SOCIETÀ, povertà assoluta e relativa. Dati Istat sulla popolazione italiana relativi al 2025

Le statistiche indicano stabilità rispetto all’anno precedente. Nel 2025 è stato stimato che le famiglie in condizione di povertà assoluta ammontino a oltre 2,1 milioni, per un totale di 5,4 milioni di persone. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%, stabile rispetto al 2024 (+8,4%), mentre con riferimento alle persone è al 9,3%, dunque anch’essa stabile rispetto all’anno precedente (+9,8%). L’incidenza della povertà assoluta per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri. Stabile inoltre anche l’incidenza della povertà relativa, che tra le famiglie si attesta al 10,8%, dal 10,9% del 2024, e tra gli individui al 14,8% (dal 14,9%): sono oltre 2,8 milioni le famiglie in povertà relativa, per un totale di quasi 8,7 milioni di individui

Roma, 16 ottobre 2026; a cura dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) – Per l’anno 2025 si stimano in poco più di 2,1 milioni le famiglie che versavano in uno stato di povertà assoluta; l’incidenza, pari all’8,0% sul totale delle famiglie residenti, risulta stabile rispetto al 2024. Gli individui in povertà assoluta sono oltre 5,4 milioni e costituiscono il 9,3% del totale dei residenti, quota che risulta anch’essa stabile rispetto a quella dell’anno precedente.

PERSONE IN STATO DI POVERTÀ ASSOLUTA NEL 2025

La stabilità del fenomeno rispetto al 2024 conferma anche la più alta incidenza nel Mezzogiorno (813.000 famiglie, il 9,6% delle residenti nella ripartizione), seguito dal Nordovest (568.000 famiglie, 7,7%) e dal Nordest (386.000 famiglie, 7,4%); il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338.000 famiglie, 6,3%). Tra le famiglie assolutamente povere, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024). Anche tra gli individui i valori più elevati dell’incidenza di povertà assoluta (oltre l’11%) si osservano nel Sud e nelle Isole; seguono il Nordovest (8,8%) e il Centro (7,4%). L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1.136.000), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (1.198.000), all’8,9% per la fascia di età dai trentacinque ai sessantaquattro anni e al 6,1% fra gli ultra sessantacinquuenni (oltre 891.000). L’intensità della povertà assoluta, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà (cioè quanto poveri sono i poveri), si conferma stabile a livello nazionale (18,5%), nel Nord (18,2%, con valori pari al 18,5% nel Nordovest e 17,8% nel Nordest) e nel Centro (18,2%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un lieve incremento: le stime salgono al 19,0%, dal 18,5% del 2024, per effetto dell’aumento nelle Isole (dove dal 17,0% si sale al 19,0%). Segnali di miglioramento rispetto al 2024, a livello nazionale, si osservano nei comuni più piccoli fino a 50.000 abitanti (diversi dai comuni periferia area metropolitana), dove l’incidenza di povertà assoluta scende al 7,4% dall’8,9%. La povertà assoluta è invece stabile nei comuni sopra i 50.000 abitanti, nei comuni periferici delle aree metropolitane, dove l’incidenza è pari all’8,9%, e nei comuni centro di area metropolitana, dove si attesta all’8,1 per cento. Le dinamiche sono tuttavia differenziate nelle ripartizioni: la stabilità nei comuni centro di area metropolitana è la sintesi di una flessione dell’incidenza nel Nord, dove dall’8,2% scende al 5% (nel Nordovest al 4,2%), e di un aumento nel Centro dove sale all’8,3% (dal 4,1% del 2024). Il miglioramento nei comuni più piccoli (non periferici delle aree metropolitane) è invece trainato dal Centro, con valori pari al 5,4% (dal 7,9% del 2024), e dal Mezzogiorno, dove l’incidenza raggiunge l’8,2% (dall’11,0% del 2024).

