Le elezioni di midterm che si terranno il prossimo 3 novembre per rinnovare 435 membri della Camera dei Rappresentanti e 35 senatori, saranno un test per misurare la tenuta del Partito Repubblicano. I Democratici, infatti, vantano un considerevole vantaggio di più di 8 punti nella media dei sondaggi ed hanno dalla loro la costante storica della sconfitta del partito del Presidente nelle consultazioni di metà mandato.
L’ONDA BLU ALLA CAMERA
Nell’attuale Camera dei Rappresentanti, 220 sono repubblicani, 214 democratici e 1 indipendente. Una maggioranza sul filo e la maggiore insidia per il partito del Presidente che negli ultimi 100 anni solo due volte non ha perso seggi in questo ramo del Parlamento.
Nel voto di midterm 2018 del primo mandato di Trump, anche allora con un indice di gradimento basso, il partito repubblicano perse 41 seggi alla Camera, ma riuscì a mantenere la maggioranza al Senato.
In queste elezioni, secondo i sondaggi, il Partito Democratico sarebbe già maggioranza alla Camera con 226 seggi e con 22 ancora in equilibrio (15 repubblicani e 6 democratici), potrebbe addirittura consolidarla solo confermando le posizioni di partenza.
DECISIVO SARA’ IL SENATO
Al Senato, la maggioranza repubblicana conta oggi su 53 seggi contro 47 dei democratici, ma il voto del 3 novembre potrebbe ribaltare questi numeri. Dei 35 seggi in palio al Senato nel 2026, 8 sono le gare chiave. Poiché in caso di parità 50-50 il vicepresidente Vance nel suo ruolo di presidente del Senato ha il voto decisivo, i democratici devono vincere almeno 51 seggi per avere il controllo dell’aula composta da 100 membri. Per raggiungere la maggioranza devono dunque vincere almeno 4 degli 8 collegi in bilico.
I collegi toss up sono in territori recentemente conquistati dal Partito Repubblicano. Ciò significa che ci saranno molti più elettori abituati a votare per il partito dell’elefantino o potenzialmente più ricettivi ai suoi messaggi. Solo due Stati – Michigan e Minnesota – vedono senatori uscenti del Partito Democratico. I rimanenti sei – Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Ohio e Texas hanno rappresentanti repubblicani.
Il Kansas è uno Stato che non elegge un senatore democratico da novant’anni, ma a determinare quanto forte sarà “l’onda blu” sarà la competizione per il seggio vacante del Texas, considerato un caposaldo repubblicano. Lo Stato della stella solitaria è il più popoloso degli Stati Uniti preceduto dalla California e seguito dalla Florida e non elegge un rappresentante democratico dal 1994. Qui i sondaggi danno James Talarico davanti al procuratore generale repubblicano Ken Paxton di circa 3 punti percentuali.
LA SPERANZA DI TRUMP
Nelle ultime tornate presidenziali, la sovrastima del voto a vantaggio del Partito Democratico ha reso poco credibili i sondaggi. Qualora anche in questa circostanza vi fosse un errore del 2 percento, i Democratici conquisterebbero il Senato con 52 seggi contro 48.
Con un errore di 3 punti ci sarebbe parità di seggi e il controllo del Senato da parte del Partito Repubblicano, mentre con 4 punti percentuali di sovrastima dei sondaggi, avremo un Senato con 52 seggi a favore dei Repubblicani e 48 a favore dei Democratici.
Per questo motivo le residue speranze di Trump di ridimensionare “l’onda blu” è tutta concentrata a mantenere almeno la maggioranza al Senato. Un’eventualità che tuttavia appare improbabile e – qualora si concretizzasse – costituirebbe un autentico miracolo.



