a cura di Pazit Rabina, articolo pubblicato il 29 agosto 2025 sulla rivista “Makor Rishon”, https://www.makorrishon.co.il/news/world-news/article/193754?fbclid=IwY2xjawMmT-hleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFJeVdReVQ3OHViQVYwRW9jAR7pc2hCU1bi1rh2sFxIGe9bW84eiETOUssTd6CYdx6YRS3nG1AXBC-j_zbYhg_aem_W2ArpkWok1dPNOxKOn2IfA – Questa non è più una flottiglia, non c’è stato niente di simile dai tempi della Mavi Marmara e, a giudicare dalle prime indiscrezioni, questo viaggio sarà la madre di tutte le flottiglie. Domenica prossima un convoglio di navi ammantate di bandiere palestinesi salperà da Barcellona diretto a Gaza. A bordo ci saranno attivisti di estrema sinistra, ambientalisti, organizzazioni della società civile e per la salvaguardia dei diritti umani, studenti e, financo, celebrità. Il meglio della gioventù europea, ma non solo. Delegazioni provenienti da quarantaquattro paesi, dal Qatar alla Nuova Zelanda, parteciperanno a questa flottiglia.
E LA NAVE VA…
Secondo i dati pubblicati dagli organizzatori, circa quindicimila persone si sono iscritte alla Flottiglia e si prevede che circa seimila di loro prenderanno parte alla navigazione vera e propria. Salperanno su decine di imbarcazioni di piccole e medie dimensioni, inizialmente da Barcellona e da altri porti la cui ubicazione viene però mantenuta segreta. La partenza verrà distribuita e scaglionata allo scopo di renderne difficile il tracciamento. Quattro giorni dopo, un’altra flottiglia di decine di imbarcazioni salperà dal porto di Tunisi per unirsi alla prima. Anche la campagna mediatica verrà condotta in modo distribuito. Si possono già identificare almeno tre luoghi focali: Londra, Tunisi e Istanbul, questo al fine di sottolineare la natura globale dell’evento. A differenza delle flottiglie precedenti, questa volta la Turchia non fornirà imbarcazioni o porti di sbarco, tuttavia svolgerà egualmente un duplice ruolo, sia nelle vesti di organo di coordinamento, che in quelle di portavoce. Il primo genere di attività, il coordinamento, viene svolto principalmente dall’organizzazione IHH, nota fin dai tempi della Mavi Marmara e designata come «organizzazione terroristica» dallo Stato di Israele.
LA TURCHIA DI ERDOĞAN E L’ISLAMISMO RADICALE
In funzione di portavoce, invece la Turchia diffonde messaggi a contenuti islamisti in chiave occidentale, ispirati ai valori di libertà, uguaglianza e fratellanza. Preoccuparsi per questo? Sì, poiché a quanto pare stiamo assistendo a un tentativo di creare un mega-movimento che rafforzerà la narrazione della solidarietà globale con Gaza su scala molto più ampia. Udi Rosen, esperto di Islam politico e radicale, illustra al riguardo che «stiamo assistendo a un processo durato venticinque anni, nel quale il movimento per ripulire l’Islam politico e radicale, sotto l’egida della sinistra occidentale radicale, la cosiddetta “Alleanza rosso-verde”, sta raggiungendo il suo apice nell’indurre le persone ad agire contro lo Stato di Israele. In senso lato, questa ondata include varie azioni che si basano tutte sulla narrazione del conflitto israelo-palestinese, tutte con l’obiettivo di minare l’ordine esistente. Essa include anche le manifestazioni che si svolgono nelle università americane sotto l’egida della cultura wok e il ricorso alla Corte penale internazionale dell’Aia per accusare Israele di genocidio. Questa ondata include infine l’ascesa dell’antisemitismo globale e la campagna per la fame, emersa dal seminario della recente conferenza islamista di Istanbul. Le flottiglie sono anche parte di una dinamica più ampia il cui denominatore comune è la creazione di un fronte civile con implicazioni strategiche contro lo Stato di Israele».