SI CONFERMA CRITICA LA CONDIZIONE DELLE FAMIGLIE PIÙ AMPIE

L’incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all’8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti. Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su sei è in povertà assoluta (16,9%); anche per le famiglie di «altra tipologia», dove spesso coabitano più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati, l’incidenza è elevata (16,4%). Superiori alla media i valori dell’incidenza per le famiglie monogenitore tra le quali più di una su dieci (11,5%) è in povertà assoluta. La povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento (p.r.) con almeno sessantacinque anni risulta più contenuta (6,1%) rispetto a quelle con p.r. più giovane: l’incidenza supera il 10% tra le famiglie con p.r. entro i trentaquattro anni e tra quelle con età compresa fra i 45 e 54 anni, si attesta all’8,7% tra le famiglie con p.r. della fascia di età dai trentacinque ai quarantaquattro anni (in calo rispetto al 10,6% del 2024) e scende al 7,2% tra le famiglie della fascia di età dai cinquantacinque ai sessantaquattro anni.

FATTORI DI PROTEZIONE: ISTRUZIONE E LAVORO

L’incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è pari al 4,4%; è oltre due volte più elevata (11,9%) se la p.r. ha al massimo la licenza di scuola media e aumenta ulteriormente, salendo al 12,3%, per le famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare. Per queste ultime, concentrate tra le famiglie di anziani, si registra un miglioramento dei valori dell’incidenza rispetto al 2024 (quando era pari al 14,4%). Tra le famiglie con persona di riferimento occupata, l’incidenza di povertà è pari all’8,5% nel caso la p.r. sia lavoratore dipendente, arrivando al 14,3% se la persona di riferimento è inquadrata come operaio e assimilato. Fra le famiglie con persona di riferimento lavoratore indipendente, i valori più elevati dell’incidenza (6,6%) si registrano per le famiglie inquadrate come «altro indipendente» (indipendenti che non sono imprenditori né liberi professionisti). Infine, l’incidenza rimane su valori più elevati per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (20,7%), mentre tra le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro risulta contenuta e pari al 5,2 per cento.

SEGNALI DI MIGLIORAMENTO TRA I MINORI

Nel 2025, la povertà assoluta coinvolge oltre 1.136.000 minori (il 12,5% dei minori residenti), variando dal 10,7%, per il Centro al 15,2% del Mezzogiorno. Rispetto al 2024, si osserva una sostanziale stabilità dell’incidenza della povertà assoluta, con segnali di miglioramento per la fascia di età dai sette ai tredici anni (12,1%, dal 14,9% del 2024). Tra le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori, oltre 656.000 (11,2%), l’incidenza più elevata, pari al 19,4%, si osserva per quelle di “altra tipologia” (dove convivono più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati); tra le coppie, la diffusione del fenomeno aumenta al crescere del numero di figli minori (7,8% per le coppie con un figlio minore, 10,0% per quelle con due figli minori e 17,7% se i figli minori sono almeno tre), attestandosi su valori elevati anche tra le famiglie monogenitore (11,6%). L’intensità della povertà per le famiglie con minori, pari al 21,6%, è più elevata di quella calcolata sul totale delle famiglie (18,5%), evidenziando la diffusa condizione di disagio economico. Anche per le famiglie con minori si conferma l’associazione tra diffusione della povertà assoluta e condizione lavorativa/posizione nella professione della persona di riferimento (p.r.): tra le famiglie di occupati, l’incidenza più elevata si rileva se il p.r. è operaio e assimilato (15,5%), seguite da quelle con p.r. inquadrato come “altro indipendente” (10,5%). Arriva al 21,1% per le famiglie con minori in cui la p.r. non è occupata e per quelle in cui la p.r. è in cerca di occupazione. Nei comuni centro dell’area metropolitana, rispetto alle altre tipologie comunali, si registrano i valori più elevati dell’incidenza per le famiglie con minori (13,4%). Nei comuni più piccoli, fino a 50.000 abitanti le stime arrivano al 9,9% e nei comuni periferia dell’area metropolitana e i comuni di oltre i 50.000 abitanti sono pari al 12,3 per cento. Il legame tra cittadinanza e condizione socio economica si evidenzia anche tra le famiglie con minori: tra quelle composte solamente da italiani l’incidenza si attesta al 7,8% e diventa quattro volte più elevata (31,4%) se composte unicamente da stranieri (si ferma al 27,8% nel caso della famiglia con minori in cui sia presente almeno un componente straniero). Rispetto al 2024, le famiglie con minori dove sono presenti stranieri (sia quelle costituite solamente da stranieri sia quelle in cui è presente almeno uno straniero) registrano comunque una riduzione dei valori dell’incidenza di povertà assoluta.

