STRATEGIA, scenari. Lituania e Taiwan alla fine del 2021: così distanti, cosi ‘vicine

Considerazioni di natura predittiva delle relazioni internazionali anche in vista delle prossime Olimpiadi invernali di Pechino

a cura del generale Giuseppe Morabito, membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation – Vilnius e Taipei distano più di ottomila chilometri, ma negli ultimi mesi del 2021 il già complicato rapporto tra la Repubblica Popolare cinese e l’Europa è stato messo alla prova dalla piccola Repubblica di Lituania, che con le sue decisioni ha evidenziato di quanto sia forte la leva di coercizione economica che Pechino tende a esercitare sui paesi che si avvicinino alla democratica Repubblica di Cina (Taiwan).

APPARENTI QUESTIONI DI NOMI

L’apertura di un ufficio di rappresentanza lituano a Taiwan (de facto un’ambasciata) ha provocato una furiosa reazione a Pechino, che comunque al momento non ha portato a nessuna rottura delle relazioni diplomatiche con la Repubblica baltica.

Il portavoce del ministero degli esteri di Pechino, Zhao Lijian, nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato che «l’ufficio, il primo per un paese dell’Unione europea a utilizzare il nome “Taiwan” invece di “Taipei”, costituisce un precedente eclatante». Al riguardo va rilevato come a Roma esistano sia un Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia che anche un’Ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede.

RAPPRESAGLIA, MA CONTENUTA

La Cina Popolare considera Taiwan parte del suo territorio e ha intensificato la pressione sui paesi che hanno rapporti diplomatici con Taipei nel tentativo, purtroppo quasi sempre riuscito, di isolare quest’ultima in ambito internazionale. Qualificati analisti geopolitici hanno comunque osservato che la risposta alla decisione di Vilnius è stata relativamente contenuta, intravedendo in questo la preoccupazione di Pechino di provocare altri Stati europei che potrebbero seguirne  l’esempio.

La azioni di rappresaglia finora si sono concretizzate nell’invio di un messaggio di natura politica: la Cina Popolare ha richiamato il suo ambasciatore in Lituania ad agosto dopo l’annuncio della decisione di Vilnius, mentre il mese scorso ha declassato la sua missione diplomatica al livello di “incaricato d’affari”. Dunque, non si è giunti alla recisione completa delle relazioni diplomatiche, qualcosa che chi conosce il Partito comunista cinese aveva ipotizzato potesse essere sul tavolo. Ci sono state comunque altre misure di ritorsione, tuttavia più confuse.

PECHINO E L’UNIONE EUROPEA

Il mese scorso, l’ambasciata della Cina Popolare in Lituania ha annunciato la temporanea sospensione dei servizi consolari (in seguito mai attuata) e ad agosto, dopo che i media europei avevano segnalato l’interruzione del servizio di treni merci tra la Cina e la Lituania, la cosa è stata negata da Pechino, indice evidente dell’intenzione della Cina Popolare di ridurre al minimo i rischi di escalation della tensione con l’Europa.

Mentre l’Unione europea è da tempo critica nei confronti di Pechino a causa del suo mancato rispetto dei diritti umani, è indiscutibile che le relazioni tra Bruxelles e Pechino siano state guidate principalmente dalla  ex cancelliera tedesca Angela Merkel, tessitrice di stretti legami economici con la Cina Popolare a beneficio del proprio paese. La fine del suo ciclo politico in Germania potrebbe però spostare l’equilibrio del potere interno all’Unione europea. Un aspetto che impone ai cinesi una stabilizzazione delle loro relazioni complessive con Bruxelles.

DELEGAZIONI BALTICHE A TAIPEI

Sia la Lituania che Taiwan sono state invitate al Vertice per la democrazia tenuto dal presidente degli Usa Joe Biden, quindi Pechino potrebbe essere preoccupata che punire Vilnius possa essere per lei controproducente, tanto è vero che Su Hao, professore alla China Foreign Affairs University, ha recentemente dichiarato che «la Lituania sta per oltrepassare una “linea rossa” per la Cina, ma non lo ha ancora fatto», aggiungendo inoltre che «in questa fase il declassamento delle relazioni diplomatiche risulta appropriato ».

Da parte sua, Vilnius non mostra alcun timore reverenziale, tanto è vero che una delegazione lituana assieme a quelle degli due Stati baltici ha visitato Taiwan lo scorso mese, venendo ricevuta dalla presidente Tsai Ing-wen con la quale è stato discusso il tema del rafforzamento dei legami comuni.

INTERSCAMBI ECONOMICI A RISCHIO

I diritti umani costituiscono un elemento centrale nella politica estera del governo di coalizione lituano. Sotto l’annessione sovietica per mezzo secolo, il paese rimane diffidente e preoccupato per le pressioni delle nazioni più potenti. Chiaro il parallelismo con quanto minacciato dalla Russia in questi anni e , soprattutto dall’atteggiamento aggressivo di Mosca sia verso l’Ucraina sia, storicamente, con le Repubbliche Baltiche. Bisogna qui ricordare che Mosca e Pechino stanno rinforzando i loro legami in campo politico e militare, e hanno un atteggiamento aggressivo simile verso, rispettivamente, Ucraina e Taiwan.

