IRAN, guerra. Attacco terrestre americano: proseguono i preparativi

Qualora Trump dovesse optare per l’attacco terrestre non si tratterebbe comunque di un'invasione su vasta scala, piuttosto di una serie di raid compiuti da forze speciali e da unità convenzionali. Venerdì scorso, intervenendo sull’argomento, il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva sottolineato che gli Stati Uniti sarebbero in grado di conseguire tutti gli obiettivi senza ricorrere all’intervento di truppe «boots on ground», tuttavia la pianificazione procede ed è entrata in una fase avanzata e la nave d'assalto anfibio USS Tripoli sta infatti incrociando nelle acque del Medio Oriente, lo ha reso noto US Centcom

Washington, 29 marzo 2026 – Prosegue la pianificazione da parte del Pentagono relativa a un possibile attacco terrestre alla Repubblica Islamica dell’Iran, operazioni anfibie e aeree che avrebbero quale teatro l’isola di Kharg e alcuni siti costieri affacciati sullo Stretto di Hormuz. Al momento non risulta comunque si stata data alcuna approvazione di operazioni militari del genere dalla Casa Bianca.

BOOTS ON GROUND?

Ad avviso del bene informato quotidiano “The Washington Post”, qualora Donald Trump dovesse optare per l’attacco terrestre non si tratterebbe comunque di un’invasione su vasta scala, piuttosto di una serie di raid compiuti da forze speciali e da unità convenzionali. Venerdì scorso, intervenendo sull’argomento, il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva sottolineato che gli Stati Uniti sarebbero in grado di conseguire tutti gli obiettivi senza ricorrere all’intervento di truppe boots on ground, tuttavia la pianificazione procede ed è entrata in una fase avanzata. La nave d’assalto anfibio USS Tripoli sta infatti incrociando nelle acque del Medio Oriente, lo ha reso noto ieri US Centcom, il comando militare statunitense competente per la regione del MENA (Medio Oriente e Nord Africa).

LA USS TRIPOLI È GIUNTA IN MEDIO ORIENTE

Mediante un post pubblicato su X, l’alto comando americano ha specificato, corredando il testo con alcune immagini, che la nave da guerra, che solitamente attracca nei porti del Giappone, lo scorso venerdì era giunta nella regione teatro di operazioni da un mese, precisando che l’unità è la nave ammiraglia di un gruppo da battaglia che include anche tremila e cinquecento tra marines e marinai membri degli equipaggi, recando a bordo anche velivoli da trasporto e da combattimento, nonché mezzi d’assalto anfibi e veicoli tattici. la presenza dell’unità della US Navy nel Medio Oriente coincide con la dichiarazione resa da Rubio. Sulla questione, però, il presidente Donald Trump continua a essere vago, mentre i media statunitensi asseriscono che egli starebbe valutando l’idea di inviare al più presto almeno diecimila militari nella regione.

FOG OF WAR

Intanto, da Teheran prosegue la solita azione di misinformazione, che vede i comunicatori ufficiali della Repubblica Islamica accusare Washington di pianificare l’attacco terrestre nonostante gli sforzi diplomatici profusi allo scopo di pervenire a un cessate il fuoco. L’ultimo in ordine di tempo a esprimersi in questo senso è stato il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che è intervenuto mediante proprio comunicato diffuso dall’agenzia di stampa ufficiale IRNA alla vigilia dei colloqui tra i principali protagonisti delle dinamiche regionali, in calendario domani. Egli, rivolgendosi alla nazione iraniana, non si è poi lasciato sfuggire l’opportunità per lanciare messaggi trionfalistici e ammonitori al contempo: «I nostri uomini attendono l’arrivo dei soldati americani sul terreno e finché gli americani chiederanno la nostra resa risponderemo che non accetteremo mai l’umiliazione».

NEGOZIATI

Nei fatti, Teheran ha bloccato lo Stretto di Hormuz, vitale rotta marittima e collo di bottiglia attraverso il quale transita un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare. Il presidente americano Trump ha ripetutamente fatto cenno a «contatti diplomatici con l’Iran», sebbene tali affermazioni siano state sempre puntualmente smentite dalla Repubblica Islamica. L’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, ha dal canto suo dichiarato che un incontro tra Stati Uniti e Iran «potrebbe avere luogo presto», sulla base di un piano negoziale articolato in quindici punti che, ad avviso di Washington, potrebbe risolvere l’intera questione. Nel frattempo il Pakistan, fungendo da intermediario tra Washington e Teheran, sta ospitando a Islamabad i ministri degli esteri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto al fine di svolgere colloqui e pervenire a possibili soluzioni della crisi.

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