ECONOMIA, imprese. Società benefit: più crescita, più rete, più innovazione; nuova fotografia del settore

Presentati oggi a Milano i nuovi approfondimenti della ricerca condotta su scala nazionale sulle società benefit (SB) nel 2026 relativamente a competitività, filiere e territori. Ne sono emerse un’associazione positiva tra modello benefit e crescita (nel 2022-2024 l’effetto stimato della specifica qualifica risulta pari al +13% per il fatturato), filiere maggiormente stabili con maggiore quota di acquisti presso fornitori continuativi rispetto alle non benefit (27,4% a fronte del 21,8%), il 38% delle SB ha relazioni commerciali con altre SB (rispetto al 24% delle non benefit con fornitori SB), l’incidenza delle SB è superiore nelle province con maggiore capacità innovativa, condizioni economiche più favorevoli e una più ampia partecipazione al lavoro; al 30 giugno di quest’anno il numero di SB era cresciuto a 5.968 (+15,6% rispetto all’anno precedente), con un valore della produzione annuale pari a 71,3 miliardi di euro

Milano, 26 ottobre 2026 – Ha avuto luogo oggi nel capoluogo lombardo il convegno “Società Benefit: dalla competitività all’interdipendenza”, nel corso del quale è stata presentata la Ricerca nazionale sulle società benefit 2026. Attraverso gli interventi dei partner che hanno collaborato alla ricerca (Nativa, Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, Università di Padova, Camera di Commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit) è emerso un quadro aggiornato su competitività, relazioni di filiera e rapporto con i territori. L’analisi sulla competitività ha abbinato duemila SB ad altrettante imprese non benefit con profili il più possibile omogenei per dimensione, settore, territorio e coorte di età, evidenziando un’associazione positiva tra qualifica «benefit» e crescita d’impresa: l’effetto stimato risulta pari a circa +13% per il fatturato, +17% per il costo del lavoro e +12% per il valore aggiunto.

BENEFIT: UN MODELLO DI SUCCESSO

L’adozione del modello Benefit risulta quindi uno degli elementi che concorrono alla migliore performance delle imprese. Il vantaggio si rafforza quando l’identità benefit si accompagna a strategie orientate alla qualità, alla sostenibilità ambientale e all’apertura internazionale. Inoltre, dall’analisi degli scambi commerciali nel 2024 di 4.376 imprese, metà SB e metà non benefit omogenee per settore, dimensione e provincia, emerge come le Società Benefit compaiono nelle filiere delle loro omologhe con una frequenza superiore a quella dell’economia nel suo complesso. Il 38% delle SB ha relazioni commerciali con altre Benefit, mentre le nonbenefit hanno fornitori benefit solo nel 24% dei casi. Questa propensione a costruire relazioni con fornitori Benefit interessa tutte le classi dimensionali, dalle micro alle grandi imprese: all’aumentare della dimensione cresce la probabilità di avere almeno un fornitore benefit (tra le grandi imprese benefit si raggiunge quota 86%), ma il vantaggio delle SB rispetto al campione di confronto permane sistematicamente presente. Le filiere delle SB sono inoltre più stabili: il 27,4% degli acquisti è destinato a fornitori con cui esiste un rapporto continuativo negli ultimi nove anni, contro il 21,8% delle non benefit.

MAGGIORE STABILITÀ

Questo dato offre uno spunto di riflessione sulla tenuta delle supply chain. In una fase caratterizzata da elevata volatilità dei mercati e da frequenti tensioni nelle catene di fornitura globali, la capacità di mantenere relazioni stabili con i fornitori potrebbe rappresentare un elemento di forza. La stabilità delle relazioni può tradursi in un vantaggio competitivo, favorendo non solo l’efficienza e la continuità degli scambi, ma anche la diffusione di conoscenze, pratiche e valori condivisi tra le imprese coinvolte e la gestione delle criticità. Un ecosistema che include anche le imprese più piccole: quando l’impresa ordinante è una microimpresa SB, la quota di fornitori benefit di pari dimensioni è pari al 57%, quasi il doppio rispetto a quanto osservato quando gli acquirenti sono le società non-benefit. Il dato indica un ecosistema diffuso, in cui anche le realtà più piccole riescono a consolidare relazioni commerciali con imprese che condividono valori simili. Attraverso la ricerca è stato inoltre confrontata la diffusione delle SB nelle province italiane con le condizioni economiche e sociali dei territori, misurate dagli indicatori Istat sul benessere equo e sostenibile (BesT 2025).

BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE

Ne è emerso che la maggiore presenza delle SB non risponde a una intensità di bisogni sociali, né a carenze del contesto in cui operano. La mappa del modello segue infatti quella dell’innovazione e del reddito: le SB sono maggiormente presenti nei territori che brevettano di più e dove i redditi sono più elevati, con un’incidenza che va da 2,7 ogni mille società nel Nordovest a 0,8 nelle Isole. Per quanto concerne invece le finalità di beneficio comune, emerge come le scelte degli statuti derivino più dall’attività dell’impresa che dal luogo in cui ha sede. Territorio, settore e dimensione spiegano solo una piccola parte delle differenze degli impegni assunti. L’unica eccezione riguarda il capitale umano, risultato maggiormente presente negli statuti delle imprese dei territori dove il mercato del lavoro presenta condizioni più favorevoli. La ricerca presenta un aggiornamento sulla numerica del fenomeno benefit. Al 30 giugno 2026 le SB in Italia erano 5.968, il 7,7% in più rispetto al rilevamento effettuato alla fine del 2025 e il 15,6% in più rispetto a un anno prima. Impiegano circa 260.000 addetti e generano un valore della produzione di 71,3 miliardi di euro, pari al 2,5% del totale nazionale.

