi palestinesi e dei loro fincheggiatori, così come a quelle che sarebbero state subite dagli altri ostaggi. A seguito di indagini condotte dalle Nazioni Unite, nel marzo dello scorso anno è stato reso noto che sussistono fondati motivi per ritenere che violenze sessuali, inclusi stupri (commessi da singole persone o in gruppo), siano state perpetrate durante e dopo l’attacco del 7 ottobre 2023.
RECUPERO DELLE SPOGLIE MORTALI
Allo stato attuale il cessate il fuoco permane in uno stato precario. Hamas afferma di non essere riuscita a recuperare tutti i resti mortali degli ostaggi che aveva sequestrato perché sarebbero sepolti sotto le macerie dei bombardamenti. dal canto suo, Gerusalemme ha accusato i terroristi islamisti di temporeggiare, minacciando di riprendere le operazioni militari o di sospendere gli aiuti umanitari se tutte le spoglie mortali degli ostaggi non verranno restituiti. Domenica scorsa l’esercito israeliano ha reso noto che i militanti palestinesi avevano aperto il fuoco contro alcune sue postazioni uccidendo due militari nei pressi di Rafah, nel sud della Striscia, territorio che sulla base dell’accordo per il cessate il fuoco ricade sotto il controllo di Tsahal. La risposta all’interruzione della tregua da parte palestinese è stato un bombardamento israeliano.



