IRAN, guerra. Trump dichiara «finito» il cessate il fuoco: nuova ondata di attacchi americani

Mentre US Centcom rendeva nota l’effettuazione di una nuova serie di attacchi contro la Repubblica Islamica e di avere colpito più di ottanta obiettivi, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane ha confermato le azioni in ritorsione con missili e droni contro decine di installazioni militari statunitensi in Bahrein e Kuwait in risposta agli attacchi americani, secondo una dichiarazione diffusa dall'emittente statale IRIB, rivendicando l’abbattimento di un drone MQ-9. Washington ha inoltre revocato la deroga concessa a Teheran che gli consentiva di commercializzare petrolio, dopo che tre navi cisterna sono state colpite nello Stretto di Hormuz. Per quanto invece concerne le trattative in Svizzera, Trump ha parlato con Steve Witkoff e Jared Kushner, sostenendo che «deve essere Teheran a tornare al tavolo negoziale», aggiungendo di non volere perdere tempo e di lasciare «che i nostri bravissimi negoziatori continuino a parlare se lo desiderano, ma non lo ritengo utile», poiché «per quanto mi riguarda è solo una perdita di tempo trattare con loro. Sono dei bugiardi»

Tampa (Florida), 8 luglio 2026 – Stamani US Centcom ha reso noto che nel corso di una serie di operazioni condotte nello Stretto di Hormuz e nelle sue prossimità le forze armate statunitensi hanno colpito i sistemi di difesa aerea iraniani, le reti di comando e controllo, le stazioni radar costiere, le capacità missilistiche antinave e oltre sessanta piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche. Secondo l’alto comando americano, queste azioni hanno avuto lo scopo di indebolire le capacità militari della Repubblica Islamica, impedendo loro di continuare ad attaccare il commercio internazionale che necessità della libertà di transito attraverso il collo di bottiglia nel Golfo Persico.

ATTACCO AMERICANO A HORMUZ E RISPOSTA DEI PASDARAN NEL GOLFO

Da Teheran, il comando militare congiunto della Repubblica Islamica ha dal canto suo fatto sapere che le forze armate iraniane avrebbero dato una «risposta schiacciante» agli americani, accusando Washington di essersi resa responsabile di un «palese atto di aggressione», e ribadendo che l’Iran non consentirà interferenze statunitensi nella gestione dello Stretto di Hormuz. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) ha quindi reso noto di avere colpito decine di installazioni militari statunitensi in Bahrein e Kuwait in risposta agli attacchi americani. «In una prima risposta a questa aggressione la Marina e le Forze aerospaziali dell’IRGC hanno effettuato un’operazione congiunta con missili e droni colpendo ottantacinque installazioni militari chiave degli Stati Uniti» situate nelle due monarchie del Golfo, abbattendo anche un drone MQ-9. Il presidente degli Stati Uniti d’America ha dichiarato che il cessate il fuoco con l’Iran «è finito» dopo che le due parti si erano scambiate colpi d’arma da fuoco, aggiungendo comunque che «i negoziatori potranno continuare a parlare con Teheran».

FINE DELLA TREGUA, AUMENTA IL PREZZO DEL PETROLIO

Trump ha poi definito la Repubblica Islamica «feccia» e «folle». Quale immediata conseguenza del riaccendersi dei combattimenti e del cessare della fragile tregua nel Golfo Persico i prezzi del petrolio sono aumentati del 5%, una impennata corroborata dalle dichiarazioni del presidente americano. «Penso che sia finita, non voglio più avere a che fare con loro, sono feccia», ha egli dichiarato al vertice NATO di Ankara quando gli è stato chiesto se la tregua con l’Iran andasse ormai ritenuta al termine. «Per quanto mi riguarda è finita», ha replicato ai giornalisti. Per quanto concerne le trattative in Svizzera, Trump ha parlato con Steve Witkoff e Jared Kushner, sostenendo che «deve essere Teheran a tornare al tavolo negoziale», aggiungendo di non volere perdere tempo e di lasciare «che i nostri bravissimi negoziatori continuino a parlare se lo desiderano, ma non lo ritengo utile», poiché «per quanto mi riguarda è solo una perdita di tempo trattare con loro. Sono dei bugiardi».

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