16 novembre 2025 – La prima nave d’assalto anfibio avanzata cinese Type 076, la Sichuan, è dunque salpata dal cantiere navale Hudong-Zhonghua di Shanghai lo scorso venerdì 14 novembre per sottoporsi a una serie di test in mare. Si tratta del secondo colpo inferto da Pechino in pochi giorni nella competizione di respiro strategico con l’altra superpotenza per il controllo degli oceani, poiché è recente il varo avvenuto presso una base navale sull’isola di Hainan (Cina meridionale) della terza portaerei cinese, la Fujihan, prima unità del genere a venire progettata e costruita nella Repubblica Popolare. Un evento importante al quale ha presenziato lo stesso Primo Segretario Generale del Partito Comunista e Presidente della Repubblica, Xi Jinping. Infatti, la prima portaerei cinese a venire immessa in linea, la Liaoning, era di fabbricazione sovietica, mentre la seconda, la Shandong, venne sì costruita in Cina, ma sulla base delle datate tecnologie sovietiche.
LA REPUBBLICA POPOLARE POTENZIA LA SUA MARINA MILITARE
Quelli della Sichuan e della Fujihan sono due evidenti esempi dei progressi compiuti da Pechino nella modernizzazione e nel potenziamento del proprio strumento militare, in particolare della marina, che nei piani elaborati, entro il 2050 dovrà essere in grado di espletare funzioni globali, competendo così con la US Navy. Nel primo caso, quello della Sichuan Type 076, si rileva come alcune delle caratteristiche che la contraddistinguono dalle similari unità finora immesse in servizio è quella di fondere in una stessa piattaforma (lo scafo della nave) capacità di trasporto in teatro di operazioni sia mezzi da sbarco carichi di truppe che velivoli militari, questo a differenza delle unità da sbarco statunitensi, che non dispongono di catapulte di lancio per i loro velivoli ad ala fissa imbarcati, che possono dunque impiegare soltanto macchine a decollo e atterraggio corto o verticale (VSTOL).

UN PASSO AVANTI
Le unità Type 076 hanno dimensioni di molto inferiori rispetto a quelle della nuova portaerei Fujian, che disloca 40.000 tonnellate, un aspetto che rende queste navi d’assalto anfibie più veloci delle aircraft carrier, conferendo dunque maggiore flessibilità sul piano operativo, seppure le renda maggiormente vulnerabili nei confronti degli attacchi nemici, oltre al fatto di non disporre la capacità in termini di spazio che consentano di trasportare un numero elevato di velivoli. Le unità Per Pechino Tipo 076 rappresentano in ogni caso un progresso nella competizione con Washington in campo navale, dove la Repubblica Popolare è ancora afflitta dal gap relativo nel settore delle navi d’assalto anfibio, delle portaerei e di altro naviglio oggi fondamentale nei moderni teatri bellici.
GLI SFORZI DI PECHINO PER COLMARE IL «GAP»
L’intenso programma di realizzazioni di unità navali, sviluppato nel quadro del piano di modernizzazione delle forze armate stabilito nel corso della leadership di Xi Jinping, è finalizzato al conseguimento dell’obiettivo di competere, almeno a partire dal 2035, con l’avversario sistemico, cioè gli Stati Uniti d’America. E, inutile nascondersi dietro a un dito, nei piani elaborati dallo stato maggiore a Pechino rientra anche quello dell’eventuale conquista dell’isola di Taiwan manu militari, un’operazione su larga scala che non potrebbe prescindere dall’impiego di un formidabile dispositivo anfibio. Dalle informazioni ufficiali sulle navi Type 076 rese note dai media ufficiali sino popolari si ricava che, oltre agli elicotteri, esse sarebbero in grado di far decollare aerei STOVL (short take-off and vertical landing) e VTOL (vertical take-off and landing), senza tuttavia specificare se si tratti soltanto di velivoli a pilotaggio remoto (droni) o anche di jet da combattimento pilotati.

LA TERZA PORTAEREI CINESE E LE DUE CATENE DI ISOLE
La Fujihan, terza portaerei immessa in linea dalla marina militare cinese, costituisce un ulteriore progresso compiuto da Pechino nella sua corsa all’espansione delle sue capacità navali militari oltre le proprie acque territoriali e, conseguentemente, nella riduzione del divario capacitivo con la US Navy. Un marina da guerra d’altura è lo strumento che porrebbe la Repubblica Popolare in grado di controllare non soltanto le acque vicine del Mar Cinese Meridionale, del Mar Cinese Orientale e del Mar Giallo (dunque la cosiddetta prima catena di isole estesa attraverso Giappone, Taiwan e Filippine), ma anche la profondità dell’Oceano Pacifico, laddove, nella seconda catena di isole, gli Stati Uniti d’America hanno le loro fondamentali basi militari, come ad esempio a Guam e, più in profondità, alle alle Hawaii, dove la US Navy ha il suo quartier generale della Flotta del Pacifico. Una condizione di forza indefettibile alla presenza e al controllo della vasta e strategica area dell’Indo Pacifico.
GUERRA NAVALE D’ALTURA
A differenza delle unità immesse in linea in precedenza, realizzate sulla base della tecnologia sovietica ormai risalente e dotate di catapulte di lancio a vapore (come per altro la maggior parte delle portaerei statunitensi attualmente in servizio) , la Fujian installa un sistema di lancio elettromagnetico (presente solo sulle più recenti portaerei di classe Ford della US Navy), apparato che risulta meno stressante per le strutture, sia dei velivoli al decollo che della nave medesima, oltre a consentire un maggiore controllo della velocità. Dalla Fujihan potranno venire fatti decollare diverse tipologie di aeromobili militari, anche pesanti a pieno carico di propellente, come l’aereo AEW KJ-600, il caccia stealth J-35 e il caccia pesante J-15T. Ulteriore novità di rilievo è quella della capacità per la nave di fare affidamento a velivoli da sorveglianza, una funzione espletata dunque indipendentemente (e fuori) dallo specifico supporto fornito da terra, quindi in specchi marini notevolmente distanti, che includono la seconda catena di isole.
COMPETIZIONE NELL’INDO PACIFICO
Magnificate le caratteristiche della Fujihan, a questo punto ne vanno tuttavia evidenziati anche i limiti. Tutte e tre le portaerei cinesi sono a propulsione convenzionale, mentre le undici aicraft carrier statunitensi sono a propulsione nucleare, dunque possono operare in assenza di rifornimento incrementando notevolmente la loro autonomia. La marina militare della Repubblica Popolare è poi indietro per quanto concerne altre unità navali, quali gli incrociatori e i cacciatorpediniere dotati di missili guidati, fondamentali alla difesa aerea e antisom, navigli essenziale nella fornitura del supporto ai gruppi navali di maggiori dimensioni (come le flotte della US Navy) e ai sottomarini a propulsione nucleare. Gli americani sono inoltre all’avanguardia nel settore delle celle di lancio verticali dei sistemi missilistici. Infine, almeno per il momento, Pechino non può contare sulla rete di basi militari all’estero di cui dispone invece Washington, fondamentali al rifornimento delle portaerei e alla fornitura di piste di atterraggio alternative nel caso in cui gli aerei non riescano a tornare in sicurezza alle loro navi madri.



