AMBIENTE, salvaguardia. Emissioni inquinanti e gas serra: lo studio congiunto di Amici della Terra ed EDF

Presentati i risultati preliminari della ricerca sulle emissioni di metano della filiera del gas naturale nel Paese: «Far emergere i volumi legati alle importazioni, che coprono il 93% del fabbisogno nazionale e, al contempo, rafforzare la collaborazione con gli attori della filiera per migliorare ulteriormente la situazione in Italia»

Presentati i risultati preliminari del primo studio in Italia di Amici della Terra in collaborazione con l’Environmental Defense Fund (EDF) sulle emissioni di metano della filiera del gas naturale nel Paese.

«Far emergere le emissioni di metano legate alle importazioni che coprono il 93% del fabbisogno nazionale e rafforzare la collaborazione con gli attori della filiera per migliorare ulteriormente i dati sull’Italia».

Nel pomeriggio di mercoledì primo luglio si è svolto il webinar “Le emissioni di metano della filiera del gas naturale in Italia”, organizzato dagli Amici della Terra in collaborazione con l’Environmental Defense Fund (EDF), per la presentazione dei risultati preliminari dello studio elaborato dagli Amici della Terra per conto di EDF su proposte di strumenti di mercato per la riduzione delle emissioni di metano nella filiera del gas naturale.

La più grande incognita legata alle emissioni fuggitive di metano connesse al gas naturale consumato in Italia è legata a quelle del 93% di gas importato di cui in questo momento è difficile conoscere quelle dovute alle attività di produzione e trasporto dai principali paesi da cui ci approvvigioniamo (48% dalla Russia, 26% dall’Algeria e 10% dal Qatar).

Secondo le prime stime effettuate dagli Amici della Terra le emissioni fuggitive di metano legate alle importazioni di gas naturale oscillano tra un minimo equivalente al valore di quelle generate dalla filiera nel territorio italiano (circa 4 Mt CO2 eq) ma molto probabilmente hanno un valore almeno doppio se non maggiore.

Il caso delle importazioni del gas naturale in Italia ripropone le stesse contraddizioni già emerse con i fenomeni di carbon leakage che penalizzano l’industria manifatturiera italiane e europea con effetti ambientali negativi a livello globale.

Per questo è essenziale che l’Unione europea si doti in tempi brevi di una “Methane Strategy” per la riduzione delle emissioni di metano del settore energetico come previsto dallo European Green Deal, e che si preveda anche in questo settore l’utilizzo di una carbon border tax non discriminatoria, come la proposta di imposta sulle emissioni aggiunte (IMEA) già sostenuta dagli Amici della Terra per contrastare efficacemente i processi di carbon leakage.

In apertura del webinar, Monica Tommasi presidente degli Amici della Terra ha affermato: «Riteniamo necessario affrontare il tema del ruolo del gas naturale nella transizione energetica senza atteggiamenti pregiudiziali per individuare concretamente i modi migliori di utilizzo del combustibile fossile a minor intensità carbonica, a partire da una gestione adeguata delle emissioni fuggitive di metano, nella filiera dalla produzione al consumo. È per questo che abbiamo aderito alla campagna internazionale di EDF per la riduzione delle emissioni di metano del settore Oil & Gas».

Ella ha infine concluso il suo intervento ricordando che: «Per perseguire gli obiettivi di de-carbonizzazione con il phase out dal carbone entro il 2025, il PNIEC dell’Italia inevitabilmente indica nel breve periodo un aumento dei consumi di gas naturale e delle emissioni fuggitive di metano. Lo scenario del PNIEC fa inoltre emergere il paradosso di una politica che prevede un aumento del consumo di gas ma al contempo penalizza la produzione nazionale aumentando ancora più le importazioni da paesi con standard ambientali minori di quelli italiani e Unione europea»

Nel suo intervento, Ilaria Restifo – referente italiana di EDF – ha dichiarato: «In vista di una strategia europea sul metano, sarà importante delineare precise azioni parallele, come promuovere strumenti di fiscalità ambientale su tutto il gas non conforme e introdurre uno standard di prestazione emissiva del metano su tutto il gas venduto nella Ue, compreso quello importato da paesi terzi. A questo scopo è necessario ottenere dati di alta qualità e introdurre tecniche MRV di monitoraggio, rendicontazione verifica, anche nell’ottica di una tassonomia per la finanza sostenibile. Gran parte delle politiche europee sul metano riguarderà l’applicazione di misure a livello nazionale e precise scelte di politica energetica. Quello del gas naturale è uno dei settori dove l’Italia ha una voce importante nel contesto internazionale, e dove può pensare di portare altri paesi sulle proprie linee d’azione, cogliendo l’occasione per essere davvero protagonista nella transizione energetica».

Tommaso Franci, membro della direzione nazionale degli Amici della Terra ha presentato i risultati preliminari dello studio per la parte di inquadramento del ruolo del gas naturale in Italia e di analisi dei dati delle emissioni fuggitive di metano della filiera resi disponibili dall’inventario nazionale delle emissioni di gas serra di ISPRA.

Il primo punto di partenza secondo Franci è che «il gas naturale è da alcuni anni la prima fonte nel mix energetico dell’Italia con un peso del 37%. Nel 2018 l’Italia ha consumato 72,7 Miliardi di m³ di gas naturale di cui il 93% importato (per l’88% tramite gasdotti e per il 12% da terminali di rigassificazione del GNL); circa il 55% viene consumato da grandi utenze (centrali termoelettriche e industrie) alimentate direttamente dalla rete di trasporto mentre circa il 45% dei consumi sono di piccole utenze (residenziale e terziario) alimentate dalle reti di distribuzione».

In base ai dati ISPRA, in Italia, le emissioni fuggitive di metano della filiera del gas naturale (Produzione, stoccaggio, trasporto e distribuzione) ammontano a 4,12 Mt di COeq.

Nell’ambito della filiera del gas naturale circa il 78,1% delle emissioni fuggitive di metano provengono dalle reti di distribuzione, il 14,9% dalle infrastrutture di trasporto e stoccaggio, e il 3% dalle attività di estrazione. Dal 1990 le emissioni fuggitive di metano del settore energia si sono ridotte del 34,4%.

La qualità di questi dati secondo i criteri delle linee guida dell’IPCC sono del livello più basso (Tier 1) per le attività di upstream, e di livello intermedio (Tier 2) per le attività di trasporto e distribuzione.

Secondo gli Amici della Terra risulta indispensabile un netto salto di qualità nei dati ufficiali sulle emissioni di metano che è possibile con un maggior coinvolgimento degli attori della filiera del gas naturale, come sta avvenendo anche a livello internazionale, per poter verificare in modo credibile se effettivamente sono stati raggiunti i significativi obiettivi di riduzione su cui importanti operatori del settore hanno dichiarato di essere impegnati anche in Italia.

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