Roma, 26 ottobre 2026 – L’evento ha proposto una riflessione sul ruolo dell’informazione nel raccontare le guerre dimenticate o sottorappresentate dai media, conflitti che, pur causando numerose vittime, sfollamenti e profonde crisi umanitarie, faticano a trovare spazio nel dibattito pubblico internazionale.
CONFLITTI INGNORATI
Il corso di formazione dei Pubblicisti italiani uniti per l’Europa ha avuto luogo questa mattina presso la Sala Europa del Parlamento Europeo in Italia in Piazza Venezia a Roma. I temi affrontati durante la mattinata di formazione e approfondimento sono stati molteplici: conflitti ignorati e loro rilevanza i, cause ed effetti relativamente ai mercati finanziari, prossimità geografica e culturale delle guerre che oltrepassano (anche) le dimensioni strategiche, utilità della memoria storica ai fini del dialogo e della diplomazia, il contenzioso climatico e gli indici di borsa, informazione ed ecosistema dei capitali concentrati. Numerosi anche gli interrogativi posti: quale è la percentuale di attendibilità attribuibile alle fonti di informazione? Quali sono le dinamiche della competizione per la captazione dell’attenzione dell’opinione pubblica in relazione ai conflitti in atto? Quali i rischi del ricorso e all’attuale pregnanza dell’intelligenza artificiale? La cosiddetta «narrativa di Stato» è una informazione in grado di nuocere alla politica estera del Paese?
GIORNALISMO E GUERRE INVISIBILI
Grazie al contributo di giornalisti ed esperti, sono state analizzate le ragioni ritenute alla base della diversa visibilità assunta attualmente dai conflitti, il rapporto tra attenzione mediatica e interessi geopolitici, le difficoltà del giornalismo nelle aree di guerra e le responsabilità dell’informazione nella restituzione della complessità di crisi delle quali spesso vengono fatti resoconti esclusivamente attraverso le lenti dell’emergenza. L’obiettivo che si sono posti gli artefici dell’iniziativa è stato quello di fornire ai giornalisti partecipanti gli strumenti e le chiavi di lettura necessarie all’individuazione delle crisi meno raccontate, oltreché la verifica delle dinamiche e la costruzione di una narrazione in grado di superare la logica dell’ultima guerra e delle breaking news, contribuendo così a ricondurre al centro dell’attenzione guerre che altrimenti rischierebbero di diventare invisibili.
A817 – MEDIA, CONFLITTI E GIORNALISMO: CONFLITTI IGNORATI DI UN MONDO IN GUERRA. In un mondo attraversato da un numero crescente di conflitti convenzionali, guerre civili e crisi umanitarie, l’attenzione dell’opinione pubblica, italiana e internazionale, tende a concentrarsi su un numero limitato di scenari, lasciando nell’ombra molte altre emergenze.
È come se certe guerre «scomparissero» dai media, ergo, dall’attenzione della gente. Queste guerre dimenticate sono vere e proprie sfide poste al diritto internazionale e al giornalismo che dovrebbe raccontarle. In un quadro generale in diuturna rapida mutazione a causa dei continui e profondi progressi tecnologici – mutazione che investe anche l’essere umano e il campo delle neuroscienze -, sia fisiologicamente che per effetto di operatori dell’informazione e della disinformazione si formano delle gerarchie sovente arbitrarie della visibilità delle notizie. I fattori alla base di questi processi sono molteplici, essi vanno rinvenuti nella vicinanza geografica e culturale degli esseri umani, nei complessi e intrecciati interessi economici a livello globale, nelle immagini e nelle testimonianze (vere e false), nella copertura data dagli inviati agli avvenimenti e, financo, nelle esigenze editoriali. Sul campo di battaglia delle guerre ibride combattono professionisti più o meno in buona fede e persuasori occulti, al punto che la Comunità europea fa un ricorso sempre maggiore agli influencer allo scopo di contrastare le narrative ostili che aggravano il picco di sfiducia che contraddistingue in questa fase storica le sue Istituzioni.
Tutte tematiche approfondite nel corso de “I conflitti ignorati”, organizzato a beneficio dei giornalisti dall’Ente terzo formatore PIUE, in collaborazione con “Diplomacy” Festival della Diplomazia”, al quale sono intervenuti CARLO FELICE CORSETTI (giornalista, segretario del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio), CARLO CORAZZA (direttore del Parlamento europeo in Italia), SILVIA BOLTUC (managing director SpecialEurasia), ANDREA CUCCO (giornalista, direttore responsabile presso “Difesa Online”), ILARIA SCARPETTA (WWF Italia), VALERIA FRASCHETTI (giornalista GR1 Rai), ALFIO NICOTRA (giornalista, copresidente di Un Ponte Per), MANUELA ASTROLOGO (giornalista), MATTEO PEDDITZI (analista politico) e GIORGIO BARTOLOMUCCI (giornalista, fondatore e segretario generale del Festival della Diplomazia).
Ascolta gli audio allegati:
- A817 – MEDIA, CONFLITTI E GIORNALISMO: CONFLITTI IGNORATI DI UN MONDO IN GUERRA. In un mondo attraversato da un numero crescente di conflitti convenzionali, guerre civili e crisi umanitarie, l’attenzione dell’opinione pubblica, italiana e internazionale, tende a concentrarsi su un numero limitato di scenari, lasciando nell’ombra molte altre emergenze. È come se certe guerre «scomparissero» dai media, ergo, dall’attenzione della gente. Queste guerre dimenticate sono vere e proprie sfide poste al diritto internazionale e al giornalismo che dovrebbe raccontarle. In un quadro generale in diuturna rapida mutazione a causa dei continui e profondi progressi tecnologici – mutazione che investe anche l’essere umano e il campo delle neuroscienze -, sia fisiologicamente che per effetto di operatori dell’informazione e della disinformazione si formano delle gerarchie sovente arbitrarie della visibilità delle notizie. I fattori alla base di questi processi sono molteplici, essi vanno rinvenuti nella vicinanza geografica e culturale degli esseri umani, nei complessi e intrecciati interessi economici a livello globale, nelle immagini e nelle testimonianze (vere e false), nella copertura data dagli inviati agli avvenimenti e, financo, nelle esigenze editoriali. Sul campo di battaglia delle guerre ibride combattono professionisti più o meno in buona fede e persuasori occulti, al punto che la Comunità europea fa un ricorso sempre maggiore agli influencer allo scopo di contrastare le narrative ostili che aggravano il picco di sfiducia che contraddistingue in questa fase storica le sue Istituzioni. Tutte tematiche approfondite nel corso de “I conflitti ignorati”, organizzato a beneficio dei giornalisti dall’Ente terzo formatore PIUE, in collaborazione con “Diplomacy” Festival della Diplomazia”, al quale sono intervenuti CARLO FELICE CORSETTI (giornalista, segretario del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio), CARLO CORAZZA (direttore del Parlamento europeo in Italia), SILVIA BOLTUC (managing director SpecialEurasia), ANDREA CUCCO (giornalista, direttore responsabile presso “Difesa Online”), ILARIA SCARPETTA (WWF Italia), VALERIA FRASCHETTI (giornalista GR1 Rai), ALFIO NICOTRA (giornalista, copresidente di Un Ponte Per), MANUELA ASTROLOGO (giornalista), MATTEO PEDDITZI (analista politico) e GIORGIO BARTOLOMUCCI (giornalista, fondatore e segretario generale del Festival della Diplomazia)