ARTE, colonialismo e saccheggi. La Francia intende accelerare la restituzione delle opere in suo indebito possesso

Sulla questione nel parlamento di Parigi le posizioni politiche divergono, poiché il Rassemblement National vorrebbe limitare le restituzioni ai paesi considerati «vicini» alla Francia, mentre la sinistra denuncia l'assenza del termine «colonizzazione» nella bozza del testo legislativo, sottolineando la mancanza di un riconoscimento storico. Attualmente le richieste di restituzione non sono molte, sulla base dei dati resi pubblici dal Ministro della Cultura francese ammontano a una decina, però essi potrebbero aumentare a seguito dell’eventuale approvazione della legge. Al riguardo, l'Algeria ha chiesto la restituzione di oggetti che furono di proprietà dell'emiro Abdelkader e il Mali i reperti del tesoro di Ségou, mentre il Benin ha inoltrato a Parigi ulteriori richieste

Parigi, 13 aprile 2026 – All’Assemblea Nazionale della Repubblica Francese è stato sottoposto all’esame un disegno di legge relativo alla facilitazione delle procedure di restituzione delle opere d’arte saccheggiate in Africa durante il periodo coloniale intercorso tra il XIX e il XX secolo.

SACCO AFRICANO

Si tratta di una operazione di rilevante significato politico che era stata annunciata nel 2017 dal presidente Emmanuel Macron nel corso di un proprio discorso pronunciato a Ouagadougou, capitale dello Stato africano del Burkina Faso. Il successivo disegno di legge, la cui discussione in parlamento era stata più volte rinviata, è stato poi approvato all’unanimità dal Senato alla fine dello scorso mese di gennaio e questo pomeriggio è passato all’esame dell’altro ramo del Parlamento di Parigi. Le richieste di restituzione vanno inizialmente ricondotte alle attività dei movimenti per l’indipendenza africana, ma hanno registrato una intensificazione negli anni Settanta a seguito dell’impulso ricevuto dall’Unesco. A lungo ostacolate dalle direzioni dei principali musei occidentali, hanno tuttavia riacquistato vigore negli ultimi anni. Esse tuttavia, seppure iniziate nel 2017, finora sono state limitate nel loro numero.

LENTO PROCESSO DI RESTITUZIONE DELLE OPERE

In Francia si è proceduto a una loro intensificazione nel 2020, quando sono stati resi ventisei tesori da Abomey allo Stato del Benin e la spada di El Hadj Omar al Senegal, mentre più di recente, all’inizio del 2026, il cosiddetto tamburo parlante Djidji Ayokwe è stato restituito dopo oltre un secolo alla Costa d’Avorio. L’ostacolo principale all’azione di restituzione delle opere va rinvenuto nel principio di inalienabilità delle collezioni pubbliche, che richiede il varo di specifici provvedimenti normativi per ogni singola restituzione. Il nuovo disegno di legge in discussione a Parigi è stato preordinato allo scopo di semplificare tale iter in guisa da consentire le restituzioni per decreto, aumentandone così la rapidità. Il testo legislativo in discussione all’Assemblea Nazionale concerne opere trasferite in Francia nel periodo intercorrente tra il 1815 e il 1972, limite temporale che ha alimentato un animato dibattito nel panorama politico d’oltralpe.

IL DISEGNO DI LEGGE ALL’ESAME DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE

Sulla questione nel parlamento di Parigi le posizioni politiche divergono, poiché il Rassemblement National vorrebbe limitare le restituzioni ai paesi considerati «vicini» alla Francia, mentre la sinistra denuncia l’assenza del termine «colonizzazione» nella bozza del testo legislativo, sottolineando la mancanza di un riconoscimento storico. Attualmente le richieste di restituzione non sono molte, sulla base dei dati resi pubblici dal Ministro della Cultura francese ammontano a una decina, però essi potrebbero aumentare a seguito dell’eventuale approvazione della legge. Al riguardo, l’Algeria ha chiesto la restituzione di oggetti che furono di proprietà dell’emiro Abdelkader e il Mali i reperti del tesoro di Ségou, mentre il Benin ha inoltrato a Parigi ulteriori richieste.

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