INTELLIGENCE, cooperazione internazionale. Terrorismo, contrasto del fenomeno: la partnership tra India e Israele malgrado gli stretti legami tra New Delhi e Teheran

In una sua recente analisi - Perspectives on terrorism, Volume 16, Issue 2; ISSN 2334-3745, aprile 2022; India’s Counterterrorism Cooperation with Israel - il professor Ely Karmon della Reichman University di Herzliya ha approfondito l’argomento relativo alla collaborazione tra India e Israele nel campo dell’intelligence, in particolare nel contrasto del fenomeno terroristico. Egli ha preso in esame il contesto internazionale e i vincoli politici interni oltreché le complesse sfide poste a New Delhi dall’Iran nel territorio dell’Unione Indiana; insidertrend.it ne propone qui una breve sintesi

Sin dalle sue prime attività svolte, l’agenzia di intelligence esterna indiana (Research and Analysis Wing – RAW) ha intrattenuto relazioni segrete con il Mossad. Inizialmente, lo scopo principale fu quello di trarre vantaggio dalla conoscenza del servizio informazioni di Tel Aviv della situazione in Asia occidentale e del Nord Africa, oltreché l’apprendimento dalle tecniche antiterrorismo israeliane. I primi contatti vennero stabiliti presso il consolato dello Stato ebraico a Mumbai. In seguito i legami tra le due agenzie di intelligence si consolidarono a causa della comune minaccia costituita dal terrorismo islamista e del fondamentalismo islamico. Dopo l’assassinio di Indira Gandhi (31 ottobre 1984), la neocostituita National Security Guard indiana beneficiò della consulenza israeliana nella fase di formazione del proprio personale. In seguito, nei primi anni Ottanta, alcuni ufficiali dell’esercito indiano si addestrarono alle attività antiterroristiche in Israele.

LA «LONGA MANUS» DEI SERVIZI SEGRETI PAKISTANI

In quello stesso periodo l’India divenne una destinazione turistica popolare per i cittadini israeliani, ma questo, però comportò per essi un correlato rischio di esposizione ad azioni terroristiche. Come quello compiuto nel giugno 1991 nella valle del Kashmir, presso Srinagar, quando una comitiva di giovani israeliani venne attaccata da un gruppo armato islamista ritenuto collaterale ai servizi segreti pakistani. Il potente servizio di intelligence di Islamabad (Inter Services Intelligence – ISI) sospettava che quei giovani, in realtà, fossero ufficiali dell’esercito israeliano sotto mentite spoglie, giunti in quel luogo allo scopo di addestrare le forze di sicurezza di New Delhi alle operazioni antiterrorismo. Nel corso dei negoziati per il rilascio di uno dei giovani sequestrati dai terroristi kashmiri, funzionari dell’intelligence di Tel Aviv si recarono nella capitale indiana e la loro interazione con i colleghi del RAW dette impulso a una formalizzazione delle relazioni bilaterali. Lo stabilimento di relazioni diplomatiche ufficiali tra Unione Indiana e Israele normalizzarono le relazioni anche nel campo dell’intelligence, aspetto che rinvenne ulteriore enfasi per effetto del mutamento degli equilibri di potere su scala internazionale successivo alla Guerra del Golfo del 1991.

NEW DELHI GUARDA A OCCIDENTE

Nei primi anni Novanta le crescenti attività dei ribelli in Kashmir compromisero il livello di sicurezza sia interno all’India che regionale. Si trattò di un conflitto alimentato per ragioni strategiche da Islamabad. Per gli indiani, ridottosi il potere e l’influenza di Mosca a seguito dell’implosione dell’Unione Sovietica, fino ad allora loro maggiore alleata e principale fornitrice di materiali d’armamento, giunse il momento di guardare altrove, all’unica superpotenza rimasta sulla scena mondiale. Ad avviso del premier indiano Rao la normalizzazione con Israele si rendeva necessaria al fine di migliorare la posizione di Delhi nei confronti della comunità ebraica americana e dell’establishment politico di Washington, pertanto, optò per un mutamento di posizione nei confronti dello Stato ebraico e nel gennaio 1992 lo riconobbe diplomaticamente, stabilendo relazioni attraverso l’apertura di ambasciate nelle rispettive capitali. In occasione  della crisi di Kargil del 1999 (conflitto indo-pakistano) Israele rifornì gli indiani di equipaggiamenti e munizionamento, mentre, di fronte alle pressioni americane per l’embargo sulle armi all’India, Gerusalemme aprì un nuovo capitolo nella fornitura di materiali d’armamento all’alleato asiatico, divenendone il maggiore esportatore.

