ISRAELE, conflitto regionale. Impostata la struttura del comando militare per il contrasto della minaccia iraniana

Il programma rientra nel quadro del nuovo piano strategico difensivo pluriennale «Tnufa», concepito per il contrasto delle minacce provenienti da tre livelli concentrici.

Impostata la nuova struttura di comando militare per il contrasto della minaccia iraniana, essa concentrerà le proprie attività sull’analisi dello spettro di minacce poste dall’avversario regionale dello Stato ebraico, elaborando le adeguate contromisure necessarie al loro contrasto.

Si tratta di uno sforzo profuso nel quadro del piano difensivo nazionale denominato «Tnufa», che era stato  annunciato lo scorso 13 febbraio dal capo di stato maggiore delle forze armate israeliane (Tsahal) generale Aviv Kochavi.

Il concetto alla base di tale pianificazione pluriennale – secondo lo stesso Kochavi – «è quello relativo all’aumento della letalità nei termini della quantità e della precisione», un obiettivo che secondo i vertici di Tsahal può essere raggiunto attraverso un notevole potenziamento della capacità di distruggere gli assetti del nemico anche attraverso operazioni combinate.

Le minacce attualmente incombenti su Israele provengono da diversi livelli (i ben noti “tre cerchi”, le prime (a diretto contato col territorio dello Stato ebraico) sono costituite da forze armate e organizzazioni guerrigliere e terroristiche presenti e attive in Siria, Libano, nella striscia di Gaza e nel turbolento Sinai egiziano; quindi ci sono le minacce provenienti dai Paesi del secondo cerchio, che non confinano con Israele), infine quelle del terzo cerchio, cioè l’Iran.

Teheran attualmente sarebbe in grado di schierare un migliaio di missili – di varia tipo, gittata e precisione – in grado di raggiungere anche l’area densamente urbanizzata di Tel Aviv.

Alcuni di questi sono armati con testate di guerra multiple a rientro indipendente  (Multiple Independently targetable Reentry Vehicles, MIRV), che possono colpire una pluralità di bersagli e di difficile intercettazione mentre anche Hezbollah starebbe compiendo passi in avanti nel suo programma di dotazione di razzi di precisione.

Per altro è di pochi giorni fa – cioè immediatamente dopo il fallimento del lancio del satellite Zafar-1 – la presentazione ufficiale del nuovo missile balistico tattico a corto raggio Ra’ad-500 (Tuono), un vettore propulso da un razzo alimentato a combustibile solido accreditato di una gittata di 500 chilometri (seppure gli analisti affermino che in realtà non dovrebbe superare i 300 chilometri). Esso sostituirà i Faeh-110, missili per i quali sarebbe previsto a breve il ritiro dalle unità nelle quali sono ancora in linea.

Il missile viene accreditato come struttura in materiali compositi (fibra di carbonio), che – sostituendo il metallo impiegato nei vettori precedentemente realizzati nella Repubblica Islamica – garantirebbero una riduzione della segnatura radar oltreché un decremento del peso complessivo rispetto ai Fateh-110, caratteristiche che ne permetterebbero una maggior gittata.

Il programma Tnufa è mirato dunque al potenziamento del sistema antimissile su tre livelli basato sui sistemi Arrow 3 (ingaggi di bersagli nell’atmosfera superiore), Kelah Da’vid, (David’s Sling o “Fionda di Davide”, sistema mobile per la difesa a quote intermedie nei confronti di aerei, velivoli senza pilota e missili) e Iron Dome sul corto raggio.

L’IDF sta inoltre lavorando alla creazione di nuove aree difensive a elevato contento tecnologico nel West Bank e a una barriera sulla linea di confine con la striscia di Gaza oltre a una linea fortificata alla frontiera con il Libano.

Lo scopo di Tnufa è quello i porre le unità combattenti di Tsahal di attaccare e distruggere il massimo degli obiettivi possibili nel minor tempo possibile abbreviando al contempo la durata delle campagne militari. Tuttavia – come reso noto da insidertrend.it nelle scorse settimane – questo impegnativo piano pluriennale, nonostante sia già stato approvato dal primo ministro e dal ministro della difesa, per essere inscritto nel bilancio dello Stato (la spesa  stimata per l’investimento decennale ammonta a 40 miliardi di shekel, pari a circa 10 miliardi di dollari), abbisogna della formazione di un nuovo governo che guidi il Paese e che deliberi formalmente la spesa, dunque si dovranno attendere gli esiti delle prossime elezioni politiche anticipate.

Intanto, lo scorso 16 presso la base aerea di Nevatim nel deserto del Negev, l’aeronautica israeliana (Israel Air and Space Force, IASF) ha reso operativo la sua nuova unità equipaggiata con cacciabombardieri F-35I Adir.

Si tratta del 116º Squadron, che fino al dicembre del 2016 ha operato con gli F-16A/B Netz e che adesso schiera in linea otto F-35I (ai quali se ne aggiungeranno altri quattro entro la prossima estate) affiancandosi al 140º Squadron già operativo sul nuovo velivolo da combattimento.

Attualmente Israele schiera in linea venti dei cinquanta F-35I ordinati, dei quali è prevista la consegna entro il 2024, mentre ulteriori venticinque macchine sono in eventuale opzione per la costituzione di un possibile terzo squadrone).

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