Amir-Abdollahian ha informato Wang sulla posizione dell’Iran riguardo all’attacco alla Sezione consolare dell’Ambasciata iraniana a Damasco, sottolineando che l’attuale situazione regionale è molto delicata. Il ministro degli esteri iraniano ha altresì affermato che Teheran è disposta a fornire una prova di moderazione e non ha intenzione di[…]

CONFLITTI, guerra cinetica e guerra mediatica. «Fuoco amico» israeliano e «peli sullo stomaco» dei leader occidentali

Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Nella tragedia che si sta consumando nella Striscia di Gaza i morti aumentano sempre di più. La morte dei sette cooperanti della ong World Central Kitchen, colpiti dalle forze armate israeliane è soltanto uno degli episodi recnti di questa guerra che, innescata dal pogrom di Hamas del 7 ottobre scorso, va ormai avanti da mesi. Tuttavia, in quest’ultimo caso si ravvisano degli elementi polemici del tutto particolari, poiché a venire direttamente colpiti sono stati degli occidentali. Erano ovviamente inevitabili strumentalizzazioni e dure prese di posizione riguardo all’accaduto, ma a intervenire – nella piena legittimità e libertà, sia ben chiaro – sono state anche personalità nel passato protagoniste di episodi forse non del tutto chiari e, in ogni caso, dai risvolti estrememnte controversi. Un notista politico, Brendan O'Neill, in un fondo pubblicato da “Spectator” il 3 aprile scorso, mouvendo dagli interventi di ex statisti del calibro di David Cameron, ed esecrando (ovviamente) la guerra, pone in discussione la sincerità dell’animus che ispirerebbe personalità del genere, facendo riferimento ai non pochi scheletri che si celerebbero, malamente per altro, negli armadi din non poche leadership occidentali. Egli, dunque, giunge a mettere in discussione, criticandoli duramente, quello che asserisce essere il «doppio standard» applicato oggi a Israele