Roma, 16 marzo 2026 – Oltre all’India, diversi Stati europei si sono espressi con cautela riguardo a una possibile partecipazione ad operazioni aeronavali nello Stretto di Hormuz allo scopo di eliminare il blocco posto dalle forze militari della Repubblica Islamica dell’Iran, coinvolgimento al conflitto espressamente richiesto dal presidente americano Donald Trump. Da più parti viene al contrario sottolineata l’importanza della diplomazia, mentre non poche cancellerie hanno reso noto ufficialmente che non è assunta ancora alcuna decisione al riguardo, questo malgrado le pressioni esercitate dalla Casa Bianca. È di ieri la dichiarazione di Trump relativa a «un dialogo» sulla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz che sarebbe in atto tra l’amministrazione di Washington e sette paesi, i cui termini verterebbero su missioni di protezione delle navi in transito, in particolare petroliere, nel collo di bottiglia in gran parte bloccato da Teheran.
CAUTELA DELLE CANCELLERIE EUROPEE
Allo specifico riguardo il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che i lavori in corso per la riapertura dello Stretto di Hormuz non dovranno essere una missione esclusiva della NATO, poiché coinvolgeranno un’ampia alleanza che includerà i partner del Golfo, i Paesi europei e gli Stati Uniti d’America. Da Downing Street si precisa inoltre che il governo Sua Maestà non ha ancora assunto una decisione in merito e che le discussioni sono in corso. Da Berlino il portavoce del governo tedesco ha ribadito che la Repubblica Federale Tedesca non prenderà parte alla guerra e neppure allo sblocco dello Stretto di Hormuz attraverso azioni militari, poiché «la guerra in Iran non ha nulla a che vedere con l’alleanza di difesa NATO e finché essa continuerà non ci sarà alcuna partecipazione tedesca». Anche il ha respinto le richieste del presidente statunitense Donald Trump di un sostegno militare nella guerra contro l’Iran e ha minimizzato le minacce secondo cui una tale posizione da parte degli alleati danneggerebbe la NATO.
LA DIPLOMAZIA È LA STRADA GIUSTA
«Cosa si aspetta Donald Trump che possano fare una o due di fregate europee nello Stretto di Hormuz oltre a ciò che la potente marina statunitense non è in grado di fare?», ha quindi commentato sarcasticamente il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, concludendo che «questa non è la nostra guerra, non l’abbiamo iniziata noi». Anche da Delhi si prendono le distanze dalle richieste di Washington, sottolineando come il governo indiano non abbia discusso dell’argomento relativo all’assistenza al transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz con quello degli Stati Uniti d’America in merito. Intervenendo da Bruxelles, il ministro degli Affari esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato che «la diplomazia è la strada giusta per risolvere la crisi e che non ci sono missioni navali alle quali la Marina militare italiana sta attualmente partecipando che possano trovare estensione alla zona dello Stretto di Hormuz. Credo che debba prevalere la diplomazia».
ANCORA NESSUNA DECISIONE IN MERITO
«Atene non intraprenderà alcuna operazione militare nello Stretto di Hormuz», ha reso noto il portavoce del governo greco Pavlos Marinakis nel corso di una conferenza stampa, «la Grecia parteciperà soltanto alla missione navale “Aspides” dell’Unione Europea, che ha lo scopo di proteggere le navi in navigazione nel Mar Rosso». La Danimarca valuterà «con mente aperta come contribuire a facilitare la navigazione nello Stretto di Hormuz, ma non ha ancora preso alcuna decisione», così si è espresso sulla questione il ministro degli Esteri di Copenaghen Lars Lökke Rasmussen prima che avesse inizio il Consiglio degli Affari esteri europeo a Bruxelles. «In quanto piccolo paese, seppure grande nazione marittima – ha poi egli aggiunto -, dobbiamo rimanere aperti di fronte a questo problema: non sto dicendo ora se dovremmo fare di più di quanto stiamo facendo, quello che voglio dire è che non vedo l’ora di discuterne con i miei colleghi europei».



