Bologna, 17 ottobre 2026 – «Cronicizzare la malattia vuol dire avere un’aspettativa di vita normale con il mieloma multiplo, fino alla fine». Lo ha dichiarato Elena Zamagni, professore associato di Ematologia presso l’Università di Bologna oltreché dirigente medico all’IRCCS Sant’Orsola Malpighi, commentando il parere favorevole espresso dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) alla nuova terapia basata sul belantamab mafodotin per la gestione della prima recidiva di mieloma multiplo.
UN FARMACO POTENTE CONTRO LE FASI PRECOCI DI RECIDIVA DELLLA MALATTIA
«Questa condizione è purtroppo una realtà per alcuni pazienti – afferma la Zamagni -, avere a disposizione dalle fasi precoci di recidiva, quindi dalla prima recidiva, un farmaco potente che intercetti questo target molto importante sul mieloma, che è il Bcma, va in questa direzione: quella di indurre una risposta profonda e duratura alla prima recidiva, consentendo di traghettare il paziente in avanti, fino alla fine della vita oppure, eventualmente, fino a ulteriori innovazioni che arriveranno».
BILANCIARE LA TERAPIA CON LA QUALITÀ DELLA VITA
«Il nostro obiettivo è naturalmente quello di provare a guarire il più alto numero di pazienti che riusciamo – prosegue la docente e medico -, per tutti quelli che non guariscono definitivamente possiamo eseguire questa operazione, traghettarli il più avanti possibile bilanciando la terapia con la qualità della vita, conducendoli appunto fino alla fine del loro percorso o, eventualmente, all’innovazione successiva».



