AUTOMOTIVE, crisi industriale. Oggi tavolo al Mimit con il ministro Adolfo Urso (1)

Ad avviso di Ferdinando Uliano e Stefano Boschini, rispettivamente segretario generale e coordinatore nazionale della Fim Cisl, «occorre un piano industriale straordinario per salvare filiera e occupazione», dunque, «il Governo intervenga su costi energetici, ammortizzatori e aumenti le risorse per il settore»

Roma, 14 luglio 2026 – Fim Cisl Nazionale rende noto che ha avuto luogo oggi alla presenza del ministro Adolfo Urso, presso il Ministero dell’Industria e del Made in Italy, il tavolo sul settore automotive a cui hanno preso parte Istituzioni, aziende e sindacati. «A esso abbiamo ribadito l’urgenza di un piano industriale straordinario per tutelare la filiera e l’occupazione – dichiarano al riguardo Ferdinando Uliano e Stefano Boschini, dirigenti sindacali del comparto metalmeccanico della Cisl -, per fronteggiare una crisi strutturale che dura da anni, occorre semplificare il quadro normativo sulla CO₂ e potenziare massicciamente le risorse europee e nazionali, spostando finalmente il baricentro dei finanziamenti dal sostegno alla domanda di consumo al supporto diretto della capacità produttiva delle imprese, per difendere l’occupazione e gli stabilimenti italiani».

IL NODO STELLANTIS

Sul fronte Stellantis, Fim Cisl ritiene che il cambio di passo della nuova dirigenza del gruppo industriale debba concretizzarsi in tutti gli stabilimenti italiani, Cassino e Termoli inclusi. «È necessario che immediatamente gli impegni si concretizzino – sottolineano i sindacalisti Fim -, è prioritario accelerare predisponendo e concretizzando il piano per i nuovi modelli Alfa Romeo e Maserati a Cassino e mantenere il progetto di produrre batterie nel nostro paese, non abbandonando il progetto in futuro di una gigafactory aTermoli. Parallelamente, data la complessità della transizione, il Governo deve garantire la continuità degli ammortizzatori sociali per tutta la durata del processo, superando i limiti attuali della cassa integrazione che stanno già penalizzando i lavoratori».

PERDITA DI COMPETITIVITÀ

Proseguono i due dirigenti sindacali: «La perdita di competitività del sistema Paese viene poi ulteriormente aggravata dal costo dell’energia, che è doppio rispetto ai concorrenti europei. Questo scenario rischia di forti difficoltà mette sotto pressione la filiera della componentistica e delle piccole e medie imprese, già duramente colpite dalla crisi dell’auto tedesca e dai conseguenti processi di internalizzazione dei grandi costruttori. Per evitare una desertificazione industriale e occupazionale senza precedenti, la Fim Cisl esorta il Governo a incrementare le dotazioni finanziarie per il sistema industriale dell’auto, unitamente a un’azione a livello europeo volto a costruire un fondo specifico comunitario per il settore, che sia in grado di difendere gli stabilimenti e l’occupazione».

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