La Lituania non ha legami economici profondi con la Cina Popolare, che l’anno scorso ha acquistato soltanto l’1% circa delle sue esportazioni e, anche se le spedizioni delle società lituane non fossero sdoganate dalla dogana cinese, risulta improbabile che ciò provochi gravi danni economici a Vilnius che, nel frattempo, cerca di stringere legami economici più stretti con Taipei, in particolare cercando opportunità di business per la sua qualificata e capace industria delle apparecchiature laser e ottiche. I due paesi hanno firmato memorandum d’intesa sulla cooperazione economica in settori che includono i semiconduttori dove Taiwan è leader mondiale.

SOLIDARIETÀ DI WASHINGTON A VILNIUS

Gli Stati Uniti hanno appoggiato la Lituania in merito alle tensioni con Pechino, con il segretario di Stato Antony Blinken che ha espresso a Vilnius la ferrea solidarietà di Washington. Gli analisti ripetono che la minaccia della pressione economica cinese sia esagerata e fanno l’esempio dell’Australia, che vende oltre il 30% delle sue esportazioni alla Cina Popolare e ha dovuto affrontare barriere commerciali tra cui alte tariffe sui prodotti agricoli. In particolare, fonti di Camberra hanno reso noto come le esportazioni verso la Cina Popolare dei beni interessati da queste azioni ritorsive siano diminuite di circa 5,4 miliardi di dollari australiani (3,8 miliardi di dollari Usa) fino a giugno, mentre le esportazioni verso il resto del mondo sono aumentate di 4,4 miliardi di dollari nello stesso periodo.

Lo stesso segretario di Stato americano Blinken ha parlato nei giorni scorsi con il primo ministro lituano Ingrida Simonyte, sottolineandole la solidarietà «corazzata» degli Stati Uniti al paese baltico di fronte alle pressioni cinesi.

DURA PRESA DI POSIZIONE DEL DIPARTIMENTO DI STATO USA

«È importante che tutti i partner dell’Unione europea degli Stati Uniti e dell’Indo-Pacifico lavorino insieme per contrastare gli atti di coercizione», ha dichiarato in seguito la Simonyte. Poche ore dopo, il portavoce del Dipartimento di Stato di Washington, Ned Price, ha reso noto come il segretario di Stato Blinken abbia rilevato «preoccupanti rapporti pubblici secondo i quali le autorità doganali della Cina Popolare non stanno sdoganando le spedizioni lituane o quelle con componenti lituane, e che stanno rifiutando le domande di importazione dalla Lituania». Egli ha quindi aggiunto che: «Il segretario ha sottolineato che tali misure solleverebbero serie preoccupazioni, anche in base ai principi del commercio internazionale, e sembrano costituire una forma di coercizione economica», concludendo che Blinken «ha evidenziato il sostegno degli Stati Uniti alla Lituania di fronte a queste azioni e ha riaffermato l’impegno degli Stati Uniti a lavorare con paesi che la pensano allo stesso modo per respingere il comportamento diplomatico ed economico coercitivo della Cina Popolare».

MISURE CONCRETE

Taipei ha ringraziato Washington per aver dimostrato la sua leadership nell’alleanza globale delle democrazie, in virtù del fatto che il governo taiwanese  è convinto che gli Usa adotteranno misure concrete per aiutare i partner democratici a contrastare le coercizioni politiche ed economiche dei regimi autoritari. Taiwan continuerà certamente a sviluppare relazioni amichevoli con tutti i paesi che abbracciano la democrazia e, pare ormai chiaro, che lavorerà anche con gli Stati Uniti e altri partner democratici per aiutare la Lituania ad affrontare le minacce ibride imposte dai regimi autoritari e a difendere le istituzioni democratiche. Esempio di tale impegno è che il servizio di guardia di frontiera di Stato lituano sta utilizzando velivoli senza equipaggio donati da Taiwan per ispezionare e rafforzare il confine orientale dell’Unione europea con la Bielorussia.

INSIEME PER UN FUTURO CONDIVISO

Curioso, ma tipico della propaganda di Pechino, l’aver fatto circolare false informazioni sulla possibile cancellazione della partecipazione della Lituania alle Olimpiadi invernali di Pechino. Il ministero degli esteri di Vilnius smentendo lo ha classificato come fake news. Il 2022 si aprirà con il grande evento delle Olimpiadi invernali di Pechino il cui motto è «insieme per un futuro condiviso». Uno slogan che, come spiegano gli organizzatori cinesi, «riflette il potere dei Giochi di superare le sfide globali come una comunità con un futuro condiviso per l’umanità. Bisogna lavorare insieme per un domani migliore, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19».

Atteso che la pandemia sia una “creatura” proveniente dalla Cina Popolare e che in materia di rispetto dei diritti umani e di autodeterminazione dei popoli non si prevedono medaglie appuntate sul petto del presidente cinese Xi Jinping, c’è solo da sperare che lo spirito olimpico continui dopo la cerimonia di chiusura dei giochi.

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