Roma, 25 ottobre 2026 – A pochi giorni dall’inaugurazione, giunta alla sua quinta edizione, LamArte si conferma essere un evento di successo anche in virtù dell’organizzazione da parte della società Start Group, che rinviene in Stefania Pieralice, curatrice alla Biennale di Venezia Arte, la consulente scientifica e in Daniele Radini Tedeschi e Lucilla Rebecchini gli organizzatori.

ESISTERE E CAMBIARE: ALL’HILTON ROME EURO LA LAMA PRENDE AVVIO “LAMARTE”
Con la partecipata kermesse dello scorso 22 ottobre, nel corso della quale è stata presentata al pubblico l’esposizione delle opere dell’artista romano di fama internazionale Marco Manzo, tatuatore, scultore, performer, ha preso dunque avvio LamArte, richiamo di collezionisti, appassionati e turisti in questo albergo di lusso della Capitale che non è soltanto luogo di soggiorno, ma anche di riflessione, creatività e sperimentazione artistica. La collaborazione tra l’Hotel Hilton Rome Eur La Lama e Start Group, realtà romana attiva in eventi culturali in Italiano e all’estero, si è confermata una scelta vincente. Presenti alla serata inaugurale anche le autorità istituzionali, in particolare la presidente del IX Municipio, Teresa Maria «Titti» Di Salvo e il vicepresidente Augusto Gregori. Paolo Bellè, general manager di Hilton Rome EUR La Lama, nell’occasione si è espresso riguardo all’iniziativa: «Grazie alla sua struttura futuristica e al design innovativo Hilton Rome Eur La Lama si presta naturalmente al dialogo con l’arte. Due anni fa abbiamo iniziato a sperimentare questo connubio, con l’idea di trasformare l’hotel in qualcosa che andasse oltre un luogo di soggiorno: uno spazio vivo, un’esperienza da attraversare, dove il design incontra l’arte contemporanea. Oggi “LamArte” non è più un esperimento. Siamo infatti giunti alla quinta edizione e, con questa mostra, proseguiamo un percorso che mette al centro la creatività e la sperimentazione. L’artista di questa edizione dà ulteriore lustro al progetto».

TATUAGGIO: RINASCITA IDENTITARIA ATTRAVERSO IL RECUPERO DI CARNE E FLUSSO EMATICO
La mostra Marco Manzo. Esistere è cambiare origina nelle premesse del filosofo francese Henri Bergson, che nel 1907 ne “L’evoluzione creatrice” scrisse appunto che «esistere è cambiare, cambiare è maturare, maturare è continuare a creare sé stessi senza fine», un concetto ripreso dalla Pieralice, che da anni segue il percorso di ricerca dell’artista autore delle opere in esposizione, convinta che «se un tempo c’era l’idea di una età dell’oro, mitica, prosperosa, felice per l’umanità, oggi siamo proiettati nell’età video che ha assorbito ogni forma di corporeità e di esistenza. Come afferma il filosofo Baudrillard, assistiamo a una sostituzione del sangue con la linfa bianca dei media. Ecco, nel tatuaggio c’è sicuramente una sorta di recupero della carne, del flusso ematico; l’atto stesso di incidere la pelle segna un momento di rinascita identitaria. La ricerca dell’artista, portata in un nuovo contesto, al di fuori dei suoi classici percorsi scientifici e istituzionali, segna il traguardo di un nuovo stadio evolutivo in cui si riflette sul paesaggio interiore e sulle contaminazioni della vita organica con lo spirito».
Daniele Radini Tedeschi, Lucilla Rebecchini, Stefania Pieralice, Paolo Bellè e Marco Manzo
DEFINIRE LA CORPOREITÀ
Parole che oggi più che mai risultano attuali, considerato come la corporeità non risponda più a una definizione univoca, poiché essa non solo è riflesso dello sguardo altrui, bensì, attraverso il ricorso al digitale, viene altresì filtrata da uno sguardo “mediatizzato”, dominato dai mezzi di comunicazione, dove con i social il corpo subisce un processo di sparizione. Il tatuaggio, cifra caratterizzante la ricerca di Marco Manzo, contiene nella sua natura il concetto di cambiamento e con quest’ultimo quello di riappropriazione identitaria; esso è in grado di scrivere una nuova biografia a corpi ormai invisibili, incapaci di relazionarsi e privi di storia, questo in un presente laddove l’idea di futuro è quasi morta. Il percorso espositivo si articola in due filoni: le lastre radiografiche con tatuaggi e le sculture realizzate dal maestro e poi tatuate. Se, per un verso la pelle è stata da sempre considerata l’interfaccia tra uomo e mondo, mediante il ciclo delle “radiografie”, ottenute attraverso la sovrapposizione grafica dei tatuaggi su ossa umane ricorrendo a lastre in policarbonato, Manzo svuota il corpo dalla pelle, ridefinendo, con il segno inciso, un nuovo luogo di riflessione.