POVERTÀ ASSOLUTA E STRANIERI: INCIDENZA ELEVATA, SONO UNO SU TRE

Nel 2025 gli stranieri in povertà assoluta erano oltre 1,5 milioni, quasi uno su tre (l’incidenza è pari al 29,8%), mostrando un’incidenza quattro volte superiore a quella degli italiani (7,3%). Tuttavia, i due terzi delle famiglie povere (67,1%) sono famiglie di soli italiani (oltre 1.411.000, con un’incidenza pari al 5,9%) e le famiglie con stranieri rappresentano il 32,9% (693.000, 29,4%); queste ultime nel 78,3% dei casi (542.000) sono famiglie composte esclusivamente da stranieri. L’incidenza di povertà assoluta, pari al 26,7% tra le famiglie con stranieri, arriva al 29,4% per quelle composte esclusivamente da stranieri (a fronte del 5,9% per le famiglie di soli italiani). A livello ripartizionale, le famiglie con stranieri e quelle composte esclusivamente da stranieri raggiungono il valore più elevato nel Mezzogiorno dove le quote superano il 30% (rispettivamente 33,8% e 36,3%); nella stessa ripartizione l’incidenza per le famiglie di soli italiani si ferma all’8,2 per cento. Rispetto all’anno precedente, l’incidenza di povertà assoluta tra gli individui stranieri risulta in calo (era pari al 35,6% nel 2024), per effetto della diminuzione tra le famiglie dove sono presenti stranieri (che scende al 26,7% dal 30,4% del 2024) e tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri al Nord, (al 29,4% dal 36,3% del 2024). Particolarmente critica la condizione per le famiglie di soli stranieri nei comuni periferia area metropolitana e nei comuni con oltre 50.000 abitanti, dove l’incidenza risulta essere pari al 32,9%; seguono i comuni fino a 50.000 abitanti che non sono comuni periferia di area metropolitana (28,2%) e quelli centro di area metropolitana (26,4%). Anche per le famiglie di soli italiani, l’incidenza di povertà assoluta risulta leggermente più elevata, pari al 6,1%, nei comuni periferia dell’area metropolitana e nei comuni con oltre 50.000 abitanti e più contenuta nei comuni fino a 50.000 abitanti (diversi dalle periferie dell’area metropolitana) dove si ferma al 5,9 per cento. Se la persona di riferimento è in cerca di occupazione, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con stranieri è pari al 30,3% (17,7% per le famiglie composte solamente da italiani); se la p.r. è occupata, la condizione di povertà riguarda più di una famiglia con stranieri su quattro (26,7%, sei volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani pari al 4,4%). Per le famiglie con p.r. inquadrata in livelli professionali bassi, come operaio o assimilato, le famiglie di soli stranieri mostrano valori di incidenza (31,6%) di oltre quattro volte superiori rispetto a quelle composte da soli italiani (7,7%).

