Perugia, 4 agosto 2025; a cura di Giuseppe Castellini – Ad avviso di Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, «il turismo è una delle leve più potenti dell’economia regionale, ma se consideriamo anche l’indotto, cioè trasporti, cultura, commercio e servizi, il suo peso sul rodotto interno lordo umbro si moltiplica ben oltre quanto indicano i dati relativi al solo alloggio e alla ristorazione».
CAPITALIZZARE QUESTA FASE
«Tra il 2019 e il 2024 – prosegue Mencaroni – le presenze turistiche sono cresciute in modo netto, segnando un balzo importante per l’intero sistema regionale. Anche il 2025 sta registrando numeri molto incoraggianti, trainati in parte dal Giubileo. La sfida ora è capitalizzare questa fase, puntando su qualità, accoglienza, infrastrutture e promozione. L’Umbria ha potenzialità straordinarie per affermarsi come destinazione stabile, competitiva e sostenibile nel panorama nazionale e internazionale». Il report sintetico Dataview (barometro dell’economia territoriale di Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Camera di Commercio dell’Umbria) ha posto sotto la lente di ingrandimento sei indicatori chiave. Perugia mostra segnali di vitalità ma, al tempo stesso anche limiti strutturali; Terni, al contrario, arranca, con valori sotto la media in quasi tutti i parametri. Male entrambe sul fronte dell’universo AirBnb; buoni segnali invece dalla destagionalizzazione e dalla crescita delle presenze rispetto al 2019.
FUORI DALLA CRISI PANDEMICA, MA CI SONO ULTERIORI MARGINI DI CRESCITA
Il turismo umbro è uscito pienamente dalla crisi pandemica ma resta in cerca di un’identità pienamente competitiva. Queso è almeno quanto emerge dal report Dataview. Il confronto tra le due province fotografa un sistema a due velocità: Perugia si muove meglio, con dati positivi su alcuni parametri, discreti su altri, ma ancora insoddisfacenti. Terni invece fatica ad affermarsi, restando nelle retrovie della classifica nazionale in quasi tutti gli indicatori. Tra i sei parametri considerati, quello delle presenze turistiche per chilometro quadrato di superficie consumata è uno dei più indicativi, poiché il concetto (definito da Ispra) si riferisce a quanto turismo genera il territorio già urbanizzato, cioè la parte che può effettivamente ospitare strutture ricettive. In questo caso la provincia di Perugia si posiziona al 41° posto (sui 107, totale delle province italiane) con 16.819 presenze per chilometro quadrato, un dato che la colloca nella parte medio alta della classifica nazionale. Terni, invece, si ferma a 9.350 presenze per chilometro quadrato (63° posto), evidenziando un’attrattività inferiore di circa la metà rispetto al capoluogo regionale. Entrambe le province, comunque, sono ben lontane da fenomeni di overtourism, con ampi margini di crescita sostenibile.
CONFRONTO SULLA CRESCITA
Il parametro che sorride di più all’Umbria è la variazione percentuale delle presenze turistiche 2019-2024. Perugia segna +15,15%, collocandosi al 23° posto tra le 107 province italiane. Terni registra +11,50%, guadagnando la 33ª posizione. Si tratta di un segnale forte, poiché è indice del fatto che l’Umbria ha recuperato e superato i livelli pre-Covid, dimostrando la propria capacità di adattamento. Un risultato che premia gli sforzi profusi al fine di attrarre visitatori anche fuori dai grandi flussi tradizionali, che conferma inoltre come il turismo locale abbia tenuto testa alla crisi sanitaria, rilanciando la propria offerta. Riguardo alla stagionalità, essa risulta contenuta, la in quadro di equilibrio virtuoso. Buona è la performance nell’indice di concentrazione mensile delle presenze turistiche, che viene basato sul coefficiente di Gini, quindi, minore è il valore e più il turismo è distribuito lungo l’anno.
SCARSA COMPETITIVITÀ DELL’UNIVERSO AIRBNB
Perugia è allo 0,259 (37° posto), Terni allo 0,253 (35° posto), meglio della media nazionale, con la Città di San Valentino e delle acciaierie che supera lievemente il capoluogo umbro, si tratta dell’unico parametro che registra il Ternano in una posizione migliore del Perugino, indice di un proprio suo turismo meno caratterizzato dalla stagionalità, dunque potenzialmente più resiliente. Infine, i due parametri relativi all’universo AirBnb evidenziano una debolezza strutturale dell’offerta extra-alberghiera. Nel 2024, Perugia conta 2,02 alloggi medi annui disponibili per kmq nell’universo AirBnb (50° posto), Terni appena 1,48 (63° posto). Peggio ancora va sul fronte dell’occupazione media annuale degli alloggi: 22,21% per Perugia (65° posto), 20,74% per Terni (77° posto). Emerge quindi una scarsa capacità di attrarre prenotazioni effettive, con il turismo breve che in Umbria, almeno a oggi, non è competitivo.
POTENZIALITÀ FRUSTRATE
Un peso economico ancora indietro rispetto alle potenzialità: il sesto parametro misura l’incidenza del valore aggiunto di alloggio e ristorazione sull’economia provinciale e, anche in questo caso, l’Umbria fatica a lasciare il segno. Perugia si attesta al 3,93% (51° posto), Terni al 3,39% (70° posto). Un dato che sottolinea come il turismo, pur presente, nella regione abbia da guadagnare e possa guadagnare spazio e posizioni nella scala del prodotto interno lordo regionale. In conclusione, sono molte le potenzialità ma la competitività è da costruire. Se la provincia di Perugia mostra segnali di vitalità, resta però lontana dalle aree leader, questo mentre Terni arranca, con risultati troppo timidi per ambire a un posizionamento competitivo. L’Umbria ha in ogni caso le carte per crescere: una domanda in aumento, una buona destagionalizzazione, un’offerta ancora espandibile, tuttavia dovrà sciogliere i nodi dei pochi alloggi moderni disponibili, del ridotto utilizzo delle strutture esistenti e dell’incidenza economica al di sotto di quella della maggioranza delle province italiane. Occorre un cambio di passo, perché non basta esserci, ma bisogna competere. E il turismo, se sostenuto da investimenti, formazione e promozione efficace, può costituire un motore strutturale dell’economia regionale.