MANTENERE LE APPARENZE

Secondo Samuel Rajiv (ricercatore presso l’IDSA) le interazioni indo-israeliane si caratterizzano per una discrezione di natura politica che contrasterebbe con il rilevante impegno politico profuso da Delhi nei confronti dei palestinesi e del mondo arabo in generale. Infatti, la linea ufficiale di New Delhi riconosce l’importanza della cooperazione reciprocamente vantaggiosa con lo Stato ebraico che, tuttavia, non attenua in alcun modo il sostegno di principio dell’India alle legittime aspirazioni del popolo palestinese. Un «delicato equilibrio» evidenziato dalla censura indiana delle politiche israeliane nei confronti dei palestinesi. Altri analisti sostengono invece che l’India ha reso le proprie relazioni bilaterali con Israele come «fondamentali», a scapito di quelle con paesi quali l’Iran. Insomma: un «partenariato in accomandita» che, sebbene reciprocamente vitale, è in ogni caso qualcosa di molto delicato.

DIVERSITÀ DI VEDUTE

La lotta al terrorismo è una questione importante per entrambi i Paesi, che nel 2001 hanno istituito un gruppo di lavoro congiunto nel quadro del loro dialogo strategico. Esso è servito da piattaforma per lo scambio di esperienze pratiche in varie materie: sicurezza delle frontiere, terrorismo suicida, sicurezza dello spazio aereo, finanziamento del terrorismo, sicurezza delle informazioni, guerra digitale e informatica. Tuttavia, si rinviene una differenza di fondo tra India e Israele riguardo alla filosofia ispiratrice dell’azione antiterrorismo e alle rispettive percezioni delle minacce. Mentre Israele ritiene che non vada data tregua al terrorismo con il negoziato, l’India, al contrario, ha sempre creduto nell’efficacia del mantenimento di una porta aperta per il dialogo. Inoltre, se per Gerusalemme la minacce è costituita da Iran, Siria, Hezbollah e Hamas, New Delhi  le rinviene nei gruppi islamisti radicali sponsorizzati dal Pakistan, in particolare i talebani, Lashkar-e-Toiba e Jaish-i-Mohammad.

CARENZE INDIANE NELLA SICUREZZA

L’India ha richiesto l’assistenza israeliana per addestrare quattro battaglioni destinati all’impiego in operazioni speciali e di contro-insurrezione in ambienti desertici, montuosi e nella giungla, inoltre, nelle attività di contro-dirottamento e liberazione di ostaggi. Si tratta di competenze nel campo della sicurezza divenute indefettibili a causa dell’incapacità manifestata dagli indiani nel contrasto delle infiltrazioni nel Kashmir e Jammu, oltreché in alcuni altri tratti della propria frontiera con il Pakistan, criticità che hanno contribuito alla riuscita, tra l’altro, dell’attacco al parlamento di New Delhi il 13 dicembre 2001. La convergenza degli interessi indo-israeliani e il loro significato sul piano strategico sono stati esposti dal Consigliere per la sicurezza nazionale indiana Brijesh Mishra all’American Jewish Committee, quando ha parlato della necessità di formare un’alleanza «praticabile» tra paesi democratici e dello sviluppo di meccanismi multilaterali di contrasto della minaccia, citando esplicitamente l’India, gli Usa e Israele quali partner di tale alleanza.

IL BJP E LA COOPERAZIONE RAFFORZATA CON ISRAELE

Nel 1996 e, successivamente nel 1998, l’avvento al governo in India del Bharatiya Janata Party (BJP), partito politico nazionalista indù che da sempre è un fervente sostenitore di legami più forti tra New Delhi e Gerusalemme, ha accresciuto l’importanza strategica attribuita a Israele nella cooperazione nel settore della sicurezza, con il risultato dell’apertura di uffici da parte delle agenzie di intelligence dello Stato ebraico a Nuova Delhi dopo la visita ufficiale del ministro dell’interno indiano L.K. Advani in Israele. Gli attacchi terroristici dell’11 settembre, la diffusione del terrorismo islamista e l’esclusione di India e Israele dalla guerra al terrorismo guidata dagli Usa in Afghanistan, hanno reso il Pakistan un alleato imprescindibile degli americani e, contestualmente, recato problemi alla crescente partnership indo-israeliana. Quindi non c’è da stupirsi se l’India, come del resto Israele, abbiano ritenuto necessario approntare adeguati strumenti di protezione dei propri territori e dei cittadini dalla minaccia terroristica sostenuta anche da Stati loro vicini.

