ISRAELE, guerra. Perché gli attacchi di Hamas sono diretti anche a noi

Un cruento episodio che sarebbe errato non collocare nel quadro del più ampio conflitto di civiltà (tuttora) in corso

A provocare più disturbo in Occidente non sono le immagini dei bambini trucidati nei kibbutz o estratti cadavere dalle macerie di Gaza, ma tre parole che, purtroppo, sono sullo sfondo anche nel recente conflitto che si vuole israelo-palestinese, ma in realtà oppone l’organizzazione terroristica Hamas a Israele. Le tre parole sono: conflitto-di-civiltà ed esprimono un concetto che in Occidente non si vuol riconoscere per non urtare la nostra e l’altrui suscettibilità. Il conflitto asimmetrico in atto ne è un altro episodio e si colloca, come altri, in una lunga serie di precedenti che hanno riguardato anche il più vasto mondo occidentale. Una scia che parte dagli attentati alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania del 1998 e passa dall’11 settembre 2001, agli attentati di Madrid del 2004, di Londra 2005, di Parigi 2015 e di Nizza 2016, solo per citare i più eclatanti e sanguinosi, tutti rivendicati da messaggi che ci indicavano complici del sionismo (sic!).

TRE INDIZI CHE AVVALORANO IL CONFLITTO DI CIVILTA’

Ma veniamo agli attacchi di Hamas a Israele. Diceva Agatha Christie, la grande giallista: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre fanno una prova”. Di indizi tratti dalle testimonianze e dalla documentazione audiovisiva dei recenti attacchi a Israele ne forniamo tre che vanno in una direzione precisa.

Indizio numero 1. Nelle immagini relative alla presa degli ostaggi e nelle sequenze di festeggiamenti per i risultati conseguiti dall’azione, non si sente neanche una voce che gridi Free Palestine o un qualunque slogan che rimandi alla Palestina. Un solo grido è perfettamente comprensibile e ricorrente: “Allah Akbar!”

Indizio numero 2: Nei filmati relativi all’azione di Hamas non appaiono bandiere e/o simboli che possano farci considerare quei miliziani come soldati della causa palestinese; si dirà: si tratta di guerriglieri. Rispondiamo: guerriglieri che uccidono civili inermi. Infatti, le uniche bandiere ritrovate sono quelle dell’ISIS.

Indizio numero 3: Da testimonianze e sonori dei video diffusi da Hamas non si parla di ostaggi israeliani, ma tout court di ebrei. Un connotato squisitamente razziale e religioso, il cui sottinteso è: se Stato palestinese sarà, esso va conquistato con le armi e facendo strage degli ebrei. Last but not least perché la missione che si è assunta Hamas non va in direzione dei “due popoli, due stati”, ma prevede la distruzione di Israele come la condizione indispensabile per creare uno stato palestinese. Dunque chiunque invochi il dialogo tra le parti non considera che uno dei due attori lo rifiuta.

PERCHÈ L’ATTACCO A ISRAELE VA CONSSIDERATO UN ATTACCO ALL’OCCIDENTE

Anche la reazione prevedibile di Israele è stata contemplata. Bombarderanno le nostre basi e faranno un numero considerevole di vittime civili (ragiona Hamas), ma questo ci porterà la solidarietà delle opinioni pubbliche del mondo arabo e di quella parte di mondo che è antisemita, ma ha paura di confessarlo. La tesi sostenuta da Samuel Huntington nel suo saggio si riassume così: i conflitti della politica globale si produrranno fra nazioni e gruppi appartenenti a civiltà diverse, fra loro distinte quanto a storia, lingua, cultura, tradizioni e soprattutto religione. L’attacco armato di Hamas al rave party è emblematico di questa frattura. Il conflitto Hamas-Israele è dunque parte del conflitto di civiltà e negarlo significa parteggiare per coloro che vogliono la distruzione di uno stato democratico che in Medio Oriente è quanto di più vicino ai nostri sistemi politici e ai nostri stili di vita. Quelli che l’Islam radicale ritiene essere un indice di decadenza.

Questo è un altro dato di realtà: dal 2006 a oggi il popolo israeliano è andato al voto ben nove volte, mentre nei territori palestinesi una sola volta, nel 2006, quando a Gaza City ha vinto il partito di Hamas. Sono passati diciassette anni da quel voto e nessun palestinese si è più potuto esprimere sul suo destino. Quando nacque l’Unione Europa ci fu la tentazione di esprimere un principio che testimoniasse della comune identità. Quel concetto, cioè le origini “giudaico-cristiane dell’Europa” venne respinto, mentre dovrebbe tornare al centro della discussione. Questo nella consapevolezza che, anche se disturba, il conflitto di civiltà è in corso da tempo.

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