IL PERCORSO ESPOSITIVO
Prendendo in considerazione esclusivamente l’impianto scheletrico dell’individuo privato delle sue funzioni vitali e dei suoi organi, l’artista opera un recupero identitario, liberando dallo spazio e dal tempo, dalla morte e dalla carne, la persona di quelle ossa, che viene quindi vestito di una propria temporalità che trascende e supera il presente. Le sculture in mostra, invece, sono state selezionate da modellati e calchi di busti, mani, gambe, incisi da tatuaggi che popolano la produzione dell’artista, rappresentando tracce, volumi, prove dell’esistenza di ognuno. I segni più intimi dell’individualità affiorano sui vari materiali adoperati, come alluminio, bronzo, terracotta e gesso, divenendo “pelle” di un desiderio che sostituisce il corpo fisico. Anche qui, attraverso la materia e il tatuaggio, egli innesca una riconversione identitaria nella quale il soggetto viene nuovamente ripensato e smembrato: il corpo si fa supporto, schermo, carta, nell’ambito di un lungo processo di modificazione e cambiamento.
Augusto Gregori e Teresa Maria «Titti» Di Salvo
ABITARE LO SPAZIO
«La scelta di questa sede – ha dichiarato Marco Manzo in occasione dell’evento inaugurativo della sua esposizione che ha avuto luogo all’Hotel Hilton Rome EUR La Lama -, considerata essa stessa un’opera d’arte, pone in dialogo la monumentalità dei grandi edifici con la struttura del corpo e la capacità di abitare lo spazio. Le radiografie sono nate per la Biennale di Architettura di Venezia, proprio per istituire un paragone tra l’arte del costruire e la struttura umana. Lastrando e radiografando il corpo, si mette in risalto la sua intelaiatura portante, e il tatuaggio ne diviene la facciata. In una società liquida, dove le idee e le posizioni cambiano con la velocità di un clic, tatuarsi significa prendere possesso di sé stessi e della propria fisicità, dimostrando la capacità di decidere e riconquistare il proprio corpo. Si tratta di una comunicazione dove la persona mette a disposizione la propria esistenza per quel messaggio, stringendo un patto di lealtà con l’opera, l’artista e il concetto stesso. Un legame indissolubile, sigillato con dolore, sangue e inchiostro, fino alla fine della propria vita».

MANIFESTO DEL TATUAGGIO ARTISTICO CONTEMPORANEO
«Sono appena rientrato dal MoMA di New York – ha quindi proseguito l’artista romano -, dove in occasione della presentazione dell’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da Giunti si è tenuto un approfondimento sulla mia carriera. In questo contesto ho presentato il mio “Manifesto del tatuaggio artistico contemporaneo”, che ha ricevuto patrocinio e logo dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, firmato dal suo direttore, Claudio Pagliara. Esso definisce il metodo per l’archiviazione e il collezionismo di questa espressione artistica, fornendo la formula per la sua conservazione e lo studio per le generazioni future. In tale occasione ho potuto presentare un video di arte performativa realizzato tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale dove le lastre diventano scultura architettonica e prendono movimento. Questo video sarà proiettato per la prima volta in assoluto nel percorso espositivo dell’Hotel Hilton Rome Eur La Lama insieme ad altre opere che raccontano il mio cammino, in un percorso di legittimazione del tatuaggio come vera e propria forma d’arte».

MARCO MANZO
Marco Manzo, romano, artista, tatuatore, scultore e performer, nel 2016 ha esposto al MACRO di Roma (Tattoo Forever); nel 2018, sempre a Roma, ma presso il complesso del Vittoriano, ha esposto la sua antologica; nel 2019 ha partecipato alla LVIII Biennale di Venezia Arte, esponendo nel Padiglione Guatemala; nel 2023 il Metropolitan Museum of Art di New York (MET) ha aquisito alcune sue lastre, attualmente parte della collezione permanente del museo; nel 2024 ha partecipato ad Art Basel (Miami) con le sue lastre; nel biennio 2024 e 2025 ha esposto proprie installazioni nella Chiesa di Santa Maria dei Miracoli di Piazza del Popolo a Roma, una tappa importante per il mondo del tatuaggio, poiché si è trattato di un sostanziale riconoscimento da parte della Chiesa cattolica; nel 2026 il focus sull’artista è stato concentrato nel MoMA di New York, attraverso un approfondimento della sua ricerca relativa alla produzione delle lastre radiografiche con tatuaggio.
INFO
Marco Manzo. Esistere è cambiare: esposizione delle opere di Marco Manzo aperta al pubblico dal 22 ottobre al 1 dicembre 2026 presso l’Hotel Hilton Rome EUR La Lama, in Viale Europa 287 a Roma;
ingresso gratuito;
organizzazione dell’evento e curatela: Start, Roma;
consulenza scientifica: Stefania Pieralice.