APPROFONDIMENTI SULLA GUERRA DI GAZA
In effetti, guardando indietro, è possibile osservare come Hamas, un movimento che è filiazione e sussidiario dei Fratelli Musulmani, in Occidente abbia sfruttato per anni le narrazioni umanitarie e an ticoloniali allo scopo di promuovere i propri obiettivi attraverso campagne incentrate sulla questione degli aiuti e sulla rottura del blocco della striscia di Gaza, facendo appello a valori civici, etici e morali. Questo processo è iniziato con leader quali lo sceicco Ahmed Yassin, che ha fornito il quadro ideologico e spirituale e ha presentato la lotta palestinese come una lotta per la liberazione dall’oppressione. Poi è proseguito, a livello politico, con leader come Ismail Haniyeh e Khaled Meshaal, che parallelamente all’attività terroristica, hanno condotto campagne di propaganda globale coordinate con le organizzazioni islamiste. Da lì, ha raggiunto figure operative sul campo, come Khaled Birawi a Londra (l’ideatore del concetto di flottiglia) o il turco Hussein Durmaz, che ora gestisce la logistica, le comunicazioni e i rapporti con gli attivisti occidentali da Istanbul. Finanziamenti e mediazioni sono opera di attori chiave quali il Qatar, il Sudafrica e il Brasile, mentre attivisti intellettuali e politici come Azmi Bishara traducono i messaggi di Hamas in contesti legali, accademici e mediatici, collegandoli alle narrazioni contemporanee. Tutta questo viene reso possibile da una vasta rete di campagne di raccolta di fondi online, reti di scambio di denaro e l’uso di tecnologie avanzate come le criptovalute.
UN MOLTIPLICATORE DI FORZA STRATEGICO
Integrando i propri obiettivi nei valori morali e sociali, Hamas sta trasformando le infrastrutture civili, umanitarie, accademiche e istituzionali dell’Occidente in un moltiplicatore di forza strategico. I governi e le agenzie antiterrorismo dovrebbero intervenire concretamente per invertire questa tendenza, poiché si tratta di una sofisticata svolta nei termini ideologici e operativi. Il passaggio a questa strategia potrebbe consentire al crescente fronte civile di agire come un ulteriore braccio di Hamas, aggirando i tradizionali meccanismi di sicurezza. Tutto questo si verifica mentre molti degli operatori sul campo, come i partecipanti alla Flottiglia, non hanno la consapevolezza di essere degli strumenti in un gioco molto più grande di loro. La sfida diviene dunque quella relativa al disvelamento di questa connessione. A tale proposito, la precedente flottiglia verso Gaza rappresenta un esempio evidente, infetti, gli organizzatori di Hamas hanno coordinato il percorso, le imbarcazioni e i messaggi, con gli attivisti occidentali, tra i quali vi erano figure di fama mondiale come l’ambientalista Greta Thunberg, hanno conferito alla Flottiglia visibilità, legittimità morale e copertura mediatica.
RUOLO SPECIFICO SVOLTO DALLA FRATELLANZA MUSULMANA
È impossibile comprendere la Flottiglia e le forze che la sostengono senza avere piena contezza del ruolo svolto in essa dalle organizzazioni islamiste. I Fratelli Musulmani operano attraverso una rete globale di organizzazioni, alcune con un’identità esterna e altre celate dietro facciate e denominazioni umanitarie. Legami che hanno ricevuto una visibilità senza precedenti a seguito della documentazione di Greta Thunberg con i membri della flottiglia “Madeleine” lo scorso giugno, tra di essi figurava Zaher Birawi, l’architetto della flottiglia che vive a Londra. Birawi è una figura chiave dell’attivismo palestinese, egli si destreggia abilmente tra i quadri delle organizzazioni benefiche britanniche e i sistemi operativi di Hamas nella striscia di Gaza. Il suo coinvolgimento nelle Marce del Ritorno a Gaza nel 2018 gli ha permesso di acquisire una profonda conoscenza del territorio. Esse sono state un laboratorio vivente, una scuola di pianificazione, direzione e facilitazione di manifestazioni di massa attraverso l’integrazione di team locali e internazionali e la creazione di una narrazione mediatica, di pari passo a un quadro di azione umanitaria.
PSYOPS AI TEMPI DELLA GUERRA A GAZA
Birawi sa usare bene i social media ed è in grado di incrementare il livello di visibilità internazionale allo scopo di esercitare pressioni sul piano politico. Dietro questa facciata apparentemente semplice si celano una pianificazione meticolosa dei percorsi di movimento, la sicurezza logistica e il coordinamento tra le organizzazioni internazionali. In breve, quest’uomo è diventato una figura strategica che combina il discorso sui diritti umani con la retorica islamista. La foto di Greta accanto a Birawi è stata pubblicata per la prima volta il 1 giugno del 2025 nel porto di Catania, in Sicilia, poco prima della partenza per Gaza. È statolì che il mondo ha avuto il primo assaggio del legame tra i partecipanti occidentali e gli attivisti di Hamas. Ma questa foto non è il prodotto di attività israeliane, mediatiche o di intelligence. È stata più una questione di fortuna, una sorta di auto-scontro da parte degli stessi partecipanti alla flottiglia, che senza pensarci troppo si sono scattati una foto insieme in una sorta di euforia prima del viaggio della Madeleine. L’immagine è stata poi pubblicata da importanti quotidiani quali il Times e il Telegraph, che l’hanno usata per denunciare il legame di Greta con Hamas. In seguito è stata diffusa in tutto il mondo.
GRETA THUNBERG
A posteriori è possibile affermare che nessuna flottiglia per Gaza sarebbe completa senza la presenza di Greta. Sì, Greta Thunberg, la svedese, la versione moderna di Pippi calzelunghe, che invece di portare il cavallo a casa per prendersene cura (come nel racconto di Astrid Lindgren), è entrata in scena ed è diventata lei stessa il cavallo. Da giovane e arrabbiata attivista ambientalista ha inizialmente ricevuto un notevole sostegno sociale, in parte grazie alla sindrome di Asperger con cui lotta, che ha conferito al suo personaggio una sorta di autenticità e di empatia pubblica. Poiché quella sindrome è anche causa da comportamenti ossessivi e ripetitivi in ambiti di interesse ristretti, il suo comportamento si è sposato bene con il suo profondo impegno per le questioni ambientali, aiutandola a permanere concentrata sulla lotta. Ora si scopre che ha anche posto Hamas nelle condizioni di darle un passaggio. All’interno della Flottiglia, Greta non rappresenta soltanto un simbolo, bensì un propulsore strategico. La sua presenza rafforza infatti l’influenza sui media e consente un accesso informale a gruppi che altrimenti non avrebbero alcun legame con Hamas. In questo modo, la giovane attivista svedese funge da fondamentale collegamento in una complessa campagna mediatica contro Israele.
LO YACHT DEI SELFIE
Nel corso degli anni, l’immagine di Greta ha suscitato reazioni in tutto il mondo, dall’ammirazione allo scherno. Nella sua nativa Svezia, è considerata un modello e un esempio di autentico attivismo, mentre altri si sono invece stancati di lei. Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, l’ha descritta come una «persona strana» e una «giovane donna arrabbiata», suggerendole di seguire un corso di gestione della rabbia. Lo scorso mese di giugno, nella flottiglia Madeleine l’immagine di Greta Thunberg ha assunto ulteriori sfumature. Poco prima che l’imbarcazione venisse fermata dalla Marina militare israeliana e condotta nel porto di Ashdod, gli attivisti della nave hanno posato per una foto con le mani alzate e hanno annunciato: «Se vedete la foto, siamo stati rapiti in mezzo al mare». Dopo che la nave era stata portata a riva e l’equipaggio era sano e salvo, a una successiva perquisizione effettuata dalle autorità dello Stato ebraico all’interno dell’imbarcazione non sono stati praticamente rinvenuti generi alimentari o farmaci da consegnare alla popolazione civile assediata nella striscia Gaza, la Madeleine è stata quindi soprannominata lo «yacht dei selfie». Poi, come se tutto questo non bastasse, Greta è stata anche fotografata con un gilet rosso e un cappello verde, sorridente mentre un soldato dell’esercito israeliano le porgeva un panino e una bottiglia d’acqua. Il momento culminante è stato quando la Thunberg è stata onorevolmente deportata dallo Stato di Israele a bordo di un velivolo ad alto contenuto di carbonio.