ELEVATI LIVELLI DI POVERTÀ ASSOLUTA PER LE FAMIGLIE CHE ABITANO IN AFFITTO

Nel 2025, il 18,1% delle famiglie residenti in Italia paga l’affitto per l’abitazione in cui vive; il 73,3%, invece, vive in un’abitazione di proprietà (il restante 8,6% vive in usufrutto o uso gratuito). Il numero delle famiglie in affitto classificate come assolutamente povere arriva a 999.000; l’incidenza si attesta al 20,9% contro il 4,5% registrato tra quelle che vivono in abitazioni di proprietà (oltre 875.000 famiglie); tra le famiglie in usufrutto e uso gratuito l’incidenza di povertà assoluta è pari al 10,2% (quasi 230.000 famiglie). Per le famiglie in affitto, l’incidenza più elevata si registra nel Mezzogiorno (22,4%, coinvolgendo 318.000 famiglie), seguito dal Nord e dal Centro (rispettivamente 21,3% e 17,8%). Stessa evidenza per le famiglie proprietarie dell’immobile in cui vivono, con valori che variano dal massimo nel Mezzogiorno (6,2%) al minimo nel Centro (3,2%). Se in famiglia sono presenti minori, l’incidenza di povertà per quelle che vivono in affitto è pari al 28,7%, mentre per quelle proprietarie si ferma al 6,0 per cento. Tra le famiglie in affitto, l’incidenza di povertà assoluta è più elevata se la persona di riferimento ha tra i quarantacinque e i cinquantaquattro anni di età (26,2%), mentre è più contenuta se ha almeno sessantacinque anni (17,7%). Le famiglie in affitto interamente composte da italiani evidenziano valori dell’incidenza di povertà assoluta più che dimezzati rispetto a quelli delle famiglie con almeno uno straniero (rispettivamente 14,9% e 32,8%). Per quanto riguarda le famiglie assolutamente povere con stranieri, il 76,0% vive in affitto, soltanto il 12,2% possiede una casa di proprietà e il restante 11,8% un’abitazione in usufrutto o a titolo gratuito (tra le famiglie povere di soli italiani i valori sono, rispettivamente, pari al 33,5%, al 56,0% e al 10,5%). L’affitto medio per le famiglie in povertà assoluta è pari a circa 379,22 euro mensili, contro i circa 453,57 euro pagati dalle famiglie che non sono in condizione di povertà. Inoltre, tra le famiglie in povertà assoluta che vivono in casa di proprietà il 16,2% paga un mutuo (contro il 17,6% delle famiglie non povere). Sebbene il mutuo non rientri nella definizione di spesa per consumi, poiché è finalizzato ad accrescere il patrimonio immobiliare, per le famiglie su cui grava questa spesa, l’esborso limita in modo rilevante le risorse economiche da destinare alle spese per consumo.

STABILITÀ DEI VALORI RELATIVI ALLA POVERTÀ RELATIVA

Nel 2025 la soglia di povertà relativa familiare (per una famiglia di due componenti) è pari a 1.231,01 euro mensili (era 1.218,10 euro nel 2024) (al riguardo si consulti il glossario). Nel 2025, si stimano oltre 2,8 milioni di famiglie in condizioni di povertà relativa (l’incidenza è pari al 10,8%, stabile rispetto al 2024), per un totale di quasi 8,7 milioni di individui (14,8%, stabile rispetto al 14,9% dell’anno precedente). A livello territoriale, l’incidenza di povertà relativa familiare e individuale rimane stabile in tutte le ripartizioni. In particolare, al Nord, l’incidenza di povertà relativa familiare è pari al 7,0%, con valori più elevati nel Nordovest (7,8%) rispetto al Nordest (5,9%); nel Centro si attesta al 5,9%, mentre nel Mezzogiorno il valore dell’incidenza è pari al 19,5%, valore decisamente superiore a quello delle altre ripartizioni. Su scala regionale Puglia (25,2%), Calabria (23,1%) e Campania (20,6%) sono le regioni che registrano valori più elevati dell’incidenza familiare, mentre Valle d’Aosta Valleè d’Aoste (3,3%), Veneto (5,4%) e Toscana (5,7%) presentano i valori più contenuti. Anche la regione Marche mostra un’incidenza di poco superiore al 5%, per effetto dei segnali di miglioramento osservati che riallineano il valore a quelli rilevati nel 2021 e nel 2022. L’intensità della povertà relativa è pari al 19,6%, in lieve riduzione rispetto all’anno precedente (20,8%). La flessione dell’intensità della povertà relativa riguarda tutte le ripartizioni, con valori che arrivano a 17,8% nel Nordovest, al 16,7% nel Nordest; nel Centro al 18,8% e nel Mezzogiorno al 20,9 per cento. riguardo ai comuni centro di area metropolitana sono stati registrati i valori più contenuti dell’incidenza di povertà relativa (8,9%); per le altre tipologie comunali, l’incidenza è pari all’11,1 per cento. Il Mezzogiorno registra i valori più elevati dell’incidenza di povertà relativa per tutte le tipologie comunali: nei comuni centro di area metropolitana è pari al 22,6%, mentre per le altre tipologie scende al 20,0% (per i comuni periferia area metropolitana e nei comuni con oltre 50mila abitanti) e 18,5% (nei comuni fino a 50.000 abitanti diversi dalle periferie dell’area metropolitana). Al Nord sono i comuni fino a 50.000 abitanti a registrare il valore più elevato dell’incidenza (7,4%). Rispetto al 2024, il Centro segnala una crescita dei valori delle stime per i comuni centro di area metropolitana, che arrivano al 4,5% (dal 2,5%), mentre si osservano segnali di miglioramento per i comuni fino a 50mila abitanti diversi dalle periferie dell’area metropolitana dove l’incidenza scende al 7,0% (dal 9,3% del 2024).

