ENERGIA, metano. Emissioni: l’Italia fa scuola: presentato il rapporto degli Amici della Terra

Le emissioni di metano in Italia, provenienti dalle filiere del gas naturale e petrolio si sono già ridotte del 72% dal 1990, passando da un valore iniziare di 358 kt di metano nel 1990 a circa 98 kt nel 2024

Roma, 20 maggio 2026 – È stato presentato ieri a Roma il rapporto redatto dagli Amici della Terra. Si tratta de “L’attuazione in Italia del Regolamento (UE) 2024/1787 sulle emissioni di metano del settore energetico”. L’evento è stato occasione per un confronto sul regolamento UE sul metano in un momento cruciale sia a livello nazionale che europeo.

L’ESPERIENZA MATURATA IN ITALIA

Monica Tommasi, presidente dell’associazione ha introdotto l’evento affermando che «l’esperienza dell’Italia mostra che l’attuazione del Regolamento è possibile nell’Unione europea, e nel caso italiano è stato fondamentale l’impegno delle imprese interessate, l’azione del MASe e il ruolo gli ambientalisti. Oggi la principale sfida della UE nell’attuazione del Regolamento è quella di dare risposte pragmatiche alla nuova crisi nella sicurezza degli approvvigionamenti energetici senza compromettere gli sforzi per la riduzione delle emissioni di metano del settore energetico sia a livello interno che a livello internazionale». Lea Pilsner (Director Energy Policy per Environmental Defense Fund Europe) ha altresì sottolineato come l’Italia «abbia compiuto passi importanti per portare avanti l’attuazione del Regolamento UE sulle emissioni di metano, anche per quanto riguarda le autorità competenti e le sanzioni».

REGOLAMENTI EUROPEI E SANZIONI DI BRUXELLES

«La fase successiva è la realizzazione concreta – ha al riguardo proseguito la Pilsner -, questa non avverrà da sola: richiede un presidio politico costante per garantire che le norme vengano applicate in modo credibile e prevedibile. Con una rigorosa applicazione, dati chiari e un’applicazione coerente, l’Italia può contribuire a definire un punto di riferimento per un’attuazione efficace in tutta l’Unione europea». Il rapporto illustrato da Carlotta Basili, membro della direzione nazionale Amici della Terra, evidenzia che le emissioni di metano in Italia, provenienti dalle filiere del gas naturale e petrolio si sono già ridotte del 72% dal 1990, passando da un valore iniziare di 358 kt di metano nel 1990 a circa 98 kt nel 2024. Ma le emissioni di metano legate alla produzione del gas naturale e del petrolio importati in Italia possono essere stimate, sulla base dei dati IEA, tra 769 e 875 kt di CH4, un valore di un ordine di grandezza superiore alle circa 93 kt di emissioni di metano delle filiere oil&gas in Italia.

RIDUZIONE DELLE EMISSIONI

Sempre la Basili ha ricordato che «le emissioni di metano hanno nel breve periodo, venti anni, hanno un impatto climalterante ottanta volte superiore a quello della CO₂ e che gli interventi di riduzione delle emissioni negli impianti oil & gas in molti casi si ripagano con il gas naturale recuperato». Anche Valeria Di Biase (methane scientist di Environmental Defense Fund) ha sottolineato come «il rapporto di Amici della Terra mostri un importante cambiamento in Italia, passando dagli impegni alle prove» e questo risulta fondamentale, poiché «il Regolamento sul metano dipende in ultima analisi da dati solidi, verifica e trasparenza. La priorità ora è garantire che le informazioni siano coerenti, accessibili e esigibili nella pratica. Un quadro sanzionatorio credibile gioca un ruolo centrale in questo contesto, non come punizione, ma come meccanismo che trasforma gli obblighi di rendicontazione in riduzioni reali e durature delle emissioni».

IN ATTESA DELLA GRAZIA

Francesca Di Macco (focal point del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per il Regolamento, ha confermato che anche nei tavoli europei cui l’Italia partecipa, viene riconosciuto il ruolo d’avanguardia che sta assumendo il Paese. L’esponente del MASe ha aggiornato sugli attesi provvedimenti della Commissione che stanno ritardando le attività. In particolare, arriverà il prossimo 5 giugno l’incarico agli enti normativi tecnici europei la definizione delle procedure standard che gli operatori devono seguire per le verifiche delle emissioni involontarie. Confermata la volontà della Commissione di concedere un periodo di grazia di tre anni sulle sanzioni per chi non avrà adempiuto a quanto previsto dal Regolamento. Anche Giuliana Rotta (Proxigas) ha sottolineato l’urgenza di dare certezza al settore soprattutto per l’aspetto import, perché in questa fase di crisi energetica è difficile per gli operatori del gas trovare materia prima che rispetti i limiti emissivi del regolamento europeo.

NECESSARIA CERTEZZA PER IL MERCATO

Infatti, gli importatori devono dimostrare che le forniture dal 1 gennaio 2027 vengono da fonti equivalenti a quelle dei paesi europei. Gli importatori non possiedono strumenti per premere sui produttori. Mancano ancora norme tecniche che determinano un quadro di incertezza che non favorisce la stipula dei contratti. La sicurezza richiede flessibilità, ma la Commissione sembra aver rimandato le soluzioni agli stati membri. Daniela Lo Bosco (direttore di Assogas), ha richiamato «l’urgenza di approvare la designazione delle Autorità competenti che potranno soprattutto aiutare le imprese più piccole, meno dotate di risorse, anche per rispondere a quesiti e avere soluzioni praticabili». Anche ad avviso di Francesco Vitolo (settore energia di Utilitalia) «avere le autorità competenti potrà accelerare l’impegno sul Regolamento. Certo il sistema è complesso e certamente le sanzioni al 10% per certe imprese di minori dimensioni, possono avere impatti che magari aziende più grandi sono in grado di affrontare».

OTTIMIZZARE I PROCESSI OPERATIVI

Stefano Cagnoli (direttore generale del CIG) ha sottolineato l’importanza della standardizzazione al fine di «rendere i dati sempre più omogenei e confrontabili e quindi utili per le migliori scelte future per ottimizzare i processi operativi». CIG ricorda comunque che l’80% circa delle emissioni complessive di metano in atmosfera sono dovute al settore zootecnico e agli impianti di depurazione. Per questo lo sviluppo delle tecnologie per la produzione di biometano potrà essere una via attraverso la quale, in una logica di economia circolare, questa risorsa potrà essere messa a disposizione e non dispersa». Proprio in queste settimane ha preso avvio al Senato l’esame del disegno di legge AS1836, collegato alla legge di Bilancio, contenente disposizioni relative alla designazione delle autorità competenti e alla definizione della disciplina sanzionatoria del Regolamento.

IMPORTAZIONE E CONTRATTI

In conclusione dell’evento, per mitigare l’impatto dei limiti emissivi sui contratti di importazione esistenti, Alessandro Noce (direttore generale Mercati e Infrastrutture energetiche del MASe), ha richiamato «le difficoltà nel mantenere l’equilibrio tra obiettivi ambientali e sicurezza energetica. Gli operatori devono essere pronti a utilizzare il “periodo di grazia” di tre anni proposto dalla Commissione per gestire la coda dei contratti in essere e rinegoziarli in modo da raggiungere la conformità in modo graduale. La posizione della Commissione è però chiara, il Regolamento va avanti ma con tutte le flessibilità che sarà corretto utilizzare».

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