VATICANO, difficili relazioni. Riesplode la polemica tra il rabbinato e oltre Tevere, stavolta sull’asserita «scarsa misericordia» degli Ebrei

Non è la prima volta che alcune dichiarazioni di Bergoglio suscitano reazioni nel mondo ebraico. Il tema è sempre il medesimo: la presentazione dell’ebraismo come una religione «solo della Legge», ma non misericordiosa, alla quale si contrapporrebbe il cristianesimo. Una immagine che risalterebbe da alcune parole recentemente pronunciate dal Pontefice

Non è la prima volta che alcune dichiarazioni di Bergoglio suscitano reazioni nel mondo ebraico. Il tema è sempre il medesimo: la presentazione dell’ebraismo come una religione «solo della Legge», ma non misericordiosa, alla quale si contrapporrebbe il cristianesimo, immagine che – secondo l’agenzia di informazione ACI Stampa – risalterebbe da alcune parole pronunciate dal Pontefice. Il caso si è ripetuto a seguito dell’angelus dell’11 agosto scorso, che aveva provocato la reazione dei rabbini, che aveva infine coinvolto il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, dicastero che annovera anche la Commissione per le relazioni religiose con gli Ebrei.

TUTTA COLPA DI SAUL DI TARSO

La lettera del cardinale Koch, inviata il 3 settembre scorso, era stata poi resa pubblica una settimana dopo sul sito del citato Pontificio Consiglio. I due destinatari erano il rabbino Rasson Arussi (presidente della Commissione del Rabbino capo di Israele per il Dialogo con la Santa Sede a Gerusalemme) e il rabbino David Sandmel (presidente dell’International Jewish Committee per le Consultazioni interreligiose, con sede a New York). Entrambi avevano scritto al Cardinale Koch, Arussi il 12 agosto, Sandmel il 24 agosto. In tutte e due le missive si lamentavano alcune affermazioni del Papa nel corso della quarta udienza sulla lettera di San Paolo ai Galati, passo relativo alla parte in cui l’apostolo affrontava una disputa su «come i cristiani avrebbero dovuto seguire la Legge mosaica».

Papa Francesco aveva rilevato che «la Torah, la Legge, non era di fatto inclusa nella promessa fatta ad Abramo», sottolineando in seguito che Paolo aveva sempre osservato la Legge, ma che questa «non dà la vita, non offre il compimento della promessa perché non è capace di compierla».

LE REAZIONI NEL MONDO EBRAICO E LA REPLICA DI KOCH

Queste parole avevano suscitato varie reazioni nel mondo ebraico. Già il rabbino capo di Roma Riccardo Shemuel Di Segni aveva eccepito come le parole del Pontefice «rischiassero ancora una volta di diffondere l’immagine dell’ebreo attaccato alla Legge e il cristiano misericordioso», mentre il 25 agosto Arussi si era detto «preoccupato» del fatto che i commenti del Pontefice potessero implicare che la Legge ebraica «fosse obsoleta».

La replica del cardinale Koch era poi stata la seguente: «Nel discorso del Santo Padre la Torah non viene diminuita di valore, dato che il Papa espressamente afferma che non era opposta alla legge mosaica; piuttosto, Paolo ha osservato la legge, enfatizzato la sua origine divina e ha attribuito ad essa un ruolo nella storia della salvezza».

Insomma, ad avviso del prelato, la frase sulla legge che non dà la vita «non dovrebbe venire estrapolata dal contesto, ma considerata nella cornice globale della teologia paolina».

LE RIFLESSIONI DI BERGOGLIO

Egli ha notato come la convinzione cristiana sia che «Gesù Cristo è la nuova via di salvezza», tuttavia, «questo non significa che la Torah è diminuita o non più riconosciuta come la via di salvezza per gli ebrei», e questo – ha egli aggiunto – è stato sottolineato anche da Papa Francesco in un suo discorso del 2015 pronunciato al Consiglio internazionale di Cristiani e Ebrei.

Insomma – è la conclusione di Koch -, il Papa rifletteva «sulla teologia paolina nel contesto storico di una data era», non commentando l’Ebraismo contemporaneo, non ponendo in alcun modo in discussione il fatto che la Torah sia cruciale per l’ebraismo moderno».

Koch ha quindi sottolineato che: «Le positive affermazioni fatte costantemente da Papa Francesco sull’ebraismo non fanno in alcun modo presumere che stia tornando a una dottrina del disprezzo», poiché il Pontefice «rispetterebbe pienamente i fondamenti del giudaismo, cercando sempre di approfondire i legami di amicizia tra due tradizioni di fede». Koch ha infine confidato che questa risposta chiarifichi lo sfondo teologico delle parole di Bergoglio.

Condividi: