IMPRESE, ricerca e tecnologie. Innovazione e valore derivanti dal technology transfer

Nel pomeriggio di ieri alla Sala del Refettorio della Camera dei Deputati a Roma, è stato presentato un modello integrato elaborato ai fini del potenziamento dei trasferimenti tecnologici dalla ricerca all’industria. Nel corso dell’evento sono intervenuti rappresentanti delle Istituzioni, del mondo della ricerca, delle imprese e dell’economia. Si tratta di una serie di attività poste in essere anche grazie alla copertura finanziaria garantita dal programma Proof of Concept, nell’ambito del quale lo stanziamento di sette milioni di euro ha consentito la registrazione di 950 brevetti, l’attivazione di 80 laboratori e 9 spinoff, oltre a infrastrutture di ricerca, best practice e innovazioni nel settore delle tecnologie nucleari, energetiche e ambientali. Tuttavia, un razionale sviluppo che ottimizzi investimenti e competitività ai fini dello sviluppo di tecnologie deve basare su di uno spirito strategico comune a chi della sinergia si rende partecipe. Di risulta – e questo è stato uno degli spunti di riflessione del convegno -, industria e ricerca non dovrebbero «parlare lingue diverse» e competere per l’attribuzione delle risorse disponibili. Inoltre, andrebbero affrontate alcune criticità di fondo, quali quella relativa al deficit di competitività (anche) derivante da alcune imprese che non si approcciano adeguatamente ai risultati della ricerca. Di seguito un dettagliato resoconto dell’evento e l’annessa registrazione audio degli interventi dei relatori (A805-22SET26)

Roma, 23 settembre 2026 – Sette milioni di euro stanziati nell’ambito del programma Proof of Concept, 950 brevetti, 80 laboratori, 9 spinoff, infrastrutture di ricerca uniche in Italia, best practice e innovazioni di successo nel campo delle tecnologie nucleari, energetiche e ambientali, questo è quanto illustrato nel[…]

ECONOMIA, analisi e ricerche. Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026

I risultati dell’indagine condotta da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi sono stati presentati quest’oggi. Individuate le tre dimensioni del fenomeno: si tratta di tecnologia, consapevolezza e disciplina. Più della metà degli intervistati (56 per cento) risparmia, con una propensione media dell’11,9% del reddito. Il risparmio è ritenuto indispensabile dal 28% degli intervistati, ai massimi della serie storica. Tra le motivazioni dichiarate prevale la prevenzione (40%) sebbene cresca pur per piccoli numeri anche il risparmio destinato a investire (6%). Il ratio di avversione al rischio ha raggiunto il record di 33,6 (era 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017). I più restii sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (84,0), per le cicatrici degli shock vissuti negli anni della formazione. Si tratta infatti della generazione degli «scarring multipli», ossia il sovrapporsi di ferite profonde come la pandemia, il trauma inflazionistico, le crisi geopolitiche, che li vede sì, informati, tuttavia incapaci di tradurre il sapere in fiducia. In ogni caso, malgrado la volatilità nel 2026 gli intervistati che dichiarano di aver acquistato obbligazioni, azioni e fondi negli ultimi dodici mesi superano i venditori, mentre il risparmio gestito registra la soddisfazione più alta tra le asset class. La casa permane il fulcro della ricchezza familiare, poiché pesa per due terzi del patrimonio medio, stimato in circa 320.000 euro, con il 79% degli intervistati vive in abitazioni di proprietà. La previdenza complementare resta invece ferma al 22%, mentre si riscontra una polarizzazione per quanto concerne la relazione tra risparmiatori e tecnologia, un quadro dal quale emerge la sfiducia negli strumenti digitali. La visione generale è dunque quella di un sistema ancora ibrido, nel quale strumenti innovativi e relazioni incardinate nella banca tradizionale coesisteranno a lungo