Roma, 20 marzo 2026 – Si è conclusa recentemente Pitigliani Kolno’a Festival: Ebraismo e Israele nel cinema, manifestazione incentrata sulla cinematografia di argomento ebraico e israeliana giunta alla sua diciassettesima edizione, prodotta dal Centro ebraico italiano Il Pitigliani e diretta da Ariela Piattelli e Lirit Mash.
PKF17
Il PKF17 ha proposto come sempre un variegato assaggio dell’ultima produzione israeliana, registrando una grande partecipazione di pubblico. Con la proiezione di quattro film, dei quali tre in anteprima italiana, è stata offerta la possibilità di gettare uno sguardo sugli aspetti diversi di quella società. Si è infatti trattato di quattro opere che hanno posto lo spettatore nelle condizioni di conoscere i temi che il cinema israeliano affronta oggi, oltreché i diversi linguaggi scelti dai registi che continuano a raccontare un paese e la sua cultura. Proiezione inaugurale è stata quella di “Soda”, di Erez Tadmor (Matchmaking; Children of Nobody), con Lior Raz (Fauda) e Rotem Sela (Beauty and the Baker), protagonisti di un avvincente dramma con al centro Eva, affascinante sarta che nel 1954 arriva con la figlia in un quartiere popolare di una città dello Stato ebraico israeliano abitato da ex deportati e sopravvissuti alla Shoah.
OPERE PREMIATE
Shalom Gottlieb, in passato capo partigiano divenuto in seguito caposquadra in una fabbrica, se ne innamora, ma le voci sul passato di Eva (la indicano come kapo nei campi di sterminio durante l’Olocausto) scuotono la comunità e, conseguentemente, per Shalom restare assieme a lei significherebbe non soltanto tradire la propria famiglia, ma anche tutto il quartiere. Il Premio PKF17 è andato al documentario “Letter to David”, diretto da Tom Shoval, presentato in anteprima italiana e seconda opera in programma domenica 15 marzo. La motivazione del premio recita: «Perché interseca tempi diversi, ricordandoci che esiste un prima e un dopo 7 ottobre, raccontandoci quel che c’era, quel che resta e quello che non c’è più; gli abitanti del Kibbutz Nir Oz che sono stati uccisi e chi è tornato. Un documentario di grande valore per il suo slancio poetico e autoriale».
PRIMA E DOPO IL 7 OTTOBRE
Il premio è stato consegnato al regista a distanza dalla condirettrice artistica Lirit Mash, poiché entrambi erano impossibilitati a viaggiare in Italia a causa dei bombardamenti iraniani su Israele. Il film è una lettera cinematografica personale indirizzata da Shoval a David Cunio, sequestrato a Nir Oz e imprigionato nella striscia di Gaza il 7 ottobre, rilasciato dopo 738 giorni di prigionia. Dieci anni fa, David e il fratello gemello Eitan avevano recitato nel pluripremiato film d’esordio di Shoval, “Youth”, presentato alla Berlinale 2013, che narrava del forte legame intercorrente tra i due fratelli e di un tragico quanto inimmaginabile scherzo del destino che volle avvenisse un rapimento. Attraverso filmati inediti, dietro le quinte e i nastri delle audizioni di Youth, Shoval ha realizzato un documentario multistrato che esplora le connessioni inspiegabili tra vita e cinema, memoria e realtà, oltre alle conseguenze catastrofiche della guerra.
GIADO, IL CAMPO DI STERMINIO LIBICO
La seconda serata dell’evento di lunedì 16 marzo è stata dedicata al documentario “Giado: Holocaust in the desert”, opera diretta a quattro mani da Golan Rise e Sharon Ada Yaish e proiettato in anteprima italiana. Basato sulla testimonianza di Yosef Dadosh, che all’età di vent’anni fu tra i tremila ebrei deportati dalle loro case della città di Bengasi nel campo di concentramento di Giado, nel cuore del deserto libico, dove morirono oltre cinquecento ebrei bengasini per mano italo-tedesca. Per settant’anni, il suo diario rimase nascosto al mondo chiuso in un armadio, fino alla sua morte. Il diario di Yosef dà una visione straordinaria e rara della straziante routine di Giado. Allo scopo di rappresentare compiutamente questa drammatica storia sullo schermo è stato costruito e fotografato un modello unico del campo, quindi, mediante il ricorso all’impiego di animazioni, il modello ha funto da ponte visivo, collegando i testi inquietanti del diario di Yosef con la cruda realtà del lager, squarciando il velo attorno alla realtà delle persecuzioni antiebraiche in Libia e sui suoi tardivi riconoscimenti.
COPPIA INSTABILE SFRATTATA A TEL AVIV
Il festival si è chiuso martedì 17 marzo con la proiezione di Real Estate diretto da Anat Malz, in anteprima italiana, la storia di Tamara e Adam, coppia selvaggia e instabile interpretata da Victoria Rosovsky e Leib Lev Levin (Delegation; All Eyes Off Me; The Lesson), in procinto di diventare genitori. Poco prima di venire sfrattati dalla loro abitazione a Tel Aviv, decidono di cercare una nuova casa nella città natale di Adam, Haifa. Durante un’indimenticabile giornata a tratti esilarante, il viaggio alla ricerca di un appartamento si trasforma in un viaggio nel cuore della loro appassionata, ma complicata relazione.