LA PROSSIMA GENERAZIONE
A Gerusalemme il Ministero degli Esteri considera la gestione della precedente flottiglia un successo. Le decisioni, vi si afferma, sono globali e prese in collaborazione con il Consiglio di sicurezza nazionale, il portavoce delle forze armate e altri organismi, nel rispetto del principio dell’univocità della comunicazione. Ciò richiede una disciplina rigorosa, comunque sta fornendo risultati sul campo. L’idea non è quella di gonfiare la flottiglia, ma al contrario di sgonfiarla, ricorrendo a un trattamento mediatico come nel caso di Greta e del panino. È possibile che si stia consolidando un’abile linea propagandistica, tuttavia il quesito che insorge e se funzionerà anche in preparazione della flottiglia in partenza domenica prossima, che, come accennato, aspira a essere la «madre di tutte le flottiglie» La sfida stavolta è molto più complicata, non solo a causa della situazione politica israeliana, ma anche per il numero di navi in arrivo, che porrà una sfida difficile sui piani militare e dell’intelligence. L’ex comandante della Marina militare israeliana, il generale di divisione Yedidia Yaari, afferma al riguardo che non esiste una soluzione forzata per gestire una flottiglia di decine di imbarcazioni.
«LASCIATELI FARE»
«Si tratta di gestire imbarcazioni civili – prosegue Yaari -, non di entità che ci hanno dichiarato guerra o di organizzazioni terroristiche riconosciute. Non ha senso cercare di catturare una, due o tre imbarcazioni, sarebbe come inseguire uno stormo di droni, dove alcuni riusciranno a fuggire. Quindi, se vogliono portare aiuti a Gaza, per favore, lasciateli fare. In questo caso, dovremmo assicurarci che esibiscano i loro aiuti al mondo intero, invece di cercare di dar loro la caccia dovremmo lasciarli avvicinare e ridicolizzare l’intera operazione. Questa è la soluzione più elegante, perché tutto il resto comporterebbe un approccio più violento, che danneggerebbe ulteriormente l’immagine di Israele, facendola apparire anche stupida agli occhi del mondo». Le argomentazioni del generale Yaari corrispondono all’approccio israeliano finora adottato. Tuttavia, esiste una ricetta per affrontare la flottiglia sul campo, ma non il fenomeno che simboleggia: mentre le flottiglie precedenti erano limitate principalmente ad attività locali o regionali, quella attuale mette insieme attivisti provenienti da tre continenti e si funziona grazie a un coordinamento logistico avanzato che include Barcellona come hub europeo e il porto di Tunisi quale porta d’accesso all’Africa, un centro logistico e un centro di coordinamento delle comunicazioni. A ciò si aggiunga la partecipazione di delegazioni della regione dell’Asia Pacifico, composte da attivisti provenienti da India, Indonesia e Malesia. In breve, un balzo in avanti.
COMPRENDERE IL FENOMENO
È impossibile capire la flottiglia e le forze che la sostengono senza comprendere il ruolo delle organizzazioni islamiste. Come illustrato in precedenza, il movimento dei Fratelli Musulmani, di cui Hamas fa parte, opera attraverso una rete globale di organizzazioni. L’attuale flottiglia per Gaza coinvolge attivisti di organizzazioni affiliate all’IHH turco e all’organizzazione Islamic Relief Worldwide (IRW). Per Israele, il coinvolgimento dell’IHH nei preparativi e nel coordinamento costituisce un problema politico e di sicurezza a causa del contesto turco, che ora assume un significato ancora più significativo a seguito del coinvolgimento nell’attività di Bilal Erdoğan, figlio del presidente turco Recep Tayyip. Egli negli ultimi anni ha intensificato la sua attività e la sua retorica in favore di Gaza allo scopo di rafforzare la propria visibilità pubblica, quale parte di una strategia a lungo termine per succedere al padre al vertice del Paese. Sebbene stavolta la Turchia non sia direttamente coinvolta nell’invio di navi e attivisti, la flottiglia rappresenta un’opportunità per presentare una presenza internazionale e affermarsi come figura centrale nell’arena islamica globale.
SFIDE POSTE DALLE DINAMICHE MEDIATICHE
Le dinamiche che avranno luogo sul piano mediatico a causa della flottiglia per gaza saranno impegnative. Le navi sono dotate di telecamere e le trasmissioni in diretta raggiungeranno decine di paesi, dunque, qualsiasi progresso o ritardo verrà trasmesso in tempo reale e sfruttato per esercitare pressioni pubbliche. Si prevede che la partecipazione di celebrità incrementerà l’impatto e la popolarità dell’evento. Israele saprà gestire saggiamente la flottiglia e lo tsunami civile che essa simboleggia?