MICRO E GRANDI IMPRESE

Le microimprese sono le più numerose (4.342), ma il modello è più diffuso tra le grandi imprese con oltre 250 addetti, dove l’incidenza arriva al 2,4 per cento. Inoltre è presente in tutti i settori, in particolare nelle telecomunicazioni (11,7‰), nelle attività professionali (9,4‰) e nell’istruzione (7,0‰). La ricerca ha aggiornato anche l’analisi della dimensione statutaria, categorizzando gli impegni concreti e pubblici che le SB assumono nei confronti delle persone, delle comunità e dell’ambiente. La classificazione ESG, ottenuta tramite l’esame puntuale di 5006 statuti, conferma un forte orientamento verso le finalità sociali (55%), seguite da quelle ambientali (28%) e di governance (17%). Società benefit è uno status giuridico adottato da imprese che, oltre allo scopo di distribuire gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, ambiente e stakeholder, impegnandosi a valutare in maniera trasparente il proprio impatto. I principi costitutivi delle SB sono definiti nella legge 28 dicembre 2015, n.208. Nel 2016 l’Italia è diventata il primo paese dopo gli Stati Uniti d’America a introdurre nella propria legislazione la possibilità per le aziende di adottare la qualifica di SB. Secondo la norma, le SB presentano alcune sostanziali novità.

SOCIETÀ BENEFIT: NOVITÀ INTRODOTTE DALLA NORMATIVA DEL 2026

Una o più finalità di beneficio comune indicate nell’oggetto sociale. La realizzazione di un beneficio comune viene pertanto a configurarsi come un obbligo giuridico di natura statutaria. L’obbligo, nella gestione, di bilanciare l’interesse dei soci con il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi degli stakeholder. L’obbligo di comunicare in maniera trasparente il perseguimento del beneficio comune con una relazione annuale che contempli anche la misurazione dell’impatto generato (secondo standard di valutazione esterni) su governance, lavoratori, stakeholder del territorio e ambiente. La necessità di individuare un soggetto all’interno della società responsabile per il perseguimento del Beneficio comune.

Nativa è la SB che da anni accompagna le imprese nel ridisegnare radicalmente i propri modelli in ottica di sostenibilità, in favore di un paradigma economico rigenerativo. Dal 2014 ha per prima attivamente promosso l’introduzione delle SB in Italia e poi in Perù, Ecuador, Colombia, Uruguay, Panama e Spagna, come modello di governance efficace per accelerare l’integrazione della sostenibilità nei processi di business delle aziende. Intesa Sanpaolo è il maggior gruppo bancario in Italia con una significativa presenza internazionale. Il suo Research Department è uno dei principali centri di ricerca economica e finanziaria del Paese, con la missione di produrre analisi indipendenti e imparziali e di contribuire al dibattito economico sui principali temi strutturali del Paese; studi sull’andamento dell’economia italiana e internazionale, sui mercati dei capitali, sulle economie territoriali, sui settori e distretti industriali, sul sistema bancario, sugli enti e sui servizi pubblici.

InfoCamere è la società consortile delle Camere di Commercio per l’innovazione digitale e ha il compito di approntare, organizzare e gestire nell’interesse e per conto delle Camere di Commercio il Registro Imprese (riconosciuto dall’AGID quale banca dati di interesse nazionale) e altri rilevanti asset digitali del sistema camerale, sviluppando al contempo soluzioni per l’analisi dei fenomeni economici letti attraverso il dato amministrativo a supporto dei decisori pubblici e del sistema produttivo nel suo insieme.

Il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali Marco Fanno è un dipartiment dell’Università di Padova che integra docenti di area economia e di area management e che nel corso degli anni ha maturato consolidate esperienze di ricerca nell’ambito dell’imprenditorialità, delle forme organizzative, della governance, dei modelli di business e della gestione delle risorse umane nell’ottica della sostenibilità. Dal 2023 è accreditato Equis.

La Camera di commercio di Brindisi – Taranto opera, sin dal 2016, a favore della diffusione della conoscenza e dell’adozione del modello imprenditoriale benefit, promuovendo il costante monitoraggio quali quantitativo del fenomeno attraverso la creazione e la gestione, con l’indispensabile supporto tecnologico di InfoCamere, di un Osservatorio e di una dashboard di analisi statistica evoluta.

Assobenefit è l’associazione nazionale delle SB, al fianco delle imprese che hanno scelto questo modello e di chi si riconosce in un’economia che mette al centro il bene comune. È punto di riferimento in Italia e all’estero, grazie a una solida rete di partner istituzionali e della società civile. Promuove lo sviluppo del modello Benefit attraverso la ricerca e la diffusione delle buone prassi per dare vita a filiere e distretti di missione. Promuove l’innovazione in sede legislativa italiana ed europea. Dal 26 maggio 2026 è ente del Terzo settore.

il testo completo della Ricerca è consultabile al seguente link: https://www.societabenefit.net/ricerca-nazionale-sulle-societa-benefit/

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