TELEVISIONE, Fauda. Presto la 4ª serie su Netflix: i «mista’aravim» di nuovo in azione

Proseguono i telefilm sui reparti speciali israeliani infiltrati nei Territori palestinesi in azione di contrasto dei terroristi. L’annuncio è stato dato attraverso la pagina Instagram dedicata alla fiction di successo che vede protagonisti i membri di un team di forze speciali sotto copertura

«Fauda» è la parola che in lingua araba significa pressappoco «caos», un termine che i componenti dell’unità speciale israeliana infiltrata nei Territori palestinesi gridano quando la situazione operativa diviene compromessa e si rende dunque necessario disimpegnarsi il più velocemente possibile.

Fauda. «Fauda» è anche il titolo dell’azzeccata serie televisiva molto seguita e apprezzata anche in Italia, che vede quali suoi protagonisti i membri di un’unità speciale di Tsahal, le forze armate israeliane, agire sotto copertura infiltrandosi nei Territori palestinesi di Cisgiordania (West bank) e Gaza allo scopo di raccogliere informazioni sulle cellule terroristiche ivi attive e, in generale, sulle attività di elementi e organizzazioni ostili o effettuare wet operations.

Insomma, in quei casi in cui uno Stato non solo non gioca «a carte scoperte», ma è anche costretto a farlo in maniera sporca.

L’annuncio della prossima trasmissione dei nuovi episodi di “Fauda” in televisione, fiction giunta alla sua quarta serie, è stato dato attraverso la pagina Instagram a essa dedicata e, quindi, immediatamente ripreso dalla stampa israeliana.

Nella rappresentazione di una realtà estremamente dura e complicata, quella dei territori palestinesi a ridosso dello Stato ebraico, si fondono tutti gli elementi della classica narrazione che vuole la presenza di protagonisti, comprimari, antagonisti, scontro di interessi e amori.

Come quello della donna arabo-israeliana, Hila Bashan (ruolo interpretato dall’attrice Marina Maximilian Blumin), componente del commando, che si innamora di un altro membro di esso.

Ma non solo, poiché i vari episodi rendono allo spettatore con fedeltà uno spaccato umano e sociale, oltreché un’attività che tutti presuppongono ma che non molti conoscono nei dettagli, quella dei team di forze speciali e dell’intelligence che operano in un ambiente ostile.

La fedeltà con la quale vengono ricostruite le operazioni sotto copertura e, in modo particolare, le procedure secondo le quali agiscono gli elementi della squadra speciale israeliana ovviamente non sono casuali, ma frutto di attente ricerche e trasposizioni in scena di aspetti del tutto reali.

Infatti, entrambi i creatori della serie sono esperti di operazioni speciali, uno (Lior Raz, che sul set interpreta anche il ruolo di Doron Kabilio) da giovane ha militato in una unità del genere, mentre Avi Issacharoff è un giornalista, attualmente analista e commentatore di vicende arabe per la testata Online “Time of Israel”, che in passato ha lavorato come inviato per varie testate in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Mista’aravim. «Mista’aravim», ovvero «sembrare arabo» o, comunque, provare ad assomigliargli al punto da confondersi tra gli arabi veri. Squadre speciali formate con persone con tali caratteristiche esistevano già prima della fondazione dello Stato di Israele, negli anni Quaranta, quando ancora sotto il mandato britannico sulla Palestina alcuni ebrei che segretamente militavano nell’Haganah vennero incaricati dalla loro organizzazione dei compiti di raccolta delle informazioni, del contrabbando delle armi e di effettuare azioni di sabotaggio.

Essi, oltre all’ebraico, parlavano perfettamente la lingua araba, una qualità fondamentale che gli permise di infiltrarsi nei villaggi e nelle zone dell’avversario.

A quei tempi si trattò quasi esclusivamente di operazioni limitate compiute spesso da singoli agenti, a differenza di quelle che sarebbero state di stretta competenza delle unità costituite a seguito del divampare della prima Intifada, quando Tel Aviv si trovò in notevole difficoltà nel fronteggiare i disordini nei territori palestinesi militarmente occupati dalle proprie forze armate.

Infatti, le tradizionali unità di forze speciali inviate in missione dal comando centrale (Mate Klali), una volta infiltrate in ambiente ostile si dimostrarono facilmente riconoscibili a causa di diversi elementi, compromettendo in questo modo sia la loro operazione che, in non pochi casi, la loro stessa incolumità fisica, poiché venivano attaccati con le armi, circondati e bloccati da folle di palestinesi, oppure semplicemente perché il soggetto da loro ricercato, preventivamente messo sull’avviso della loro presenza nei paraggi, faceva tempestivamente perdere le proprie tracce.

Sayeret Shimshon e Sayeret Duvdevan. Fu per questo che nella seconda metà degli anni Ottanta i vertici della Difesa israeliana pervennero alla decisione di costituire unità del tutto nuove rispetto a quelle fino ad allora impiegate in questi particolari compiti, formazioni che sarebbero state dedicate esclusivamente a missioni antiterrorismo sotto copertura e in ambiente urbano, che annoveravano personale in parte madrelingua araba – o comunque in possesso di una perfetta padronanza della lingua araba – di volta in volta abbigliato nella maniera nella quale lo facevano gli abitanti arabi di quei particolari luoghi.

Fu così che finti taxisti o venditori ambulanti palestinesi iniziarono a girare per Jenin, Tulkarem, Gaza City o qualsiasi altra località dei Territori dove era previsto che agissero.

Le unità costituite in seno alle Forze armate israeliane furono due, simili per quanto concerneva l’addestramento e le esperienze militari degli effettivi in servizio, tuttavia distinte e rigidamente separate tra di loro allo scopo di mantenere “stagni” i compartimenti delle strutture.

Nacquero così il Sayeret Shimshon – noto anche come Sayeret Samson, o soltanto Samson – e il Sayeret Duvdevan, ognuno con competenze territoriali proprie, poiché alla prima venne assegnata la Striscia di Gaza mentre alla seconda la Cisgiordania, aspetto che, ovviamente, comportò una specifica specializzazione relativa ai particolari usi, costumi e realtà di natura politica e militare delle due diverse regioni.

In seguito, le vicende delle due unità speciali di Tsahal seguirono pedissequamente quelle della politica internazionale e, con gli Accordi di Oslo del 1994, quando Israele si disimpegnò dalla Striscia di Gaza, il Sayeret Shimshon venne sciolto e i suoi effettivi vennero in parte aggregati al Duvdevan e in parte andarono a formare il Sayeret Egoz, unità specializzata nel contrasto della guerriglia che operò di concerto alla Brigata Golani alle dipendenze del Comando Nord.

Sicché, il Sayeret Duvdevan rimase l’unico asset del suo genere a operare nei Territori palestinesi, con un focus particolare sulle attività antiterrorismo.

Ebbene, nella sua finzione televisiva Fauda ricalca questo preciso schema, attualizzandolo al giorno d’oggi. Una fiction senza dubbio intensa e spettacolare, ma allo stesso tempo un’occasione per approfondire, seppure in maniera superficiale, quella che è la realtà del, purtroppo, mai sopito conflitto israelo-palestinese.

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