GLI ATTACCHI DI MUMBAI DEL 2008

Il 26 novembre 2008 dieci uomini armati appartenenti all’organizzazione Lashkar-e-Taiba (LeT) hanno attaccato cinque diverse zone di Mumbai, sparando a caso sulla folla con l’intenzione di uccidere un numero massimo di persone. Essi hanno preso di mira deliberatamente punti frequentati da cittadini stranieri al fine di massimizzare l’impatto mediatico globale delle loro azioni. I terroristi hanno catturato ostaggi e sono riusciti a resistere alle forze di sicurezza indiane per tre giorni. Il bilancio delle vittime finale è stato di 165 morti: 140 indiani, 25 stranieri e nove terroristi; il decimo è stato arrestato e condannato a morte per strage. Tra i siti presi di mira figurava Nariman House, o «Chabad House» tappa frequente per i turisti israeliani poiché Chabad (noto anche come Lubavitch) è uno dei movimenti chassidici più conosciuti al mondo, in particolare per le sue attività di sensibilizzazione nei confronti degli ebrei secolarizzati. In quell’azione terroristica sei cittadini israeliani, tra i quali il rabbino Gavriel Holtzberg e sua moglie Rivka, gestori della Chabad House, vennero torturati e assassinati.

DI NUOVO L’ISI

In seguito, le pressioni esercitate da Usa e Onu sul Pakistan hanno indotto il governo di Islamabad ad arrestare un certo numero di membri del LeT, tuttavia, le indagini condotte sugli attacchi hanno fatto emergere la stretta relazione tra il gruppo terroristico islamista e il maggiore servizio segreto pakistano, o comunque con agenti in forza a esso, sia prima che dopo gli attentati di Mumbai. Uno degli ufficiali dell’ISI, il «maggiore Iqbal», avrebbe personalmente diretto e finanziato gli attacchi, selezionando gli obiettivi. Tra questi la Nariman Chabad House, ritenuta una copertura per il Mossad. Da allora, la relazione strategica e le attività di partenariato tra Israele e India sono cresciuti in modo esponenziale. Al fine di ridurre le difficoltà dello Stato indiano nel controllo dei propri confini, nella tempestiva elaborazione delle informazioni utili e nella prevenzione e contrasto degli attacchi terroristici, Gerusalemme ha quindi fornito a New Delhi immagini fotografiche satellitari, velivoli a pilotaggio remoto (UAV), termocamere portatili e altri dispositivi per la visione notturna, sistemi di ricognizione e osservazione a lungo raggio (LORROS) e apparecchiature di rilevamento. Il contrasto del terrorismo è stato inoltre uno dei temi prioritari affrontati nel corso dello storico incontro tra il presidente israeliano Reuven Rivlin e il premier indiano Narendra Modi che ha avuto luogo nella capitale indiana nel novembre del 2016.

NETANYAHU IN INDIA

L’obiettivo di Modi è garantire che l’agenda delle trasformazioni interna del suo paese non fosse tenuta in ostaggio dalle avventure diplomatiche e militari degli avversari dell’India. Questo può tradursi in un’intensificazione della cooperazione in materia di sicurezza con Israele, questo senza tuttavia alienarsi il mondo arabo. Secondo Shalom Salomon Wald «i legami indo-israeliani sono cresciuti costantemente per vent’anni e Modi è soltanto il culmine di un lungo processo». Di diverso avviso invece Daniel Carmon, ambasciatore dello Stato ebraico in India, che sottolinea come, invece, la linea politica sia cambiata, poiché «dopo venticinque anni di basso profilo, e basso volume l’India ha superato la sua riluttanza ad accettare apertamente il suo rapporto con Israele». Durante la sua visita in India del gennaio 2018 il primo ministro Benjamin Netanyahu ha siglato nove accordi, di cui uno nel settore della sicurezza informatica. Si è trattato della prima visita di un primo ministro israeliano in India dopo quella di Ariel Sharon nel 2003.

GLI ATTENTATI ALL’AMBASCIATA ISRAELIANA A NEW DELHI

Nel dicembre 2020 i due Paesi sono pervenuti a una radicale revisione della loro cooperazione, la causa alla base va rinvenuta nei legami di New Delhi con Teheran e dei conseguenti possibili trasferimenti di tecnologie nucleari e di altro genere di informazioni. Nel 2003 India e Iran hanno firmato un accordo in materia di sicurezza il cui scopo principale era condividere informazioni sulle attività di al-Qaeda in Afghanistan. Entrambi i paesi avevano un interesse per un Afghanistan stabile, governato da un regime pienamente rappresentativo della diversità etnica e culturale del paese e in grado di portare a una maggiore sicurezza regionale. In questo contesto appare difficile per New Delhi mantenere a lungo partnership strategiche contemporaneamente con Israele e Iran. Due esempi di terrorismo iraniano contro obiettivi israeliani sul territorio indiano mettono in luce la dicotomia insita nella cooperazione tra Israele e India: l’attacco all’ambasciata dello Stato ebraico a New Delhi del 13 febbraio 2012 e l’esplosione di un ordigno sempre nei pressi della sede diplomatica israeliana del 31 gennaio 2021.

Condividi: