CONFLITTI, peacekeeper e missioni di pace. Libano, Unifil: a quarant’anni dal primo intervento militare italiano

«Portatori di pace», in questo modo hanno voluto denominare questo evento di celebrazione dell’impegno delle Forze armate e dei Corpi ausiliari italiani che, in diverse fasi della vita del martoriato Paese dei cedri, presero parte alle missioni Unifil. Una discussione fatta di testimonianze e auspici che ha visto partecipi numerosi protagonisti dei contingenti militari che si sono alternati sul suolo libanese. Assieme a loro le sorelle della Croce rossa italiana ed esponenti della società civile e politica. Un confronto che non è stato un panegirico, poiché non si omesso di ricordare quelle che sono state, sono e potranno essere le lacune insite in una missione dell’Onu, che al pari di altre nel mondo, difficilmente riesce a conseguire gli obiettivi che vengono posti al momento del suo varo, che tuttavia ha in qualche modo stabilizzato il Libano. È possibile ascoltare la registrazione audio integrale dell’evento, resa disponibile di seguito all’articolo di stampa da insidertrend.it (A735-24LUG25)

Roma, 25 luglio 2025 – All’iniziativa promossa da Emanuela Locci hanno risposto con entusiaSmo l’Università del Libano e l’Associazione Dante Alighieri di Tripoli. Descrivono così gli obiettivi che si sono posti gli artefici del progetto: la missione italiana, denominata Italcon, è stata quella che ha visto per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale un reparto militare armato italiano effettuare una missione al di fuori dei confini nazionali. In Libano il compito assegnato alle unità militari fu quello di proteggere la popolazione civile. La missione ebbe luogo dal 24 settembre del 1982 al 6 marzo 1984.

ITALCON: OVVERO, I MILITARI ITALIANI NEL LIBANO

Essa per una serie di circostanze, risultò poi divisa in due fasi differenti: la prima denominata «Libano 1», nel corso della quale il contingente italiano, allora formato in buona parte da militari di leva, ebbe assegnato il compito di garantire la sicurezza fisica dei palestinesi che lasciavano la città di Beirut e degli altri abitanti della capitale libanese, favorendo al contempo il ristabilimento della sovranità e dell’autorità del governo libanese nel settore meridionale della città. Inoltre, smilitarizzare l’area a cavallo della cosiddetta «Linea Verde», interponendosi tra le Forze di Difesa israeliane (Tsahal) e le formazioni della guerriglia palestinese, rendendo possibile per queste ultime raggiungere incolumi il confine siriano, per poi attraversarlo e rischierarsi nel Paese arabo allora governato da Hafiz al-Hassad (padre di Bashar). Questa prima missione di pace si concluse il 12 settembre 1982 con il rientro dei militari italiani in Patria.

IL RITORNO DEI CONTINGENTI MULTINAZIONALI DOPO LE STRAGI

Ma, subito dopo la partenza del contingente italiano si verificarono i tragici avvenimenti nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, alla periferia ovest di Beirut, cioè il sistematico eccidio della popolazione residente (in massima parte civili) da parte dei falangisti cristiano maroniti libanesi, che a loro volta avevano in precedenza (14 settembre) subito la eliminazione del loro carismatico leader, Bashir Gemayel, ucciso da un attentatore suicida del Partito socialista nazionale siriano manovrato dai servizi segreti di Damasco. A questi tragici fatti seguirono le consultazioni tra il governo libanese e il segretario generale delle Nazioni Unite, volte a un’applicazione della Risoluzione 521 del Consiglio di Sicurezza: il governo libanese chiese ad alcuni Stati membri dell’Onu, tra i quali l’Italia, l’invio di una forza multinazionale che si interponesse tra i belligeranti in alcune località concordate. Prese così avvio il 20 settembre 1982 «Libano 2», con l’obiettivo di assicurare il ristabilimento della sovranità e dell’autorità del governo libanese nell’area di Beirut e, contestualmente, garantire l’incolumità della popolazione civile.

LA MISSIONE DI PACE

La missione, che comportò il rischieramento in Libano di 8.500 militari italiani, si concluse il 6 marzo 1984 a seguito di un diuturno lavoro di coinvolgimento della società civile, delle parti in causa (anche attraverso le attività di intelligence condotte dal Sismi nel Paese dei cedri) e un costante accoglimento e sostegno della popolazione civile, come nel caso dell’edificazione dell’ospedale italiano, che ha in seguito prestato assistenza a migliaia di persone, senza distinzione di etnia o appartenenza politica. L’obiettivo del progetto sviluppato dai promotori e organizzatori del convegno che ha avuto luogo a Roma presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto (Camera dei Deputati) è stato quello di approfondire attraverso una forte azione divulgativa indirizzata alle nuove generazioni la storia dell’impegno profuso dagli italiani in Libano, dell’apporto conferito dalle diverse Unità che si sono avvicendate in teatro di operazioni, nella costruzione della pace e della stabilità di un paese che ancora oggi, malgrado la forte crisi che lo affligge, è un centro economico, sociale e religioso, data, appunto, la compresenza sul suo territorio di numerose confessioni religiose, aspetto di notevole importanza anche ai fini della stabilità dell’intero Medio Oriente.

IL PROGETTO

Oltre all’evento romano del 24 luglio, il progetto si svilupperà con alcune lezioni che si terranno presso l’università libanese, dipartimento di italianistica, con un convegno che si terrà a Tripoli presso la sede dell’Associazione Dante Alighieri, in due seminari che si svolgeranno in Italia presso l’Università degli studi di Torino, nel Corso di storia contemporanea impartito dal Dipartimento di Lingue, Letterature straniere e Culture moderne; in un incontro presso l’Istituto d’Istruzione Superiore Primo Levi e presso la scuola di secondo grado Lao Silesu entrambI, istituti alla periferia di Quartu Sant’Elena. Gli appuntamenti didattici vedranno la presenza, per ogni incontro di due relatori, uno storico del medio e vicino oriente un esperto in relazioni internazionali o storico esperto in storia militare. È previsto inoltre un convegno finale che si terrà presso la Mediateca del Mediterraneo di Cagliari alla presenza delle autorità civili e militari e soprattutto delLe classi terze dell’Istituto Lao Silesu, che avranno presentato un lavoro didattico incentrato sull’incontro tenuto in classe precedentemente.

A735 – CONFLITTI, PEACEKEEPER E MISSIONI DI PACE: UNIFIL, A QUARANT’ANNI DAL PRIMO INTERVENTO MILITARE ITALIANO. «Portatori di pace», in questo modo hanno voluto denominare questo evento di celebrazione dell’impegno delle Forze armate e dei Corpi ausiliari italiani che, in diverse fasi della vita del martoriato Paese dei cedri, presero parte alle missioni Unifil.
Una discussione fatta di testimonianze e auspici che ha visto partecipi numerosi protagonisti dei contingenti militari che si sono alternati sul suolo libanese. Assieme a loro le sorelle della Croce rossa italiana ed esponenti della società civile e politica. Un confronto che non è stato un panegirico, poiché non si omesso di ricordare quelle che sono state, sono e potranno essere le lacune insite in una missione dell’Onu, che al pari di altre nel mondo, difficilmente riesce a conseguire gli obiettivi che vengono posti al momento del suo varo, che tuttavia ha in qualche modo stabilizzato il Libano. All’evento, che ha avuto luogo a Roma presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto (Camera dei Deputati) il 24 luglio 2025, sono intervenuti: GIANNI LATTANZIO (segretario generale dell’ICPE), ROBERTO BAGNASCO (parlamentare della Repubblica membro della Commissione Difesa; intervento in modalità da remoto mediante videomessaggio registrato), STEFANO GRAZIANO (parlamentare della Repubblica membro della Commissione Difesa), ELISABETTA TRENTA (già ministro dela Difesa), STEFANO TICOZZELLI (presidente onorario dell’Istituto culturale italo-libanese), STEFANO DEL COL (generale dell’Esercito in ausiliaria, già comandante di Unifil 2), EMILIA SCARCELLA (ispettore generale del Corpo delle Infermiere volontarie della Croce rossa italiana), BERNARD SELWAN EL-KHOURY (direttore del Centro studi Cosmo, center for oriental Strategic Monitoring), VALERIO BENELLI (presidente nazionale dell’Associazione Reduci garibaldini), GIULIO FRATICELLI (generale dell’Esercito italiano in ausiliaria, già capo di stato maggiore della Forza armata e in seguito attivo presso le Nazioni Unite), EMANUELA LOCCI (membro di Unito, responsabile del progetto di ricerca “Portatori di pace”).
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