Roma, 12 ottobre 2026 – Sovente, in alcuni ricorre il pregiudizio che vorrebbe l’oreficeria sia «un’arte minore»: giammai, poiché essa è in verità una forma magnifica di espressione artistica. A questa conclusione si può giungere intuitivamente, osservando la bellezza dei pregiati manufatti realizzati dagli artigiani, oltreché aattraverso le testimonianze storiche, ciò che ci ha lascitao detto e scritto il passato. Come la vita, tra i tanti, di Lorenzo Ghiberti, che orafo (di scuola tedesca) nacque.
IL LASCITO DELLA CARTA
Una delle tante scuole, assieme a quella italiana, fiamminga e della Lorena, che a un certo punto, dopo la fase dell’apprendistato in bottega, iniziarono ad affermarsi e a formare artigiani del gioiello, alcuni dei quali si sarebbero poi distinti, fino, via via, coltrascorere del tempo, al fiorire delle Scuole dell’Ottocento. Ed è qui che si rende oltremodo evidente l’importanza del lavoro di Bianca Cappello e Lucia Ajello, scorrevole volume di taglio storico e divulgativo prefato da Maria Concetta Di Natale, “Segno preziosi: il disegno del Gioiello italiano dal XIV al XXI Secolo”. Qui, per la semplice ragione che la ricostruzione dei fatti avvenuti nel campo dell’oreficeria nel corso dei secoli è stata resa possibile dalla disponibilità di scritture su pergamene e carte. Infatti, riguardo all’antichità pochissimo è rimasto, praticamente nulla, di ciò che gli artigiani fecero ed è dal Medio Evo che si inizano a rinvenire le tracce del passato.
Bianca Cappello
UNA LUNGA STORIA NARRATA IN UN LIBRO
Con lo sviluppo del carboncino e della matita, poi dell’incisione il tratto decorativo è divenuto quindi sempre più complesso, rinvenibile in quelli che furono i bozzetti, disegni operativi e gli «esecutivi» realizzati a bottega, che visti attraverso le lenti di oggi si confermano autentici strumenti di comunicazione. Si tratta della materia di indagine della Cappello e della Ajello, che attraverso la loro perizia e la minuziosa ricerca hanno realizzato questo eccezionale strumento destinato non soltanto a studiosi e appassionati, un volume denso di contributi e dal fine corredo iconografico che, prendendo le mosse dal Secolo XIV, ripercorre le tappe principali di questa avvincente avventura di idee, disegni, metalli e pietre preziose. Attraverso i secoli, con episodi di inetresse quali quello relativo a Leonardo da Vinci, le autrici conducono il lettore fino alle Scuole orafe e poi alla nascita delle grandi maison, preludio a un moderno che oggi viene ormai superato dai grandi progressi della tecnologia applicati all’oerficeria.
Lucia Ajello
NEL CORSO DEL TEMPO
Tuttavia, in questo godibile viaggio attraverso i secoli, disegni permangono al centro della storia: dalla fase di presentazione del bozzetto al cliente fino alla rappresentazione definitiva dell’opera che per lui verrà posta in essere. Un testo che oltre a stimolare alcune provocatorie riflessioni – come quella sulle origini dell’arte astratta nel Seicento proprio attraverso questi disegni, piuttosto che nel Novecento, che (ironia in libera licenza del redattore dell’articolo) potrebbe apparire irriverente contestualmente a una grande e bella mostra su Kandisky a Roma -, induce anche a degli interrogativi quali, appunto, dove collocare storicamente l’idea germinale di un’opera come un gioiello? E ancora: in che modo è stato affrontato il tema relativo al disegno del gioiello nel corso del tempo? Un gioiello non nasce dal nulla, poiché alla sua origine vi è sempre un momento di osservazione, di eventuale captazione di modelli, di studio e ideazione. Ma il concepimento, come ci ricordano le autrici di questo pregevole volume, non potrà mai prescindere dal saper disegnare.



