Lubiana, 21 marzo 2026 – Domani il corpo elettorale della piccola repubblica alpina verrà chiamato alle urne per esprimere i nuovi rappresentanti in parlamento e il capo del governo. A cinque anni dalle precedenti elezioni, che ebbero luogo nel 2022 e videro il successo del partito di centrosinistra del premier uscente Robert Golob (Movimento per la Libertà, Svoboda), anche stavolta a confrontarsi saranno principalmente questa formazione politica con quella di centrodestra del Partito Democratico (SDS) guidato da Janez Janša, che ha ricoperto tre volte la carica di primo ministro negli ultimi venticinque anni e che rinviene nel premier ungherese Viktor Orbán un alleato.
LA LUNGA VICENDA POLITICA DI JANEZ JANŠA
Janša è un personaggio che è sempre stato presente nella storia della Slovenia, ancora prima che Lubiana secedesse dalla Republika Federativa Socialista di Jugoslavia. Lo si ricorda, infatti, nelle vicende relative alla permeazione delle forze armate di allora (JNA) del sentimento indipendentista del Tricorno, che culmino emblematicamente nel caso della rivista “Mladina”. Egli, successivamente, nel corso della breve guerra di indipendenza contro l’Armata federale durata dieci giorni fu ministro della Difesa e, in questa veste, contribuì a provvedere all’operabilità di quella che era la Teritorijalna Obramba della Repubblica federata secedente, al riguardo lo si ricorda in tuta mimetica con la pistola al cinturone.
I SONDAGGI ALLA VIGILIA DEL VOTO
Sulla scheda elettorale, domani per il campo avverso ci sarà appunto Svoboda, partito politico fondato nel 2022, soltanto pochi mesi prima delle elezioni, da Robert Golob, già dirigente della compagnia energetica statale, che, alla sua prima partecipazione alle elezioni, le vinse ottenendo quarantuno dei novanta seggi al Parlamento di Lubiana, conseguendo così il miglior risultato mai ottenuto da un singolo partito politico dall’indipendenza del 1991. Ma, a distanza di quattro anni oggi la situazione si presenta con diverse serie problematicità e gli ultimi sondaggi rilevano orientamenti diversi, seppure evidenzino il probabile testa a testa tra le due principali formazioni, che si attesterebbero attorno al 26% o al 28 per cento, con alcune rilevazioni che danno Svoboda in leggero vantaggio su Janša, mentre altre indicano invece il SDS in vantaggio di qualche punto percentuale.
POLARIZZAZIONE E SCONTRO POLITICO
Nel Paese lo scontro politico tra i due leader negli ultimi giorni è stato alimentato dallo scandalo esploso a seguito della pubblicazione della notizia relativa a presunte interferenze estere nella campagna elettorale, un fenomeno che da qualche anno si ripete con frequenza laddove i candidati sovranisti o anti-establishment vengono accusati di venire pilotati dal Cremlino. Mercoledì mattina, dunque a quattro giorni dal voto, il Governo sloveno ha convocato una seduta del Segretariato del Consiglio di sicurezza nazionale allo scopo di discutere i risultati delle indagini condotte dalle forze dell’ordine, che hanno cercato elementi di prova del coinvolgimento della società di intelligence privata israeliana Black Cube nella diffusione di registrazioni audio di intercettazioni che avrebbero danneggiato l’immagine dell’esecutivo presieduto da Golob, quindi tendenti a favorire di Janša.
LO SCANDALO DELL’INTELLIGENCE
Secondo quanto emerso, lo scorso dicembre il leader dell’opposizione avrebbe effettivamente incontrato alcune persone ritenute collegate all’intelligence israeliana, tra i quali Dan Zorella, co-fondatore e amministratore delegato della Black Cube, oltreché il generale in pensione Giora Eiland, in precedenza capo del Consiglio di sicurezza nazionale dello Stato ebraico poi divenuto consulente di Black Cube. Inevitabilmente, questo scandalo ha accentuato il clima di polarizzazione che già caratterizzava la campagna elettorale in Slovenia. Da una lato, il premier uscente ha definito lo scandalo delle intercettazioni «profondamente preoccupante», ammonendo altresì che «una vittoria nelle urne di Janša, simpatizzante MAGA (Make America Great Again) e vicino a Orbán, minaccerebbe la solidità dell’Unione europea», chiedendo perciò alla Commissione europea di indagare su presunte interferenze in campagna elettorale.
VERSO L’ENNESIMO CASO GEORGESCU?
Dal canto suo dagli ambienti della SDS, che nella polemica non ha remore nel definire frequentemente Robert Golob un «ex magnate dell’energia corrotto», viene sottolineato come le registrazioni delle intercettazioni dimostrino «l’esistenza di casi di corruzione ai vertici dello Stato». Corsi e ricorsi della propaganda politica, si potrebbe affermare, poiché il governo presieduto da Janša dal 2012 al 2013 cadde a seguito delle proteste di massa suscitate dalle accuse di corruzione rivolte all’esecutivo di destra, con lo stesso Janša che venne poi condannato a due anni di detenzione in carcere, condanna però successivamente annullata. Insomma, la competizione è al calor bianco e la lotta è all’ultimo seggio.
PROGRAMMI POLITICI E MAGGIORANZE POSSIBILI
Già, poiché per governare occorre una maggioranza di almeno quarantasei degli ottantotto seggi del parlamento, dato che dal computo vanno esclusi i due seggi riservati alle minoranze italiana e ungherese. Golob, alla guida della coalizione liberal-progressista che comprende il suo Movimento per la libertà, i Socialdemocratici e la sinistra, ha dichiarato che in caso di vittoria si renderà disponibile a un allargamento della coalizione di governo a qualsiasi altro partito o partner disposto a sostenere l’estensione e il completamento delle riforme il cui varo era stato precedentemente avviato. Janša ha invece promesso una stretta sui flussi migratori, un clima più favorevole alle imprese e la depoliticizzazione dei media e della magistratura. Ma, nel computo dei voti potenziali sia della SDS che dei suoi alleati all’opposizione di Nuova Slovenia (NSI), partito attestato nei sondaggi al 6%, il totale potrebbe risultare insufficiente all’ottenimento di una maggioranza.