ELEVATA INCIDENZA DI POVERTÀ RELATIVA NELLE FAMIGLIE CON MINORI

L’incidenza della povertà relativa cresce in relazione all’aumentare del numero dei componenti della famiglia: nel 2025, tra le famiglie monocomponenti si attesta al 4,3% e arriva al 31,6% per le famiglie di almeno cinque componenti. In particolare, i valori più elevati si osservano per le famiglie con tre o più figli minori, tra le quali l’incidenza di povertà relativa è oltre tre volte superiore a quella media nazionale (35,5% contro 10,8%); stessa evidenza per le coppie con tre o più figli (30,1%), che raggiungono il valore massimo di incidenza nel Mezzogiorno (37,2%). L’incidenza della povertà relativa risulta elevata anche per le famiglie di “altra tipologia” (23,6%), in particolar modo nel Mezzogiorno dove arriva al 36,0 per cento. Rispetto al 2024, l’incidenza di povertà relativa si riduce per le coppie senza figli con persona di riferimento con meno di sessantacinque anni (4,5%, dal 7,0%); tale riduzione risente della flessione misurata nel Mezzogiorno dove l’incidenza scende all’8,1% (dal 14,2%). Analizzando la condizione occupazionale e la posizione professionale, i valori più elevati dell’incidenza si osservano per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione, le quali raggiungono il 24,2% (34,9% nel Mezzogiorno). Segnali di persistente disagio economico si confermano poi per le famiglie con p.r. lavoratore dipendente (10,9%) e, soprattutto, per le famiglie con p.r. inquadrata come operaio o assimilato (17,5% a livello nazionale, 25,0% nel Mezzogiorno). Le famiglie con p.r. inquadrata come “altro indipendente” (diversa da imprenditore e libero professionista) mostrano valori elevati dell’incidenza (11,3% in Italia e 21,5% nel Mezzogiorno). I valori più contenuti si osservano per le famiglie con p.r. ritirata dal lavoro sia a livello nazionale (7,7%), sia nelle diverse ripartizioni: 3,6% al Nord, 4,0% al Centro e 17,2% nel Mezzogiorno. Rispetto al 2024 si segnala una crescita dell’incidenza per le famiglie residenti al Nord in cui la p.r. è inquadrata come dirigente e impiegata (si arriva al 3,2% dal 2,0% del 2024). L’analisi per cittadinanza evidenzia come l’incidenza di povertà relativa, pari al 9,0% per le famiglie di soli italiani, triplichi per le famiglie con almeno uno straniero (27,4%), nonostante rispetto al 2024 si segnali un miglioramento per le famiglie di soli stranieri (al 26,6% dal 31,9%), soprattutto al Nord in cui l’incidenza arriva al 23,4% (dal 29,3%), e per quelle con stranieri al Centro (al 19,1% dal 24,0%).

