Bruxelles, 21 febbraio 2026 – Il Gruppo per il Sostegno all’Islam e ai Musulmani (JNIM), formazione jihadista affiliato ad Al-Qaeda, continua a estendere la propria influenza oltre la regione saheliana nei paesi costieri dell’Africa occidentale. Questo è lo scenario delineato dal rapporto reso pubblico di recente dall’International Crisis Group. Attivo da una decina d’anni, il JNIM si è andato gradualmente affermando nello scenario dell’Africa subsahariana, in particolare nel Sahel centrale, tuttora sua principale roccaforte. Il movimento armato jihadista esercita un’influenza in maniera diffusa in vaste zone rurali di Mali, Burkina Faso e Niger.
ESPANSIONE JIHADISTA NEL GOLFO DI GUINEA
A partire dal 2019 il JNIM ha progressivamente esteso le sue attività ai paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea, dove pone in essere attività di proselitismo, consolida reti logistiche e compie attacchi terroristici mirati, senza tuttavia stabilire un controllo permanente su quei territori, nonostante la regione settentrionale del Benin e il Togo risultino con sempre maggiore frequenza teatri della sua attiva presenza. Ad avviso degli analisti dell’International Crisis Group, questa dinamica espansiva, pur offrendo nuove opportunità, quali la facilitazione nel reclutamento di nuovi militanti, il controllo delle rotte commerciali transfrontaliere, la creazione di rifugi sicuri e la riduzione della pressione militare nelle proprie roccaforti saheliane, comporterebbe però anche dei rischi. Infatti, si sottolinea come l’impiego di combattenti lontano dal Sahel indebolisca la difesa delle aree storicamente ricadenti sotto il proprio controllo, oltre alla possibile alimentazione di tensioni intestine. Finora l’organizzazione jihadista è riuscita a mantenere un sufficiente livello di coesione, ma le scelte legate all’espansione territoriale potrebbero metterne in discussione l’unità.
OPPORTUNITÀ E RISCHI DELL’ESPANSIONE JIHADISTA IN AFRICA OCCIDENTALE
Se le strutture locali del JNIM spesso rinvengono dei benefici nell’immediatezza quale conseguenza di questa espansione territoriale del raggio di attività, nei termini dell’accesso a maggiori risorse e una maggiore influenza, il vertice tenderebbe invece a favorire il consolidamento delle posizioni attualmente mantenute, evitando così una eccessiva dispersione delle risorse disponibili. A fronte di questa crescente minaccia, l’International Crisis Group ha esortato gli Stati costieri dell’Africa occidentale a conferire priorità alla raccolta di informazioni (attività di intelligence) e alla cooperazione con le popolazioni locali. Dalla sua comparsa sulla scena africana nel marzo 2017 alla fine del 2025, si stima che il JNIM si sia reso responsabile di 16.023 azioni violente che hanno causato la morte di quasi quarantamila persone in diversi paesi dell’Africa occidentale.
ATTACCHI TERRORISTICI NEL BURKINA FASO
Alcune decine di esse sono incluse nel tragico bilancio degli ultimi giorni, si tratta delle guardie forestali assassinate nel corso di un attacco terroristico del JNIM nella parte orientale del Burkina Faso. Si tratta del personale in forza a una organizzazione paramilitare preposta al monitoraggio di alcune aree protette che prestavano servizio presso un avamposto a Tandjari, nella provincia di Gourma. L’attacco, rivendicato dal gruppo jihadista, rientra in una serie di azioni terroristiche compiute negli ultimi giorni nel nord e nell’est del Paese saheliano, che hanno provocato la morte di numerose persone. Le guardie forestali, meno equipaggiate rispetto alle unità dell’Esercito burkinabé, risultano maggiormente vulnerabili a questo genere di attacchi. Lo stesso giorno anche la città di Titao, nel nordovest del Paese, è stata teatro di combattimenti tra i miliziani jihadisti e i militari dell’Esercito. Il bilancio ammonta a una decina di civili uccisi, tra i quali diversi commercianti stranieri. L’esercito afferma di aver respinto l’offensiva lanciata dai terroristi.
AZIONE DI CONTRASTO NEL MALI
Negli ultimi giorni a venire prese di mira sono state anche altre posizioni tenute dai militari in diverse regioni, una dimostrazione della capacità dei gruppi armati di condurre attacchi coordinati su più fronti. Questo accadeva mentre nel confinante Mali le Forze armate maliane (FAMa) intensificavano la pressione esercitata sui gruppi armati nel centro del paese, effettuando due raid aerei nella regione di Ségou. La prima operazione militare ha avuto quale obiettivo un gruppo che si accingeva a tendere un agguato a un convoglio di una unità logistica dell’esercito, una seconda operazione ha avuto invece quale obiettivo una formazione armata jihadista colta sul terreno mentre tentava di evacuare propri miliziani feriti dalla zona dei combattimenti. Da diversi mesi il Mali è oggetto di una recrudescenza di attacchi terroristici, attribuiti in particolare al JNIM, che persegue la strategia di soffocamento del Paese saheliano mediante continui attacchi armati ai convogli di carburante e ai siti industriali e minerari.



