Roma, 23 settembre 2026 – La presa di posizione avviene nella fase di elaborazione della riforma del Codice della Strada: Aniasa lancia l’allarme riguardo ai maggiori rischi per la sicurezza stradale che potrebbero derivare dalla nuova normativa, senza contare l’ulteriore peso in termini burocratici per le imprese di noleggio. Nelle osservazioni inviate al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) viene evidenziato come le nuove previsioni rischino di creare una zona franca per i cittadini di Stati esteri che in Italia commettono infrazioni al Codice, con evidenti conseguenze sulla sicurezza delle nostre strade.
INFRAZIONI E «ZONE FRANCHE»
Chi commette un’infrazione deve venire chiamato a risponderne personalmente e la difficoltà di alcune amministrazioni locali nel notificare e riscuotere una multa da un conducente residente all’estero non deve trasformarsi in una responsabilità economica per l’impresa che gli ha noleggiato il veicolo. È questo il punto centrale delle osservazioni presentate da Aniasa (Associazione che rappresenta in Confindustria i servizi di mobilità) al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel quadro della consultazione sulla revisione del Codice della Strada che ha avuto luogo il 14 settembre scorso.
IL RISCHIO È CHE NON PAGHINO
Aniasa chiede di eliminare la previsione che, in caso di mancato pagamento di una sanzione da parte di un locatario residente all’estero, trasferisce l’obbligo sul proprietario del veicolo, quindi sulla società di noleggio. La proposta di riforma del Codice conferma correttamente il principio secondo cui, in caso di violazione commessa con un veicolo a noleggio, è il locatario, cioè chi dispone materialmente e giuridicamente del mezzo, a essere responsabile della sanzione; ma specifica che in caso di mancato pagamento da parte di cliente residente all’estero, le Amministrazioni possono rivalersi sulle società di noleggio. Secondo Aniasa, il principio che sancisce la responsabilità di chi è alla guida dell’auto deve valere indipendentemente dal Paese di residenza del conducente, nel pieno rispetto del principio costituzionale secondo il quale la legge è uguale per tutti. In Italia ogni anno sono 3,5 milioni le contravvenzioni elevate nei confronti dei veicoli a noleggio, il 43% delle quali commesse da cittadini non residenti in Italia. Le principali infrazioni riguardano l’accesso a zone a traffico limitato (20%), il superamento dei limiti di velocità (15%) e la circolazione su corsie riservate a mezzi pubblici (3%), con una media complessiva di multe sulla flotta a noleggio ben inferiore a quella nazionale.
DANNEGGIATE LE IMPRESE DI NOLEGGIO
«Non si può trasformare una difficoltà amministrativa dello Stato in una responsabilità per l’impresa di noleggio – sottolinea il presidente Aniasa Italo Folonari –. Se un automobilista residente all’estero commette un’infrazione in Italia, deve essere messo nelle condizioni di pagare la sanzione e deve sapere che quella violazione avrà conseguenze effettive. Spostare sul proprietario del veicolo l’onere del mancato pagamento rischia invece di produrre l’effetto opposto: deresponsabilizzare il trasgressore e indebolire la funzione deterrente delle sanzioni. Si finirebbe per creare una sorta di ‘zona franca’ per chi commette infrazioni e non paga, mentre le imprese di noleggio diventerebbero il soggetto chiamato a farsi carico delle inefficienze del sistema». Aniasa propone quindi di cancellare tale nuova norma, accelerare l’adeguamento dell’Italia alla Direttiva UE 2024/3237 sullo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale e di valutare, nell’ambito del recepimento, un sistema ministeriale centralizzato per la gestione e riscossione delle sanzioni, evitando in questo modo di scaricare ancora una volta le inefficienze amministrative sulle imprese.
PEDAGGI E SUBLOCAZIONI: LE ALTRE PROPOSTE
Le osservazioni inviate da Aniasa al MIT riguardano anche altri aspetti della revisione del Codice della Strada che incidono direttamente sull’operatività delle imprese di noleggio. L’Associazione chiede, infatti: di fare chiarezza sulla responsabilità per il mancato pagamento dei pedaggi autostradali, applicando correttamente, anche in questo, caso il principio per cui risponde chi ha l’effettiva disponibilità del veicolo; di disciplinare espressamente la sublocazione dei veicoli tra operatori professionali, superando le attuali incertezze interpretative; di semplificare e rendere più coerenti gli obblighi di comunicazione sulla disponibilità dei veicoli, evitando che la gestione di flotte e contratti si traduca in un aggravio burocratico per le imprese.