FAMIGLIE «SICURAMENTE POVERE» PRINCIPALMENTE NEL MEZZOGIORNO

La classificazione delle famiglie in povere e non povere, ottenuta attraverso la linea convenzionale di povertà relativa, può essere articolata ulteriormente con l’utilizzo di soglie aggiuntive, corrispondenti all’80%, al 90%, al 110% e al 120% di quella standard. Nel 2025, le famiglie «sicuramente» povere, sioè che esprimono livelli di spesa mensile equivalente sotto la linea standard di oltre il 20%, erano pari al 4,4% (4,9% nel 2024), con valori più elevati nel Mezzogiorno (8,6%). Quelle «appena povere» (spesa inferiore alla linea di non oltre il 20%) erano il 6,4% e raggiungevano il 10,9% nel Mezzogiorno. Tra le appena povere, il 3,6% presentava livelli di spesa per consumi molto prossimi alla linea di povertà (inferiori di non oltre il 10%); nel Mezzogiorno sono il 5,8 per cento.

GLOSSARO

Altro indipendente: indica il lavoratore in proprio, il socio di cooperativa, il coadiuvante nell’azienda di un familiare, il collaboratore coordinato e continuativo (con o senza progetto), il prestatore d’opera occasionale.

Incidenza della povertà: si ottiene dal rapporto tra il numero di famiglie con spesa media mensile per consumi pari o al di sotto della soglia di povertà e il totale delle famiglie residenti, Relativamente alle persone, si ottiene come rapporto tra il numero di persone in famiglie povere e il totale delle persone residenti.

Intensità della povertà: misura di quanto in percentuale la spesa media delle famiglie definite povere è al di sotto della soglia di povertà.

Operaio e assimilato: include il capo operaio, l’operaio subalterno, l’assimilato, l’apprendista, il lavorante a domicilio per conto di imprese.

Paniere di povertà assoluta: rappresenta l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano e per una famiglia con determinate caratteristiche, vengono considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.

Persona di riferimento della famiglia: è l’intestatario della scheda di famiglia in anagrafe.

Povertà assoluta: sono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia di povertà assoluta (che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per regione e per tipo di comune di residenza).

Povertà relativa: sono classificate come povere in termini relativi le famiglie che hanno una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia di povertà relativa (che si differenzia per numero di componenti).

Soglia di povertà assoluta: rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta. Varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla regione e dimensione del comune di residenza (per i valori della soglia si veda al seguente link: https://www.istat.it/dati/calcolatori/soglia-di-poverta/).

Soglia di povertà relativa: per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media per persona nel Paese (ovvero alla spesa pro-capite e si ottiene dividendo la spesa totale per consumi delle famiglie per il numero totale dei componenti); per le famiglie con un numero di componenti diverso da due, la soglia viene calcolata applicando la scala di equivalenza Carbonaro i cui coefficienti permettono di tener conto dell’effetto delle economie di scala. Ad esempio, la soglia di povertà per una famiglia di quattro persone è pari a 1,63 volte quella per due componenti (2.006,54 euro), la soglia per una famiglia composta da una sola persona è 0,6 volte quella per due componenti (738,60 euro), mentre la soglia per una famiglia di sei persone è di 2,16 volte (2.658,98 euro).

Spesa equivalente: è calcolata dividendo il valore familiare della spesa per il coefficiente della scala di equivalenza e permette di rendere direttamente confrontabili i livelli di spesa di famiglie di ampiezza diversa (si veda alla voce soglia di povertà relativa).

Spesa familiare: spesa per beni e servizi acquistati dalle famiglie per il soddisfacimento dei propri bisogni (incluse le spese per regali). Vi rientra anche il valore monetario degli affitti figurativi e quello degli autoconsumi, cioè dei beni prodotti e consumati dalla famiglia, così come dei beni e servizi ricevuti dal datore di lavoro a titolo di salario.

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