Parigi, 23 marzo 2026 – L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) si sta consultando con i governi di Asia ed Europa sul ricorso all’impiego di ulteriori riserve di petrolio «se necessario» a causa della guerra con l’Iran. Lo ha reso noto stamani il direttore esecutivo dell’Agenzia, Fatih Birol, intervenendo al National Press Club di Canberra.
TENTATIVO DI CONTENIMENTO DEL PREZZO DEL GREGGIO
«Se necessario, ovviamente lo faremo – ha egli proseguito -, valuteremo le condizioni, analizzeremo i mercati e ne discuteremo con i paesi nostri membri». Lo scorso 11 marzo gli stati membri dell’IEA avevano concordato di fare ricorso a una quota record di quattrocento milioni di barili di petrolio tratti dalle loro riserve strategiche al fine di contenere l’impennata dei prezzi globali del greggio, un prelievo pari al 20% delle riserve complessive. «Non ci sarà un livello specifico di prezzo del greggio che farà scattare un ulteriore ricorso alle riserve – ha aggiunto Birol -, quello attualmente in discussione contribuirà a rassicurare i mercati, ma non è comunque la soluzione al problema, poiché allevierà soltanto le difficoltà dell’economia».
UNA CRISI MOLTO GRAVE, MA NON BEN COMPRESA
Il direttore generale dell’IEA ha iniziato la sua serie di incontri nel mondo a Canberra, questo perché la regione dell’Asia Pacifico viene interessata direttamente dalla crisi a causa della sua accentuata dipendenza dal petrolio e da altri prodotti fondamentali quali i fertilizzanti e l’elio, tutti approvvigionati attraverso il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Dopo il suo incontro con il primo ministro australiano Anthony Albanese, Birol si recherà in Giappone, viaggio che precederà la sua partecipazione al vertice del G7. Egli ha definito la crisi in atto nel Medio Oriente «molto grave, peggiore dei due shock petroliferi verificatisi negli anni Settanta, nonché dell’impatto della guerra del gas tra Russia e Ucraina messi insieme».
RIAPRIRE LO STRETTO DI HORMUZ
La guerra americana contro l’Iran ha fatto venire meno undici milioni di barili di greggio al giorno all’offerta globale sui mercati, dunque una quantità maggiore rispetto ai due precedenti shock petroliferi sommati. «A questo punto – ha sottolineato Birol – la soluzione più importante a questo problema è l’apertura dello Stretto di Hormuz. La gravità del problema non è stata ben compresa dai decisori politici di tutto il mondo», per questo il direttore dell’IEA ha preso la decisione di iniziare a parlarne pubblicamente, a tre settimane dall’inizio del conflitto. «il ricorso alle scorte è solo una parte di ciò che l’IEA potrebbe fare – ha quindi concluso -, misure quali la riduzione dei limiti di velocità o l’implementazione del telelavoro avevano ridotto il consumo di energia in Europa quando erano state stabilite, nel 2022, ma ogni paese avrebbe dovuto decidere come pervenire al meglio al risparmio di carburante»
EFFETTI DELLA GUERRA
Birol ha altresì confermato che almeno quaranta infrastrutture energetiche in nove Stati del Medio Oriente sono state «gravemente o molto gravemente danneggiate» a causa della guerra. Mentre l’Iran continua a esercitare una forte pressione sullo Stretto di Hormuz (Teheran ha minacciato di posare mine navali nelle acque del Golfo Persico se gli Stati Uniti d’America e Israele dovessero attaccare un tratto delle sue coste o le sue isole), ieri dalla Casa Bianca il presidente Donald Trump ha lanciato un ultimatum di quarantotto ore allo scopo di indurre alla riapertura dello strategico collo di bottiglia alla navigazione, minacciando che «altrimenti verranno distrutte le centrali elettriche iraniane». Egli, in seguito è tuttavia ritornato sulla sua decisione a seguito della minaccia da parte della Repubblica Islamica di attaccare le centrali elettriche israeliane e quelle che riforniscono le basi militari statunitensi nella regione del Golfo.
REAZIONI DEI MERCATI ALLE CONTRASTANTI DICHIARAZIONI
«Gli Stati Uniti hanno avuto colloqui positivi e produttivi con l’Iran», si è dunque giustificato Trump dopo avere ordinato al Pentagono di rinviare di cinque giorni ogni attacco alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche iraniane. «I colloqui con l’Iran proseguiranno per tutta la settimana» – ha aggiunto il presidente americano in un post sui social media, una dichiarazione smentita però dall’agenzia di stampa iraniana Fars. «Non ci sono colloqui tra Teheran e Washington – recita il comunicato dell’agenzia di stampa Mehr, citando fonti del ministero degli esteri della Repubblica Islamica -, le dichiarazioni di Trump sono un tentativo di ridurre i prezzi dell’energia». E, in effetti, la reazione dei mercati c’è stata, con i future sul Brent che sono crollati, il dollaro che si è deprezzato e i mercati azionari che hanno registrato un rialzo, anche a fronte di una riduzione dei costi di indebitamento pubblico.



